venerdì 15 settembre 2017

"I went out in the storm and I'm never returnin"

KATIE CRUTCHFIELD - WAXAHATCHEE

"Rock’s Not Dead, It’s Ruled by Women": era questo il titolo decisamente eloquente di un approfondito speciale che, un paio di settimane fa, il New York Times ha dedicato a una serie di band guidate o interamente composte da donne (compreso una specie di articolo/documentario davvero spettacolare). Al centro di questo speciale, tra nomi come Sheer Mag, Diet Cig, Downtown Boys e Soccer Mommy, c'era una doppia intervista a Katie e Allison Crutchfield, sorelle che ormai da un decennio ci regalano dischi strepitosi, prima nei P.S. Eliot, poi come Swearin e ora come Waxahatchee, la prima, e con una più che promettente carriera solista la seconda.
Questa sera, al Mattatoio Club di Carpi (MO) avremo la fortuna di vedere queste due musiciste sul palco assieme. Se amate l'indie rock si tratta di un double bill imperdibile. Allison sta portando in giro il primo disco a suo nome, uscito all'inizio di quest'anno (a suo tempo qui sul blog gli avevo dedicato non poche lodi). I Waxhatchee presentano invece il nuovo Out In The Storm, pubblicato da Merge, album che ha raccolto consensi unanimi e che rappresenta senza dubbio la sua opera migliore e più compiuta. Un disco che trabocca urgenza, passione e combattività: qualcosa di cui l'indie rock ha oggi un gran bisogno.
Intorno a un palco tutto femminile tanto agguerrito, tre uomini a mettere dischi prima e dopo i concerti potrebbero ritrovarsi presto con le spalle al muro: a Fabio "Glamorama" Merighi, Giovanni "The Worst Taste In Music" Papalato e al sottoscritto il compito di riempire il dancefloor del Matta con una "storm" di sorrisi, cuori e brindisi.  Ci si vede a banco!



mercoledì 13 settembre 2017

I wear my heart upon my sleeve

Lali Puna - Two Windows

"Where will we go, after today? / Where will we go, after all?"
Sembrano due versi innocenti e semplici. Arrivano da Wear My Heart, canzone quasi al centro di Two Windows, il primo album dei Lali Puna dopo oltre cinque anni di assenza, a sette da Our Inventions. Ma l'altro giorno leggevo un'intervista in cui la cantante Valerie Trebeljahr dava, alla fin troppo esplicita domanda intorno a come mai Markus Acher (The Notwist, 13&God...) fosse uscito dalla band, una risposta in due parole secche: "We separated". E il gelo d'improvviso scendeva su tutti i giornalisti musicali del mondo, sui blogger, sulle riviste, sui synth abbandonati negli studi, sui dischi nei negozi e su quelli negli hard-disk.
"I wear my heart upon my sleeve / It's like an open book to you".
La cosa ironica è che la musica dei Lali Puna è perfetta per questo gelo del cuore e delle parole: custodisce da sempre glitch e sussurri, imperscrutabili silenzi digitali e palpitanti abbracci, buio siderale e piccole trepidanti fiamme portate in palmo di mano. Il genere fuori moda di cui i Lali Puna sono stati tra i principali alfieri, l'indietronica, ha rappresentato per un certo periodo storico l'incredibile compimento di un'utopia: la migliore, fino a quel punto, sintesi di artificiale e umano. Ingenua, forse come ogni utopia, ma se non altro positiva e vitale. Fradicia di malinconia, ma produttiva.
"All things will change / All things must change" (Wonderland).
Qualcosa forse si è spezzato, e la strada intrapresa oggi dai Lali Puna deve avere richiesto coraggio e molta dedizione. La Trabeljahr considera questo disco la sua "emancipazione", il frutto del lavoro di una madre single che ha deciso di non subordinare e abbandonare la propria arte alle fatiche quotidiane. Non capisco bene perché il comunicato che accompagna questo nuovo disco voglia presentare Two Windows solo come votato "a more dancefloor-friendly sound". Io credo sia il contrario: l'atmosfera generale mi appare sospesa, rarefatta, a tratti oscura. Certo ci sono bei momenti con una spedita cassa dritta (Birds Fying High la mia preferita), ma sono gli spazi dilatati della title-track o di Bony Fish (con Mary Lattimore), per esempio, a segnare più in profondità il tono generale. Mentre il pop come lo sanno fare i Lali Puna emerge bene nella sorprendente cover dei Kings Of Leon The Bucket o nel singolo Deep Dream, che invece cita Kylie Minogue.
"Time to sit here / and watch the world go mad / I'm asking for a break / I'm asking for some rest" (Her Daily Black).
Questa potrebbe apparire, al tempo stesso, una resa e una preghiera. Una confessione che non potrebbe essere più intima. La voce di Valerie Trebeljahr, mai così vicina come in questo momento, subito prima di frantumarsi in mille fragili frattali è un sussurro dolcissimo, e mi arriva addosso in tutta la sua impalpabilità. Quante volte ho pronunciato un'identica frase. Eppure, nonostante tutto, nonostante i colori crepuscolari che hanno sempre avuto per me questi suoni, io voglio credere che l'ultima parola ce l'abbia la luminosa canzone messa a conclusione dell'album:
"If you ask me / I would take your hand and say / carry your head up high".







sabato 9 settembre 2017

All we do is wait for someone

Guggi Data - Pop/Rock

Le stagioni salvate dalle canzonette, dalle chitarre vorticose, dai battiti veloci e irruenti. Non importa più quali erano i nostri buoni propositi, quale nuovo inizio credevamo di riuscire a intraprendere: “The heart is on restart, and I speak so to speak, but there’s nothing in me” (Recall). Si dice a volte che le canzonette siano vuote, e le canzonette di Guggi Data parlano proprio di vuoto, frasi secche fatte di parole che sembrano suonare vuote, di tempo vuoto che scivola via: “Time takes its toll, I don’t know where to go” (Descending). Un vuoto capace di dissolvere ogni forza di volontà (Willing To Lose) e il senso delle cose di tutti i giorni (Korea Blues). Anche nei momenti più euforici e irragionevoli c’è sempre un’ombra che sembra calare apposta a prosciugare ogni sentimento: “Sharing dreams, I want it all, it’s a selfless kind of thing” (All There Is). L’amore è un’opzione abbastanza indifferente, che in fondo si può abbracciare senza troppo coinvolgimento: “Baby I like your style, you’re so cool, maybe I love you” (Baby). Alla fine il giudizio è impietoso, e nessuno sembra salvarsi: “I’m not free, and you’re just a fool” (900).
Eppure, o forse, proprio per tutto questo, Pop/Rock è uno di quei dischi che ti salva dalla fine dell’estate, che ti scaraventa addosso "Svezia, chitarre supersoniche e malinconia" (come si diceva, stupiti ed entusiasti, qualche mese fa), e che sa scintillare di riverberi e fragorosi feedback, tipo My Bloody Valentine epoca Sunny Sundae Smile, tanto per citare un esempio aulico, oppure i Velocity Girl e i Rocketship, per fare sempre quelli twee, anche se ogni tanto l'album si concede momenti più pomposi e spavaldi, quasi Brit. Gustav Data Andersson, già nei Makthaverskan e nei Westkust, prende tutto quello che gli manca, il tempo e le parole, e da lì riesce a tirare fuori le sue canzonette "pop/rock", proprio come dice il titolo, semplicemente, perché sa bene che soltanto con quelle si salva la fine di un'estate.




giovedì 7 settembre 2017

Quarantenna 1 Festival: i quarant'anni di Radio Antenna 1!


Questa settimana dalle parti di Modena succedono un sacco di cose belle se vi stanno a cuore le radio indipendenti e la buona musica. Radio Antenna 1 infatti compie quarant'anni e sta celebrando il notevole traguardo con un nutrito programma di concerti, dj set ed eventi, il Quarantenna1 Festival.
Oltre a una maratona di trasmissioni con tutte le voci storiche della frequenza, sono in calendario anche alcune serate live imperdibili.
Domani verso le 21, all'Area Feste di Fiorano Modenese, un bel po' di storia del punk emiliano con Paolino Paperino Band e Lomas assieme sul palco (ma immagino che ci saranno parecchie sorprese) e a seguire il dj set che farà rivivere per una notte il leggendario Oasis Club.
Sabato alle 17, presso Casa Corsini, inaugura la Fonoteca Soneek Room, dedicata alla memoria di Massimiliano "Soneek Max" Teneggi, conduttore, dj e instancabile promotore e divulgatore della musica, dalle frequenze di Antenna 1 e dalle consolle di mezza regione. Max ci manca dal 2010 e questa iniziativa mi pare che gli renda omaggio nel modo più giusto.
Poi sabato sera, ancora live, a partire dalle 20 con Julie's Haircut, MOOD, Giancarlo Frigieri e Fabrizio Tavernelli.
Infine domenica, si trasferisce dentro Quarantenna1 anche il festival Meeting People Is Easy, curato da Youthless Fanzine e arrivato alla nona edizione. Headliner Bruno Belissimo, e prima di lui Gazebo Penguins, Tobjah, Catalog (di prossima uscita su La Barberia Records!) ed Her Skin.
Se volete conoscere un po' meglio la storia di Antenna 1, nata nel lontano e cruciale 1977, e quanto sia stata importante per la musica qui in pianura. sulla pagine facebook trovate una bella serie di video, con ospiti come Gianni Maroccolo, Julie's Haircut e Damir Ivic che la raccontano molto bene. Ci si vede a banco!



martedì 5 settembre 2017

"This is a love song, and you're getting older"

LCD Soundsystem - American Dream

Il primo pezzo è Suicide, il secondo Talking Heads. Come se James Murphy volesse stendere un piano cartesiano su cui proiettare il nuovo disco. Il primo pezzo è una canzone d'amore, insolitamente concisa, quasi evasiva per il verboso cantante newyorkese; il secondo è il consueto fiume in piena, e dentro travolge il suo interminabile monologo interiore ("Your head like a block / Stuffed with unwritten letters to some / Far away friends"), le sue amare analisi ("You can't be believed / And you cannot believe what you are told") e il bisogno di essere rassicurato ("You’re still a pushover for passionate people"). L'ultimo verso del primo pezzo si affaccia sul sotterraneo tema della morte che filtra da tante strofe di American Dream. Il secondo si conclude con l'assoluzione ricevuta da David Bowie in persona: "You're just a baby now / You should be uncomfortable". Amen.
Ma James Murphy è troppo bravo a disseminare punti e coordinate, a occupare per intero quel piano cartesiano, e al tempo stesso a tirarsi indietro, a dire che siamo invecchiati e che forse è troppo tardi. Un gesto che potrebbe essere quasi definito il marchio di fabbrica degli LCD Soundsystem. Un gesto che non smetterà mai di procurare interminabile piacere ai critici musicali, e che secondo Chris Richards sul Washington Post elegge Murphy a "Huey Lewis della nostra generazione": AH!
Più avanti nella scaletta puoi trovare le coordinate per qualunque icona venga considerata rilevante nell'universo Murphy: New Order, Liquid Liquid, Gang Of Four, Pere Ubu, Kraftwerk, chitarre acide e cosmiche, synth da film horror, dance e punk, aggiungi a piacere. Tutto si attraversa e tutto si custodisce nella musica e nella geometria degli LCD Sounsdystem. Beat squadrati e bassi poderosi che sorreggono la più plateale malinconia: "I used to dance alone on my own volition / I used to wait all night for the rock transmissions" (chi apprezzerà questa battuta è un cliente assicurato). E al tempo stesso, una drum machine che non potrebbe essere più minimale fa volare come niente archi e cori, e accende il sentimento più epico di tutto il disco: "You can't fight that feeling / That your one true love is just awaiting your big meeting".
L'ansia che mette in moto il nuovo album è l'ansia che spinge Murphy a dover trovare una ragione all'esistenza stessa dell'album, dopo lo scioglimento della band e la gloriosa uscita di scena del 2011 al Madison Square Garden. Ed è proprio da questa posizione nevrotica che scaturiscono le più scoperte confessioni di Murphy: "I've just got nothing left to say / I'm in no place to get it right / And I'm not dangerous now / The way I used to be once". Chiamalo, se vuoi, narcisismo. Ma è un narcisismo che sa trasformarsi ("you can change your mind!"), riciclarsi dentro un discorso fertile e niente affatto arido.
Per un paio di passaggi in cui Murphy rivela qualche prima senile debolezza moralista ("Oh good gracious / I sound like my mom"), abbiamo intere canzoni di magnifica e consolatoria affermazione, agitata e ostinata affermazione dell'autore di Losing My Edge, ancora qui, combattivo e vitale come non mai: "I'm a reminder / The hobbled veteran of the disc-shop inquisition / Set to parry the cocksure of mem-stick filth / With my own late era middle-aged ramblings". Sì sì, ramblings. Ma vengano pure, quei lontani "kids coming up from behind", oggi diventati "bullying children of the fabulous / raffling off limited-edition shoes", ci tradiscano pure gli amici di un tempo (l'impietosa How Do You Sleep per l'ex compare Tim Goldsworthy): James Murphy ha dimostrato di essere ancora in piedi, il lucido misantropo emotivo che amiamo, e magari non interesserà più a nessuno, o meglio: non sarà più cool trovarlo interessante come nel 2001, ma dentro American Dream la sua musica pesta forte e intelligente come sempre.

(mp3) LCD Soundsystem - Tonite

venerdì 1 settembre 2017

The echo of pleasure can’t return

The Pains Of Being Pure At Heart - 'The Echo Of Pleasure'

La vita non assomiglia quasi mai a una commedia di John Hughes, e anche se a volte sembra un'ingiustizia, non credo che reggerei quella tensione. Tutti quei momenti agrodolci, le lacrime e un sorriso, la certezza che il tempo ormai è passato e non ritorna, l'abbiamo avuto, è stato nostro e bellissimo ma non ritorna. Crescere, maturare, appianare tutto, trovare l'amore e intanto la canzone giusta - sempre la canzone giusta - che parte sotto. La vita, per fortuna, non è quasi mai così. Inciampiamo, sbagliamo l'entrata, l'amore non è rosa, le battute migliori ci vengono in mente troppo tardi.
Invece, la musica dei Pains Of Being Pure At Heart, che lungo questi quattro album è cambiata, e dai frenetici stridori di feedback degli inzi si è trasformata parecchio, ora riesce quasi a farti sentire come se la vita potesse davvero assomigliare a una commedia di John Hughes. Il nuovo The Echo of Pleasure è senza dubbio la loro prova più Eighties di sempre. Suoni pieni, carichi di synth, fiati, cori, chitarre vistose, vivide. All'irruenza adolescenziale si è sostituita una cura meticolosa nelle atmosfere che Kip Berman costruisce in studio.
L'immagine di un film di Hughes mi è venuta verso metà scaletta, quando sulla mia preferita, Falling Apart So Slow, è stato spontaneo canticchiare i Simple Minds più plateali. A quel punto, non era più difficile immaginare singoli come When I Dance With You o Anymore in mezzo a una di quelle compilation in cassetta con Human League, A-ah, Ultravox o ABC. Oppure la voce di qualche personaggio di Molly Ringwald sostituire quella di Jen Goma in strofe come "If you don’t lose your breath for the things you believe / How can you know if you really do" (So True).
La capacità dei TPOBPAH di far planare con la massima naturalezza testi semplicissimi che però traboccano inconsolabile mestizia sopra musiche spensierate, da ballare nel più classico dei "breakfast club", raggiunge qui nuovi livelli di crudeltà, altro che "pure at heart".
"Summer comes and summer dies / Kiss me like we’re half alive / Say what I already know / Take my hand, we’re falling apart so slow". E con questo arriviamo alla data di uscita dell'album, un primo settembre che è sempre il vero inizio dell'anno, il commiato dall'estate (the pains!) che ti lascia quel nodo in gola così indiepop.



giovedì 31 agosto 2017

Indiepop jukebox: il riassunto delle puntate precedenti (1)

Davvero è già il 31 agosto? Anche le vostre vacanze sono volate? Non avete idea di cosa parlano tutti i siti e le webzine? Non capite i meme? E di chi cavolo sono questi dischi nuovi?
Prima di ripartire con la nuova stagione, un rapido recap per annotarmi qui alcune uscite interessanti che mi erano sfuggite nelle scorse settimane, e che torneranno buone per le prossime playlist.


Annie Hart, una delle tre dolcissime Au Revoir Simone, avrebbe potuto regalarci una delle colonne sonore di questa estate 2017 con il suo debutto solista Impossible Accomplice. Il disco arriverà soltanto il prossimo 15 settembre, ma intanto via Bandcamp si possono ascoltare già tre anteprime che promettono bene: synth pop malinconico ed elegante, come prevedibile, ma con quella punta di accentuata asprezza che ce la fa amare ancora di più.




Makthaverskan - In My Dreams
Nel sole a picco di Ferragosto arrivava l'annuncio del nuovo e atteso album degli Makthaverskan. Il terzo lavoro della band di Göteborg è stato prodotto da Hans Olsson Brookes, già collaboratore di nomi pesanti come Timo Räisänen e Division Of Laura Lee, oltre che dei nostri cari The Sun Days. I Makthaverskan, che vedono al loro interno componenti di Westkust e Guggi Data (su cui torneremo presto), anticipano l'uscita di III (ovviamente su etichetta Luxury) con l'epico singolo In My Dreams: "Oh I wasted it again, and now there's nothing left". Ecco lo sapevo che anche quest'estate finiva così.




 Wild Ones - Paresthesia
Il comunicato che presenta il nuovo singolo dei Wild Ones suggerisce "For fans of Chairlift and Alvvays". La formuletta è accattivante, mentre si ascolta questa nuova Paresthesia non te la levi dalla testa, e la voce di Danielle Sullivan è perfetta per questo seducente indiepop dalle atmosfere sintetiche. Come la band di Portland ha raccontato a Nylon, "Paresthesia refers to a time in my life when anxiety was ruling my mind. I was withdrawing from friends, wasn’t leaving my house, and had stopped engaging with the world outside. The song explores strained love in the context of manifested fear". Insomma, perfetto per questa fine stagione. L'album Mirror Touch arriverà a ottobre su Topshelf.




Car Seat Headrest – War Is Coming (If You Want It)
"This is a song about not murdering people": Will Toledo, meglio noto come Car Seat Headrest (già autore del mio disco dell'anno 2016) presenta semplicemente con queste parole il suo nuovo singolo, il cui ricavato viene devoluto al Transgender Law Center. Non è dato sapere se War Is Coming (If You Want It) sia una prima anticipazione del suo prossimo album, ma intanto godiamoci il suo consueto impeccabile stile, qui un po' più asciutto e conciso rispetto ad altre prove, e soprattutto parecchio appassionato: "reach out your hands / and save someone's life / because war is coming / if you want it".




Milk Teddy -  Time Catches Up With Milk Teddy
Avevo già parlato degli australiani Milk Teddy ai tempi del loro esordio del 2012, e finalmente tornano a farsi sentire (con calma eh!). Il primo singolo tratto dal loro nuovo album, Time Catches Up With Milk Teddy, pubblicato come sempre dalla cara Lost And Lonesome di Mark Monnone, era finito già nel Nastrone dell'Estate. Il loro eccentrico indie rock riesce a tenere assieme influenze new wave spigolose, momenti più languidi da stralunati Real Estate e altri, come questa nuova Sweet Bells Jangled, che mi ricorda qualcosa di certi vecchi Shins.

sabato 26 agosto 2017

Rock The Baita 2017

Rock The Baita 2017

Prima di concludere queste vacanze 2017, c'è ancora un po' di musica da andare a sentire live, tanto meglio se al fresco sulle colline. Questa sera mi trovate a Chiastre, poco sopra Parma, per la quarta edizione di Rock The Baita, ormai tradizionale appuntamento di fine agosto.
In programma quest'anno l'indie rock elettronico del nostro uomo a Londra Echopark, lo shoegaze degli Human Colonies, il post-rock dei veneziani Thalos e i local heroes Divi di Hollywood. Siate puntuali, io seleziono un po' di dischi per il warm-up intorno alle 18, anche se il bello arriva dopo. Ci si vede a banco!



venerdì 25 agosto 2017

All he wants to do is party with his pretty baby

HARLEM REUNION 2017

Una languida canzone di Lana Del Rey per abbandonarsi alla malinconia dell'ultimo fine settimana d'agosto? Non sarebbe proprio nelle mie corde, ma se sono i redivivi Harlem a propormela non vedo come potrei dire di no. La band di Austin (il cui album Hippies con gli anni qui è diventato un piccolo classico da festa) si riforma per un breve tour in Australia assieme a Colleen Green e Bleeding Knees Club, line-up che già così mi fa scendere una lagrima, e per l'occasione torna a divertirsi con cover improbabili. Cola suona molto più credibile nelle loro mani, e perfetta per questi giorni: "Come on baby, let's ride / We can escape to the great sunshine"...


Harlem - Cola (Lana Del Rey cover)

martedì 22 agosto 2017

“There’s more to life than books, you know, but not much more”

Set the Boy Free - Johnny Marr
Vorrei poter dire che Set The Boy Free, l’autobiografia di Johnny Marr pubblicata in Italia da SUR, è stata una buona compagnia tra le letture di queste vacanze, e che ogni fan degli Smiths (o degli Electronic, o dei Modest Mouse…) dovrebbe leggerla per amare ancora di più il chitarrista e fondatore della leggendaria band di Manchester. Invece mi tocca ammettere che ho trovato il libro piuttosto piatto, a volte prolisso, senza per questo essere capace di raccontare il cuore di certi eventi, e altre volte elusivo e sfuggente, deliberatamente avaro di informazioni.
Mi rendo conto che, nel caso di una figura come quella di Marr, è fin troppo facile avere pretese eccessive. Cosa significa confrontarsi con la memoria di una rock band che ti ha formato e toccato così a fondo, come gli Smiths? Forse uno spera di trovare qualche ultimo segreto, che possa magicamente svelare chissà quale risposta definitiva, superiore a quello che già sappiamo da sempre, dai dischi e dalle canzoni? Set The Boy Free cerca in tutti i modi di non accontentare né il fan più innamorato né il pettegolo delle biografie, e purtroppo ci riesce abbastanza bene.
Un esempio tra i tanti: durante le registrazioni di The Queen Is Dead, appare un avvocato che comincia a trattare il passaggio della band da Rough Trade a EMI. È l’inizio di una crisi che non si risolverà più, e che avrà conseguenze sia sulla tenuta della band, sia sulla distribuzione del catalogo degli Smiths anche dopo il loro scioglimento. Questo personaggio non ha nome, non si sa come entri in scena e perché agisca, e viene definito da Marr soltanto “un fastidioso intoppo”. Qualche pagina dopo scompare senza lasciare traccia.
O ancora: per una buona parte della sua vita, Marr ha fatto uso di droghe, ed era circondato da gente che la consumava e la vendeva. Credo che abbia avuto una prima parte di carriera molto più “da rockstar” tradizionale di quanto ci voglia far credere nel libro. Ecco, non ricordo di aver mai letto nessuno raccontare l’intricata relazione tra droga e musica in maniera più indifferente e con così poca passione.
Un’ulteriore palese assenza è quella delle parole di Morrissey. Johnny Marr ha avuto al suo fianco una delle voci più originali, citate e influenti della propria generazione, la cui eredità (nonostante la deriva senile e tutto il resto) arriva fino ai giorni nostri. Una voce che, per di più, senza il contributo dello stesso Marr non avrebbe avuto la stessa risonanza. Eppure Morrissey parla un paio di volte appena (virgolettati praticamente assenti), e le citazioni dei suoi versi sono inferiori a quelle di intere canzoni dei The The o dei Modest Mouse. A volte sembra quasi che Marr non si rendesse conto fino in fondo della portata e dell’effetto delle parole del suo frontman. O forse Marr vuole soltanto farci intendere, una volta di più, che l’importanza degli Smiths è da ridimensionare, e che è sbagliato restare attaccati per sempre a una sola band, a un ideale che ti ha forgiato durante l’adolescenza.
Eppure la parte migliore di Set The Boy Free è probabilmente quella iniziale, proprio dedicata all’infanzia e alla prima giovinezza, al formarsi di un gusto estetico e di una personalità nell’ambiente proletario di una grande città inglese, in anni complicati e intensi. Prima i capitoli sugli ascolti musicali della sua esuberante famiglia, e più avanti quelli in cui racconta del suo originale approccio al mondo della moda (Marr sembra essere stato un singolare arbiter elegantiarum di Manchester, per un certo periodo, e questa era una cosa che non sapevo né immaginavo proprio) sono materiale interessante, uno spaccato molto vivace dell’epoca.
Johnny Marr ribadisce più volte di essere “soltanto un ragazzo che vuole suonare la chitarra”, per sempre. Riesce finalmente a mettere in piedi la sua band e a un certo punto le cose diventano troppo grosse e implodono. Tutto quello che gli passa attorno sembra essere semplice sfondo alle sue notti in camera a scrivere e ad ascoltare dischi per tirare giù accordi e idee di arrangiamenti, o alle settimane in sala prove, tentando di convincere altri ragazzi a capire il suo progetto. Cosa sia stato il post-punk a Manchester, o la nascita della scena indie britannica a inizio Ottanta, non sembra coinvolgere davvero il protagonista di questo libro. Alcune pagine, per esempio, raccontano di serate “normali” all’Hacienda mezza vuota, ritrovo abituale e forse un po’ Bar Sport per alcuni. Sono belle, ma resta l’impressione che si sarebbe potuto spiegare anche altro. Nel capitolo in cui comincia a prendere forma Strangeways Here We Come, leggo: “in Inghilterra c’era stato un movimento di gruppi che aveva un suono specificamente indie, ma mi sembrava che non avesse niente a che fare con noi, a parte gli occhiali della mutua e il fatto di sbandierare influenze Anni Sessanta. La scena indie in Inghilterra era dominata da una musica talmente smidollata che se fosse stata un po’ più leziosa, dalle casse stereo sarebbero usciti petali e farfalle”. Questa giudizio forse sarà stato utile per mettere a fuoco il nuovo suono degli ultimi Smiths, con più synth e un approccio più positivo, ma mi ha fatto cadere le braccia per la superficialità, soprattutto da parte di un musicista intelligente che stimo, per usare un eufemismo. È bello che citi, tra gli altri, nomi come Go-Betweens, Atzec Camera o addirittura gli S-Express di Mark Moore, ma possibile che non abbia mai ascoltato Felt, Wedding Present, Television Personalities, Orange Juice o nessuno della scena scozzese? E se l’indie inglese era tanto malmesso, perché era così necessario che gli Smiths uscissero per Rough Trade, suo sogno sin da quando era ragazzino? Marr non lo spiega.
La parte finale del libro, per forza di cose, scorre via più velocemente. Tutto sembra procedere per il meglio, senza nessun vero attrito che il suo attaccamento alla musica non possa risolvere. Marr incontra solo persone meravigliose: mezza pagina dopo lo scioglimento degli Smiths, i Talking Heads lo invitano a registrare un disco assieme a Parigi; passa un pomeriggio con Paul McCartney a suonare classici rock’n’roll e a ricevere consigli di vita; parte in tour con Chryssie Hynde per schiarirsi le idee; mette in piedi una band con Bernard Sumner solo per poter fare qualcosa che non ha mai fatto prima; Dennis Hopper lo vuole per una colonna sonora; collabora per anni con il suo amico di sempre, Matt Johnson dei The The, perché riescono a ispirarsi a vicenda la massima libertà creativa; contribuisce alla nascita artistica di Noel Gallagher; ospita Karl Bartos dei Kraftwerk in mutande a casa sua… e così via, fino alla stagione americana insieme ai Modest Mouse (che, forse non a caso, è la parte in cui viene raccontata meno laconicamente l’alchimia di Johnny Marr in studio), e fino allo sbocciare della carriera solista, risolto in poche pagine. In mezzo c’è la progressiva purificazione da alcol, fumo e droghe, l’adesione al veganesimo, e la crescente fissa per la corsa, che lo porta infine a partecipare alla maratona di New York a quasi cinquant’anni. E sembra un traguardo importante quanto un trionfo musicale.
Set The Boy Free è un libro che mi ha preso un po’ in contropiede. A un certo punto osserva: “Ho suonato diverse volte con musicisti straordinari e in base alla mia esperienza posso dire che, senza eccezioni, l’unica cosa che gli interessa è suonare. Non si sta molto a parlare e cazzeggiare”. Ecco, credo che la stessa cosa valga anche per Johnny Marr: se questa sua autobiografia può risultare a volte un po’ superflua o poco entusiasmante, diciamo che per lui hanno già parlato in abbondanza quasi quattro decenni di musica scritta e suonata a meraviglia.





sabato 19 agosto 2017

WWNBB Night @ Hana-bi!

WWNBB Night @ Hana-bi! BIRTHH / Dizzyride / Weird Black

Questa sera si torna sotto la tettoia più famigerata della Riviera, quella dell'Hana-bi di Marina di Ravenna, per una strepitosa serata tutta colorata We Were Never Being Boring. Tre live sulla spiaggia, i dischi all'aperitivo selezionati dal sottoscritto insieme a Fabio 'Glamorama' Merighi, una reunion intercontinentale a sopresa, brindisi a perdita d'occhio e copiosi abbracci sulla pista.
Si comincia alle 18, la scaletta prevede in concerto la nostra amata BIRTHH, il duo italo-canadese (ma accasato a Brooklyn) dei Dizzyride e i romani (o forse marziani, non si è ancora capito) Weird Black. Synth-pop, psichedelia, indie rock e indiepop: non vi faremo mancare nulla.
Il motto dell'Hana-bi di quest'anno è "it's all about vibes!" e credo sarà molto facile farlo nostro. Qui tutte le info via Facebook. Stasera più che mai, ci si vede a banco!






martedì 15 agosto 2017

I treni di Tozeur

[Per questo Ferragosto ho finalmente scritto un pezzo per Bastonate che avevo in mente da alcune estati. Parla di vacanze, Alice e Battiato, un jukebox, Spazio 1999 e la Hit Parade alla radio. Sta dentro quella saltuaria rubrica davvero bella che è "100 canzoni italiane". Grazie a Francesco per l'ospitalità e per il ritratto di uno dei nostri cantautori preferiti.]

100 canzoni italiane: I TRENI DI TOZEUR

All’inizio dell’estate del 1984 I treni di Tozeur è al primo posto nella Hit Parade dei singoli più venduti in Italia. Io sto camminando verso il bar sulla spiaggia tenendo per mano mio nonno. Abbiamo appena finito di cenare, lui arriva fino al bar per prendere il caffè e fumare una sigaretta di nascosto da mia nonna. Io mi siedo a uno dei tavolini e, se il televisore in alto nell’angolo è acceso, guardo le repliche di Spazio 1999. Il comandante Koenig corre sempre contro il tempo, e le astronavi (le Aquile!) esplodono mentre si levano in volo dalla Luna.
Il mese prima, Alice e Battiato avevano portato I treni di Tozeur all’Eurofestival in Lussemburgo. Erano arrivati soltanto quinti ma per molti erano stati i veri vincitori morali, oltre ad aver ottenuto il maggiore successo di vendite di quell’edizione. Io e mio nonno camminiamo tenendoci per mano sul sentiero di larghe mattonelle di cemento, intorno siepi basse, una fila di pini marittimi davanti ai bungalow, uno spiazzo di ghiaia e sabbia che di giorno è pieno di automobili. Mentre camminiamo il cielo è ancora pieno di luce azzurra dopo il tramonto, l’edificio poco più avanti è bianco e arancione. Il vento che soffia dal mare, le cui onde scure intravediamo appena tra le file di ombrelloni già chiusi, trasporta la musica del jukebox del bar, e sento arrivare, tra quella luce e il soffio salmastro dell’acqua dell’Adriatico, il ritornello eterno di I treni di Tozeur:
“e per un istante / ritorna / la voglia di vivere / a un’altra velocità”.
Se mai la mia vita ha registrato una velocità a cui ritornare, ha fissato e inciso per sempre un desiderio primo come unità di misura per tutto quello che è sopraggiunto poi, è stato lì: in quell’istante trasparente di una sera d’estate appena cominciata, nella musica portata dal vento, camminando senza fretta, vestiti bene per uscire dopo cena. “E un ricordo di me / come un incantesimo”.
Nella Top Ten di quella settimana I treni di Tozeur batte hit internazionali come Relax dei Frankie Goes To Hollywood, Jump dei Van Halen, Big in Japan degli Alphaville e lo strepitoso esordio della seconda vita di Raf, Self Control. È l’estate in cui escono Born In The USA di Springsteen e People From Ibiza di Sandy Marton. Il Festivalbar lo presentano Claudio Cecchetto e Ramona Dell'Abate, e lo stravince Fotoromanza di Gianna Nannini. Sulla Rai va in onda “Un disco per l’estate” da Saint Vincent, condotto da Barbara Bouchet, Jocelyn, Anna Pettinelli e Mauro Micheloni. Lo vincerà Tony Esposito con Kalimba de luna, ma intorno al televisore dei nostri vicini di casa del mare noi restiamo sbigottiti per un allucinato e disgustato ragazzo biondo platino, Billy Idol che canta in playback Eyes Without A Face.
È l’estate delle Olimpiadi di Los Angeles, dopo quelle invernali di Sarajevo. In Italia è al governo Craxi, a giugno muore Berlinguer. Io e mia sorella ascoltiamo l’Hit Parade di Radio 2 stesi sul letto a castello il sabato pomeriggio, gli scuri mezzi chiusi, la sigla con il conto alla rovescia (in inglese!) e poi, “ignition”, parte un razzo e si schianta tutto. Nessuno di noi due sa dove si trovi Tozeur, né capisce perché proprio là costruiscano astronavi dentro chiese abbandonate, ma l’assolata idea di quei solitari villaggi di frontiera, di quel treno che passa lento e se ne va lontano, riempie per sempre il senso di quella vacanza, la distanza inseguita dentro il tempo di ogni vacanza da allora.
Della strada di quella casa in ombra ricordo ancora la Fiat Ritmo cabrio rossa scintillante, la Matra della famiglia di Milano, che sembrava pronta per un safari e che invidiavo tantissimo, e la mia preferita: una Mehari sempre piena di fango, secchi e corde, di un pescatore di Porto Garibaldi. Un ragazzo arriva sopra una Vespa e aspetta seduto sulla staccionata che la ragazza scenda, e lei si affaccia dal balcone con i capelli ancora bagnati e gli urla ridendo “dimmi che sono bellissima”, mentre passiamo camminando io e mio nonno, per mano.
I treni di Tozeur rappresenta l’apice della collaborazione di Alice, Franco Battiato e Giusto Pio. Certo, tre anni prima avevano vinto un Sanremo con l’altezzosa Per Elisa, canzone di cui all’epoca ignoravo le possibili allusioni all’eroina. Messaggio è un fantastico esempio di come gli Anni Ottanta fossero capaci di rileggere e rinnovare la musica dei Sessanta, aprendo la strada al capolavoro dei Righeira, L’estate sta finendo, di qualche anno dopo. Chanson Egocentrique è tra le espressioni più sofisticate mai apparse nel pop mainstream italiano, e ha davvero del miracoloso come nel 1980 sia potuta diventare un tormentone Il vento caldo dell’estate. Ma, per me, è con I treni di Tozeur del 1984 che ogni elemento raggiunge la compiutezza: il contrasto tra i vasti archi morbidi e l’equilibrata struttura sintetica rispecchia l’intreccio delle due voci di Alice e Franco Battiato dentro quella melodia malinconica (che, avremmo scoperto da grandi, nasconde citazioni di Mozart). Il rapidissimo crescendo che precede il ritornello insegue la scossa improvvisa del desiderio. Ma il gesto più semplice e decisivo è già tutto alla fine della prima strofa, quando il cantautore siciliano si tira indietro proprio sulla parola “Tozeur”, pronunciata all’unisono, e in un cross-fade perfetto fa emergere la limpida voce di Alice, e lascia che sia lei a condurre: è lì che la canzone mostra tutta la sua eleganza e la sua commovente poesia. Come se dentro quella melodia malinconica in fondo a un jukebox le voci si prendessero per mano, e a un certo punto si lasciassero per proseguire il cammino.

sabato 12 agosto 2017

The Le Sigh Vol. III

NICE TRY - RESTART

Per una serie di fortunate coincidenze, quest'estate sono uscite alcune belle compilation indiepop, molto utili prima della partenza per le vacanze. Oltre alle raccolte della Matinée Recordings e della Emotional Response, mi sono ritrovato ad ascoltare spesso la nuova cassetta The Le Sigh Vol. III, curata dalla fanzine di San Francisco The Le Sigh, "a website that highlights female-identifying and non-binary artists".
Le Sigh è una vera e propria miniera, e spesso le rubo idee per le playlist della radio. Negli anni, le sue compilation hanno visto in scaletta nomi molto cari anche da queste parti come Frankie Cosmos, Burnt Palms, Girlpool, Cyberbully Mom Club e Florist.
Questo nuovo Vol. III, pubblicato da Father/Daughter, oltre a qualche vecchia conoscenza come Nice Try, Honeyuck e gobbinjr, mi ha fatto scoprire un sacco di band che non avevo mai sentito, alcune delle quali sono sicuro ci riserveranno sorprese in futuro. Tra le mie "new entry" preferite: Addie Pray, Clairo, Katie Dey e infine quelli con il nome più delizioso di tutta la raccolta, i T-Rextasy. Se amate il bedroom pop senza compromessi (e quando dico "bedroom pop senza compromessi" intendo anche canzoni scritte per il tuo gattino che sta morendo), questa compilation non può mancare nella colonna sonora della vostra estate.





mercoledì 9 agosto 2017

I ain't never ever dreamed I'd have a dream like you before

 Cinema Red And Blue - Come Back To The City, Babyface

Basta la voce di David Feck dei leggendari Comet Gain che accenna un lieve pa-pa-pa-pa mentre le chitarre sotto rotolano Northern Soul, salgono suadenti i fiati e la melodia si chiude come un abbraccio, per farmi pensare che anche questa canzone è già un classico. Defilato e malconcio come sempre, ma comunque un classico in qualche vita parallela, elegante e perdente come di consueto, come piace a noi, una vita in cui balliamo e brindiamo ancora tutti assieme. La Fortuna POP! ha ormai chiuso i battenti ma il suo postumo singles club continua a sfornare vinili preziosi (qui non vediamo l'ora di mettere le nuovi sulla nuova traccia dei Flowers). Tornano sulla breccia anche i Cinema Red And Blue, il supergruppo indiepop formato da componenti di Comet Gain, Crystal Stilts, Pale Lights e Ladybug Transistor. Registrate da Gary Olson allo studio Marlborough Farms di New York, Come Back To The City, Babyface e la b-side Captain's Song dicono di avere "a slice of feel good West Coast pop with a nod or two in the direction of The Lovin' Spoonful", ma io la immagino bene su una vecchia pista di legno lucido, sotto le lampade colorate, tra i passi frenetici dei completi Mod e i vecchi amici che sono tornati apposta per questa festa. "Enjoy the groovy sounds while you can".

giovedì 3 agosto 2017

Indiepop jukebox: "stand with Bandcamp in support of trans rights"

Indiepop jukebox: stand with Bandcamp in support of trans rights

Nonostante la musica non sogni più di cambiare il mondo, domani Bandcamp promuove una nuova iniziativa che dimostra come ci sia ancora spazio per compiere azioni politiche e dare il proprio piccolo contributo in maniera diretta, anche grazie alle nuove piattaforme digitali.
In risposta alla politica discriminatoria dell'amministrazione Trump, domani il 100% dei profitti delle vendite sulla piattaforma digitale saranno devoluti al Transgender Law Center, organizzazione che si dedica alla difesa del diritti della comunità transgender. "We envision a future where gender self-determination and authentic expression are seen as basic rights and matters of common human dignity". Comprare un disco non cancellerà l'intolleranza, ma se può aiutare a fare in modo che esista un mondo in cui queste voci abbiano ancora forza, io ci sono.
Qui trovate un elenco "in progress" con oltre 200 tra band ed etichette che hanno già dato la loro adesione. Io ho preparato una mia piccola e personale lista della spesa. Se nei giorni scorsi il nuovo e modesto singolo dei Belle and Sebastian, We Were Beautiful, vi ha lasciato addosso una fame insoddisfatta di indiepop, se avete già consumato tutto il Nastrone dell'Estate 2017, e se domani volete compiere una buona azione, ecco qui sotto una piccola playlist con alcune delle mie preferite novità in uscita:



THE SURFING MAGAZINES
David Tattersall e Franic Rozycki dei Wave Pictures (casomai non fossero già abbastanza iperprolifici), Charles Watson, metà degli Slow Club, insieme al batterista Dominic Bride hanno dato vita a un nuovo supergruppo chiamato The Surfing Magazines
Suoni che si fanno più aggressivi e garage rispetto alle band di provenienza, e anche la presentazione è piuttosto agguerrita: "The Surfing Magazines intend to rock out and blow your mind, and then to mellow out and soothe your mind, and then to rock out again. They are at war with today's pretentious prog-indie-rock millionaires and bongo pop demigods". Album in arrivo per Moshi Moshi il prossimo primo settembre, in preorder qui.





Sempre a proposito di surf (del resto siamo ad agosto), ecco il duo dei Surf Rock Is Dead, proveniente da Brooklyn ma composto da Kevin Pariso di Chicago e da Joel Witenberg di Melbourne. Una musica che rimanda a quelle spiaggie e a quei surf un po' vaghi, sognanti e idealizzati che abbiamo ereditato da band come Wild Nothing, DIIV e Beach Fossils. Il loro nuovo EP We Have No Friends? uscirà in 4 varianti di vinile diverse a fine settembre per Native Sound.





STARS IN COMA - TEN YEARS
"Ten years ago I was such a beautiful mess" canta lo svedese André Brorsson, meglio conosciuto come Stars In Coma. E in effetti, ora che ci penso, sono almeno dieci anni che seguo sempre con molto piacere la sua produzione, a volte più indiepop, a volte più contaminata di synth ed elettronica. A fine agosto arriva il nuovo album Escapist Partisans e ad anticiparlo c'è questa Ten Years (con un video molto colorato ambientato a Lisbona): "this is some kind of modern pop take on the generic 80's sitcom theme song, mainly due to the heavy use of uplifting saxophone melodies. Also some kind of tribute to Bowie and his weird chord progressions. A song about looking forward and looking back but mostly staying the same personally".





 Holiday Ghosts: In My Head
Restiamo in Svezia, quanto meno a livello di label, perché in ogni mia lista della spesa su Bandcamp non può mancare la PNK SLM, ormai praticamente infallibile. La loro ultima scoperta sono gli Holiday Ghosts, provenienti da Falmouth, costa sud dell'Inghilterra, e fondati da Sam Stacpoole dei Black Tambourines, band di casa Art Is Hard che aveva goduto di un certo hype un po' di anni fa, e che sinceramente avevo perso di vista. Per questo nuovo progetto Stacpoole collabora con la sua fidanzata Katja Rackin e con un cast variabile di altri musicisti di altre formazioni (The Red Cords, The Golden Dregs e William Weak). A un primo ascolto, il loro debutto eponimo prende le mosse da una scrittura scarna, tra Velvet Underground, Modern Lovers e Clean, mostrando una certa disinvoltura. C'è da fidarsi, garantisce la casa di Stoccolma!





Big Baby - Sour Patch EP
L'anno scorso mi ero preso una bella cotta per gli Young Scum, quartetto di Richmond dalle chitarre frenetiche e dolcissime. Ora due componenti dgli Young Scum, Chris Smith e Brian Dove, insieme alla cantante Ali Mislowsky. hanno dato vita a una nuova band molto interessante, i Big Baby, che hanno appena pubblicato il Sour Patch EP, in digitale e cassetta per Egghunt Records. Ali racconta che l'EP "is about the worst year I had after graduating college. I couldn’t catch a break and it felt like everything was crumbling from every direction. They’re upbeat, poppy and bouncy but I wrote a lot of the lyrics in tears". Decisamente raccomandato agli amanti di amanti di quel bell'indiepop Anni Novanta, un po' Heavenly, un po' All Girl Summer Fun Band.





Shiny Times, Secret Memos
Kim Weldin fa parte del duo indiepop dei Tape Waves, ma da un paio d'anni coltiva anche questo suo delicatissimo e seducente progetto solista, Shiny Times. Quintessenza del bedroom pop, come ha scritto Bandcamp Daily, "the songs are so intimate it almost feels like eavesdropping to listen to them, as if Weldin never seriously expected anyone else to hear them". Voi, seriously, fatelo!




CATFLAP EP - SOBS
Quando mi capita di imbattermi in certi piccoli dischi twee semplicemente perfetti provenienti dal Sud-est asiatico rimango ammirato e spaesato al tempo stesso: deve esistere tutta una scena ricchissima da quelle parti di cui non sappiamo quasi nulla! Miniere di band fantastiche come questi esordienti Sobs, il cui primo EP Catflap pubblicato dalla Middle Class Cigars sembra una versione dream-pop di Frankie Cosmos, arrivando quasi dalle parti di un classico suono Sarah Records. Adorabili (come la copertina del disco)!





 Swimming Tapes - Soft Sea Blue (EP)
Nuovo singolo, molto estivo e molto assolato, anche per gli Swimming Tapes. What's On Your Mind, con le sue chitarre liquefatte, anticipa l'EP Soft Sea Blue, di prossima uscita su Hand In Hive. Il nuovo lavoro conferma il quintetto londinese come band sempre più abile e matura nel maneggiare il lato più soft e rilassato di un certo jangle-pop elegante e saturo di riverberi.




23 Bangers! - The Casual Lurkers Guide To Emotional Response (2017)
Spesso in radio mi capita di parlare della Emotional Response, l'etichetta degli infaticabili Jen Turrell e Stewart Anderson degli storici Boyracer. Per continuare a sostenere lo spirito DIY della band, dei mille progetti paralleli e della label, la Emotional Response ha messo assieme una multiforme antologia di tutte le migliori uscite dell'anno: si va dal punk al C86, passando per la new wave e momenti del tutto twee. 23 Bangers! - The Casual Lurkers Guide To Emotional Response (2017) è una "compilation of some of the amazing songs we have been releasing this year. Please help us spread the word, and if you are a lurker, please consider buying this ace comp so we can continue our quest to bring you the best music from around the world". Domani su Bandcamp potete prendere due piccioni con una fava.




Orson - Here
Concludiamo questo lungo giro tornando a casa, in Italia, e per la precisione, in Puglia, a Corato, dove fa base Orson. Conoscevamo già Cataldo Bevilacqua come frontman dei Barbados (aspettiamo ancora il seguito di quel magnifico esordio folk rock!), e ora scopriamo questa nuova creatura acustica, solo chitarra e voce, con queste sei canzoni calde, super classiche e toccanti.
Bevilacqua descrive il suo primo album Here "una raccolta di appunti, bozze, piccole fotografia della provincia e del mio mondo. C'è molto dentro ma non tutto. A tenere insieme tutto questo un'idea: dare senso alla memoria, preservarla, rinnovarla, fissarla nel tempo". Here diventerà anche un cd autoprodotto e una cassetta per More Letters Records.




mercoledì 2 agosto 2017

I wanna go back to bed

Us And Us Only - Full Flower

I wrote poems to you from my bedroom.
I wrote no one for years.

Questa non dovrebbe essere esattamente la stagione per lasciarsi prendere da un disco che, per semplificare, si definisce slowcore. Un disco che ha richiamato paragoni con Low, Elliott Smith, Pedro The Lion e certi Death Cab for Cutie. Ma la quieta bellezza di Full Flower, il primo vero e proprio album degli Us And Us Only, ti conquista così, mentre pensi ad altro, correi e fai, ridi e c'è il sole, e non ti vuoi accorgere che dentro ti è rimasto questo nodo in gola. Kinsey Matthews sussurra, ti parla, non alza quasi la voce, eppure le sue canzoni cullano con una spontaneità che può toccarti da vicino, se riesci a prestare attenzione.
Sono canzoni che raccontano spesso di sonni, di sogni e di tornare a dormire. "We slept for three whole days / to rest from our pity, prepare for the city". Ci sono un sacco di quei ricordi che continui ad accarezzare mentre ti giri sul cuscino: forse li vuoi dimenticare, o forse vuoi dimenticare tutto quello che ti distrae da loro. "I'm buried while I lay here". In questi versi c'è sempre qualche casa a cui si torna, qualche stanza che ci ha visti insieme e dentro cui sono rimaste ancora sospese le tue parole. "I'm too stoned to leave my tomb / I'm too scared to leave the womb". La fuga di chi non si sposta di un centimetro dalla propria posizione.
In un'intervista su Upset, Matthews lo ammette con il massimo candore: "I tend to quickly identify the horror or wonder in really normal situations, so it’s easy for me to take a situation like going grocery shopping or taking a walk through the woods and blow it out of proportion into this weird pseudo-cinematic life or death experience. [...] The death of a feeling, a period of your life, a space you’ve taken up for some time".
Se in questi giorni assolati non vi spaventa un disco indie rock che trabocca autunno e rimpianti, quello della band di Baltimora è un lavoro prezioso e schietto, dalla scrittura matura, senza compromessi.



lunedì 31 luglio 2017

Il nastrone dell'estate 2017!

Il nastrone dell'estate 2017! - polaroid.blogspot.com

Ogni anno ancora la meraviglia di scoprire quanto ancora mi meraviglia il tempo d'estate, si prolunga e mi distende, e mi sento leggero mentre la città è vuota, perpendicolare e assoluta, possiamo camminare proprio al centro della strada, apri le braccia per restare in equilibrio, il momento in cui partono le chitarre e il sole sulla pelle stilla un brivido lungo la schiena, tutto è ancora possibile, ho preparato il nastrone per il viaggio, spero che ti piaccia, e poi saltiamo sopra un bateau bianco e blu, accelera, vento a scompigliare, la cartolina come segnalibro, qui è tutto cielo, ricordati l'incantesimo per non dimenticare mai quella scena con il sorriso controluce, togliersi di corsa gli occhiali e tuffarsi.


[Qui sotto la tracklist, in fondo al post lo streaming integrale e l'mp3 in download:]

01) Basketball Shorts - This Summer




02) Sea Pinks - Places She Goes




03) Guggi Data - Baby




04) The Stevens - I Know (Charles And Jerry)




05) Shout Out Louds - Oh Oh




06) Major Leagues - Mess Up (mp3)


07) Last Leaves - Something Falls




08) Lexie - In Us




09) Club Night - Rally




10) Sprinters - Young As Me




11) Jake Bellissimo - Independence Day




12) Alvvays - In Undertow




13) The Drums - Blood Under My Belt




14) Dent May - Across The Multiverse (feat. Frankie Cosmos)




15) Milk Teddy - Rock 'n' Roll Cretin




16) Castlebeat - Heart Still Beats




17) The Pains Of Being Pure at Heart - When I Dance With You




18) Wesley Gonzalez - Not That Kind Of Guy




19) Beach Fossils - Tangerine (feat. Rachel Goswell)




20) Dignan Porch - Basement




21) Gorgeous Bully - Time




22) Swimming Tapes - Tides




23) Petite LeagueSun Dogs




24) Moderate Rebels - The Light In Your Eyes



25) WHY? - Easy




26) Carl Brave x Franco126 - Pellaria (Populous & Ckrono remix) (mp3)