venerdì 20 aprile 2018

Come back to hold me, don’t ever call me

CRYSTALES - CRYSTALES

Controluce, quell’istante sull’orlo del tramonto, la linea dell’orizzonte si dissolve piano tra i campi e il cielo. Cielo sconfinato, in declino da turchese a indaco a blu oltremare. Mezzo sole arancione cupo resiste immobile, oltre le strade, le rotonde, gli argini, i campanili e i capannoni. Frusciano di lato filari di pioppi, se hai tempo di ascoltare. Siedi qui, raccogli le ginocchia, puoi far volar via i soffioni e guardare gli aerei planare pigri verso Bologna o Verona o Milano, chissà.
Per noi di provincia, la Bassa Padana può diventare l’Oceano Pacifico, perdiamo sempre lo sguardo lontano come surfisti veterani, e certi suoni dolenti e dilatati dello shoegaze sono i nostri Beach Boys. La Bassa è la nostra California, quelle epiche traversate sulle sterminate freeway di campagna, dal Po agli Appennini in due giri di cassette consumate.
Ai Crystales riesce proprio il piccolo e prezioso prodigio di unire l’indolenza assolata che da qui immaginiamo West Coast con l’indolenza dissolta negli echi e nei riverberi dello shoegaze. Hanno scoperto come far combaciare il muro di suono dei My Bloody Valentine con la fragilità dell’indiepop. Sono un quartetto di Highland Park, Los Angeles, stanno per debuttare con un album su Burger Records, ed è proprio un altro nome Burger il primo che mi viene in mente ascoltando queste undici scintillanti tracce: quello dei Tomorrows Tulips. Stessi suoni che sembrano sfaldarsi a ogni nota e che quasi per miracolo riescono a intrecciare una melodia, stesse atmosfere di sogno. Ma mentre la band di Alex Knost Ford Archbold conduce la propria musica, più rock e spoglia, verso una sensualità psichedelica, ai Crystales riesce più naturale maneggiare sentimenti come la malinconia e l’abbandono.
"Boring is a boring song about breaking up and making up and regret, inspired by the sweet, sad-sap style of Brian Wilson", tanto per rendere l’idea di come si apre il disco. A volte spingono un po’ di più l’acceleratore sonico, come in Shoggoth o in Kate Blanchett, e mettono a punto una loro versione di quel pop abrasivo che una volta sarebbe stato di Crocodiles, Vivian Girls o Dum Dum Girls, ma io amo molto anche momenti alla Donkey, che sembra trasportare semplicemente un ritornello dei Radio Dept. sopra una spiaggia lontana e oziosa. Noi qui, dal fondo della Bassa in controluce, ringraziamo con molta passione.





mercoledì 18 aprile 2018

My love is where you left it

NIGHT FLOWERS

Riporre le speranze in una nuova primavera resta sempre la cosa più facile. E ti arrendi, con uguale misura di malinconia e impazienza, al gioco che già conosci di promesse non mantenute, aspettative eccessive, una settimana di pioggia per una giornata di sole, la bici, le strade, i nuovi dischi da ascoltare. Fingi di non ricordare le inquietudini e gli abbandoni, e come ogni volta pretendi di credere di avere tutto il tempo. Ti arrendi e un po’ ti fa comodo così. Sono stagioni in cui daresti ogni cosa pur di tornare a sentire di avere voglia di aspettare qualcosa.
Wild Notion, il disco d’esordio dei Night Flowers fa al caso tuo: anche lui come te un po’ si lascia andare e un po’ resta sulle sue, incerto sul deja-vù (“A lot of the album deals with time, place and memory. The memory often plays tricks and blurs the lines between present, past and future tense”, spiega il chitarrista Greg Ullyart). È un cielo d’aprile che a volte si affaccia già sul nuovo da cominciare, e a volte si mostra opaco, variabile, restio e nuvoloso.
La tripletta di canzoni in apertura alza subito la posta in maniera considerevole, e anche se non sempre il resto della scaletta sembra in grado di reggere il passo, forse nell’indiepop abbiamo imparato a essere contenti di queste promesse di primavera. La romantica Sandcastles è di una dolcezza Cardigans, e il modo in cui sfocia dentro le chitarre irruenti di Night Live, quasi da Teenage Fanclub alle prese con una cover dei Pains Of Being Pure at Heart, ti lascia addosso quell’euforia da primo pomeriggio in maglietta e aria nuova sulla pelle. Resolver arriva a portare la giusta sintesi, pareggiando il conto tra jangling guitars e ritornelli zuccherosi che non si staccano dai pensieri.
Basterebbe già questo alla band londinese (ma con la voce squillante di Sophia Pettit che arriva da Boston) per conquistarci, ma qui e là compaiono alcune autentiche gemme, come la ballata Fireworks, che sembra quasi una versione mainstream (si fa per dire) di certi Flowers, oppure la sgargiante Hey Love, che potrebbe stare dopo Friday I'm In Love in una ideale playlist. In alcuni altri episodi, invece, mi pare che i Night Flowers si trascinino senza troppa convinzione, ma in fondo è il piccolo prezzo che accettiamo di pagare ogni primavera, la prevedibile resa per tutta la voglia di correre che vogliamo ritrovare una volta di più.





lunedì 16 aprile 2018

Let’s do it wrong

Echo Ladies

"polaroid – un blog alla radio" – S17E23

Hairband – Flying
Beach Skulls – That’s Not Me
Très Oui – Looking For
Eureka California – Threads
Crystales – Kate Blanchett
Wedding – Hands In The Till
Hinds – The Club
Echo Ladies – Bedroom
Soccer Mommy – Skin
Boys – That Weekend
Yo La Tengo – Let’s Do It Wrong
The Pastels – Boats
Melody’s Echo Chamber – Breathe In, Breathe Out
Frankie Cosmos – Cafeteria
The Catherines – Let’s Kiss Good Night In The Morning
Launder – Annie Blue
Vamping – Silence Knows
Tracyanne And Danny – Home And Dry

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venerdì 13 aprile 2018

"Resist the urge to quantify"

Quella vecchia rubrica che una volta si chiamava "Polaroids From The Web" [*]


► «There is a new-old Quarterbacks song, thank God», titolava ieri Fader, ed è stata proprio la mia stessa reazione. Non me l'aspettavo e la sorpresa è stata pari solo al caldo senso di gratitudine. La band di Dean Engle è stata uno dei più brucianti amori a prima vista degli ultimi anni per chi vi scrive, ma è da lungo tempo assente dalle scene, ed era già chiaro che fosse ormai un discorso concluso (Dean, a giudicare dai suoi ascolti su Soundcloud, ha anche cambiato decisamente gusti musicali). La Team Love Records ha ora ristampato Quarterboy su cassetta, e come bonus track all'album del 2014 ha aggiunta questa nuova Park, composta sempre in quel periodo ma mai registrata fino ad oggi. Stesso approccio lo-fi, stessi versi laceranti, stesso magia "twee-punk", come si diceva all'epoca. Quarterbacks, qui ti si vuole ancora molto bene, e io spero che un giorno o l'altro ci rivedremo.




► «What do I remember of that show? I know how bad we must have sounded. There’s no way it could have been good, and yet? The crowd was singing along to songs like they were real songs, like we were a real band. People were screaming and jumping around, the sun was setting over the ocean beyond the crowd, and it was great in ways I could never understand or replicate. It’s very possible the audience was too stoned or drunk to notice how terrible we were, but to this day—nine years later—people all over the world who were there that year come up to me and say how much they loved that concert. I’ll meet someone in random places on tour, and they’ll tell me they were there at Primavera when we played. And I want to say “oh, I’m sorry”—but I don’t, because our band that barely knew how to play, accidentally played one of the greatest shows we ever played to thousands of people» - Kip Berman dei Pains Of Being Pure At Heart racconta in maniera magnifica per Spotify Stories (ma quindi ora Spotify ha anche un magazine? Chiudiamo tutto?) il suo primo Primavera da musicista: "What I Learned When My Band Played its First Festival".

► «New Zealand Indie: Beyond Flying Nun and the “Dunedin Sound”», dove Bandcamp Daily cita anche svariate band e label passate su queste frequenze.

► «People are listening to more artists than ever before, with playlists boasting a range of musicians, but when people become fans of playlists are they no longer becoming fans of the music itself?» - su Red Bull Music un articolo per cercare di rispondere alla domanda "Is music streaming making listeners smarter or complacent?".

► «Whether it’s a rap song or a reality show, there is this notion of widely enjoyed media as “junk food” — something to feel bad about consuming. But the very idea of a guilty pleasure has always felt gendered to me, at least to some degree»: "The Problem With 'Not Caring' About Pop Culture".

► Periodicamente torna fuori qualche articolo con "quella ricerca di Oxford che dice che andare ai concerti allunga la vita". Ok, che scoperta. Forse è meglio questo pezzo del Guardian sugli over 50 ancora in azione dietro ai mixer: «Thirty years on from the second summer of love, a cohort of fiftysomething DJs are refusing to hang up their headphones».

► «The breakup of The Thermals feels like the end of an era for indie rock. They were a reliable constant in an ever-changing world. They never produced a dud or the dreaded mid-life crisis record. They didn’t hit a sophomore slump or make an overproduced, major label disaster. They never went more than three years without releasing a new record»: Dan Ozzi su Noisey elogia a dovere i Thermals, che questa settimana hanno annunciato lo scioglimento.




giovedì 12 aprile 2018

I can never be the one I knew you're always looking for

Très Oui - Poised to Flourish

"Pop songs straight from the foul rag and bone shop of the heart": è il motto che i Très Oui hanno messo in alto sul loro Bandcamp. Se in mezzo agli stracci e ai brandelli è compreso anche qualche lembo di malinconia, potresti prenderla come una definizione valida per quasi tutto l'indiepop. Del resto, i Très Oui se ne intendono: Nate Cardaci aveva formato la band dopo la sua precedente esperienza come frontman dei Literature, i cui due dischi usciti per Slumberland qui a polaroid abbiamo suonato in lungo e in largo. Dopo l'EP di debutto dell'anno scorso, è arrivato finalmente primo album vero e proprio, Poised To Flourish, dieci tracce praticamente impeccabili.
Con la collaborazione di un paio di altri ex Literature, Steven Garcia e Seth Whaland, e con l'aggiunta di una buona dose synth (decisivi per il cambio di suono dei Très Ouoi rispetto al passato), Cardaci è riuscito a condensare in questo disco un'idea di pop che riesce a essere al tempo stesso scanzonato e da festa (vedi il singolo Séance o l'apertura in quarta di Looking For, che ci potremmo aspettare dai Pains Of Being Pure At Heart più scanzonati), ma anche introspettivo e dolce (come in One Track, con arrangiamenti di fiati Eighties che mi fanno tornare in mente addirittura certi Hall & Oates, o come in Alex To The Right, che si dissolve come giovani Vampire Weekend).
Dai tempi dei Literature, alcuni spigoli si sono smussati, e se a volte sento la mancanza dell'irruenza di quelle vecchie chitarre, dentro Poised To Flourish riesce praticamente sempre alla perfezione il gioco di combinare leggeri innesti sintetici sopra classici suoni "jangling", con un risultato abbastanza "fuori dal tempo". Nelle recensioni dei Très Oui si fanno spesso i nomi di Prefab Sprout, Atzec Camera, Orange Juice e Smiths: forse non siamo ancora a quei livelli, ma sono pronto a scommettere che quest'anno non saranno molte le uscite indiepop a suonare divertenti, colorate e accurate come questo energico e tenace disco.







domenica 8 aprile 2018

"Noi che a Milano ci andiamo per la moda e la radio" (2)


Musica Per AperiTweevi VS Radio Raheem (2018/04/05)

The Hidden Cameras - Fear Of Zine Failure
Orchids - What Will We Do Next
The Hobbes Fanclub - Baby It's You
Razorcuts - I Heard You The First Time
Bad Family - Kate & Tony
Heavenly - Over And Over
Flowers - Say 123
The Shop Assistants - I Don't Want To Be Friends With You
The Soup Dragons - Pleasantly Surprised
Westkust - Care
Field Mice - Sensitive
Comet Gain - An Arcade From The Warm Rain That Falls
Shout Out Louds - Please Please Please
The Pains Of Being Pure At Heart - Everything With You
My Bloody Valentine - Sunny Sundae Smile
The Radio Dept. - This Repeatead Sodomy
Pete & The Pirates - Come On Feet
Stereolab - Pinball

martedì 3 aprile 2018

Breaking loose

polaroid – un blog alla radio

"polaroid – un blog alla radio" – S17E22
(insieme a Michele "Qlowski" Tellarini)

The Number Ones – Breaking Loose
Kluster – Over My Head
Perverts Again – Longlegger
The Catherines – Good Golly Goo - I Never Thought That I Could Love Someone As Much As I Love You
Rik & the Pigs – Steve B Goode
Launder – Keep You Close (feat. Soko)
Nap Eyes – White Disciple
Stephen’s Shore – New Jersey
Candy – Apartment In The City
Cindy Lee – Act of Tenderness

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venerdì 30 marzo 2018

Why? Don't you ever ask why?


La prima volta che ho sentito il disco degli Insecure Men ho pensato "ma perché tutto questo hype per loro, e invece l'anno scorso nessuno si era filato Excellent Musician, il debutto solista di Wesley Gonzalez?". In fondo, entrambi i dischi partono dal pop ma mettono in secondo piano le chitarre e prediligono suoni sintetici e vintage, atmosfere anacronistiche, aggiungiamo pure qualche stralunato sassofono che non guasta mai. Là erano più XTC, qui qualcosa più glam e Kinks mescolati a certa exotica un po' senza tempo, ma in entrambi i casi la sensazione è quella di entrare in certi vecchi alberghi di seconda categoria, in località dimenticate e passate di moda, fuori stagione. I centrini sui tavoli, stampe scolorite in cornice e statuette kitsch.
Ma mentre puoi aspettarti di trovare il disco di Gonzalez seduto da una vita al banco del bar, curvo a rimuginare sul bicchiere e pronto ad attaccare astiosamente bottone con il primo malcapitato, il disco degli Insecure Men è di là, nella sala da ballo in disuso ma ancora tutta addobbata. Non aspetta nessuno, accenna due passi sul legno logoro della pista, dondola piano ripetendo le parole di una vecchia canzone, accarezza fossili di palloncini e festoni coperti da una perenne polvere.
L'eco di epopche passate, forse perdute ma in qualche modo ancora persistenti sotto e dentro a un presente che pretende di vedersi molto più "futuro" di quello che in realtà riesce a essere, è uno degli elementi che più mi affascina del disco degli Insecure Men.
Non sono mai stato un grande fan dei Fat White Family. Trovo le complicate e un po' tristi vicende personali di Saul Adamczewski, fino alla fuoriuscita dal gruppo provocata dalle sue pesanti dipendenze, interessanti fino a un certo punto. Invece, il fatto che, grazie alla collaborazione con il frontman dei Childhood Ben Romans-Hopcraft (e anche all'aiuto di un po' di vecchi compagni di strada, in primi di Lias Saoudi dei FWF), si stia riscattando con un disco così inquietante e tranquillizzante al tempo stesso, beh è una faccenda molto più curiosa.
La maniera del tutto rassicurante, quasi sdolcinata, con cui gli Insecure Men cantano di argomenti quali le affinità tra la morte di Whitney Houston e sua figlia Bobbi, la pedofilia di Gary Glitter, la desolazione delle periferie britanniche vissuta dal punto di vista di un tossico perso, o i lati più oscuri di un personaggio controverso come Jimmy Savile, sono una cosa che lascia abbastanza sconcertati. Tra xylofoni psichedelici, languide marcette da piano bar e fluttuanti canzoncine pop confezionate con frastornata eleganza, questo album (prodotto da Sean Lennon, ricordiamolo) non si fa mancare nulla, e nemmeno ci vuole risparmiare nulla. Come realizzare all'improvviso che innocenti musichette da ascensore nascondono una disperazione devastante e lacerante, salvo poi arrivare a capire che è del tutto normale, e che sarebbe ipocrita fingere che non è così.







mercoledì 28 marzo 2018

Glasgow nights

Money Advice Scotland - Glasgow Nights

Non è esattamente un inedito (era già apparsa come bonus track dell'edizione giapponese del loro ultimo album Slow Summits), ma si tratta comunque dei Pastels, di una canzone (quasi) mai sentita e quindi passiamo volentieri sopra a queste inezie da utenti di Discogs. Si intitola The Boats e ha una melodia che culla dolce, come le barche nella baia al tramonto di cui raccontano le voci suadenti di Stephen e Katrina. La band scozzese ha inserito questa rarità in una compilation curata da Money Advice Scotland, ente benefico che si occupa di combattere la povertà e operare per "improve the financial health of the people of Scotland via our helpline and education services". La compilation si intitola Glasgow Nights e vede al suo interno nomi "big" come Mogwai, Franz Ferdinand ed Errors, oltre che ad alcune nostre vecchie conoscenze come Sacred Paws e Spinning Coin. Da segnalare in scaletta anche gli interessantissimi Hairband, side-project degli stessi Spinning Coin insieme a membri di Lush Purr e Breakfast Muff.
La compilation si scarica con la formula del "name your price" e i proventi sono per una buona causa. Se non altro, fatelo per i Pastels:
We’re very happy to be part of this project to raise awareness of Money Advice Scotland’s work. It’s a great privilege to be alongside so many other musicians that we admire - never thought we’d ever make it onto a compilation which also has music from Gregory’s Girl. We’ve made it.



martedì 27 marzo 2018

The Pains Of Being Pure At Mixtapes

The Pains Of Being Pure At Mixtapes

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di mettere un po' di musica prima del concerto bolognese dei Pains Of Being Pure At Heart al Locomotiv Club di Bologna. È stata l'occasione per tirare fuori un po' di vecchie canzoni indiepop che non riascoltavo da tempo, e mi sono divertito un sacco a mescolarle con qualcosa di più nuovo. La band newyorkese riassume così tante influenze all'interno del proprio suono, che in poco più di un'oretta era impossibile farcele stare tutte (tipo: ma davvero mi sono dimenticato i Black Tambourine?)
La data bolognese, poi, arrivava un paio di giorni dopo la triste notizia della scomparsa di Patrick Doyle, e quella sera mi era sembrato doveroso rendergli un piccolo omaggio infilando in scaletta almeno una traccia da tutti i suoi numerosi progetti. Il fatto che Kip Berman in persona abbia apprezzato il gesto, non lo nascondo, mi ha riempito di orgoglio twee, e nonostante mi renda conto che sembrerà molto naif, voglio lasciare una testimonianza qui, negli archivi di questo blog che ancora ama insensatamente questo sfigatissimo genere musicale.
Qui sotto la playlist che mi ero annotato live sul telefono appoggiato sul mixer, spero di non avere tralasciato nulla:



Boys Forever - Brian
Comet Gain - Emotion Pictures
The Orchids - Apologies
Moscow Olympics - Cut The World
Glaciers - Winter
Floristry - Baltimore
My Teenage Stride - Living In The Straight World
Literature - Lily
High Sunn - Polaroids
Secret Shine- Temporal
Golden Grrrls - We'Ve Got
Veronica Falls - Teenage
Talulah Gosh - Bringing Up Baby
All Girl Summer Fun Band - Later Operator
Tullycraft - Rumble With The Gang Debs
Sexy Kids - In A Box In A Bag
Bearsuit - Hey Charlie Hey Chuck
The Breeders - Divine Hammer
Alvvays - Your Type
Correcto - Downs
The Royal We - All The Rage
Basic Plumbing - As You Disappear

(mp3) The Pains Of Being Pure At Mixtapes

venerdì 23 marzo 2018

Peripheral vision

WYLDERNESS

Inaugurare un weekend con un sontuoso disco shoegaze, lo so, potrebbe sembrare quasi controindicato. Troppa autoindulgenza proprio quando i tuoi doveri sociali richiedono al massimo grado ripetute ed entusiaste dimostrazioni di simpatia umana potrebbe rivelarsi fatale. Ma la verità è che l'album di debutto dei gallesi Wylderness prende quel lato dello shoegaze più energico e per niente indolente, e lo usa per immaginare canzoni che ribollono, fremono e scalpitano, e che sanno comunque a scintillare molto pop. Credo non sia un caso che la band di Cardiff abbia suonato insieme ai Pinkshinyultrablast, anche loro abilissimi nel maneggiare il lato più "sonico" e stratosferico di una certa idea di musica. I Wylderness, in poderosi pezzi come Sunography o 72 & Sunny riescono a conciliare atmosfere sognanti (hanno dichiarato più volte il loro amore per i RIDE e non si sono sottratti agli omaggi ai numi tutelari Slowdive), con un ritmo incalzante e crescendo vorticosi abbastanza esaltanti. Il disco, che ha già ricevuto benedizioni e airplay da nomi come Huw Stephens e Steve Lamac, è stato registrato insieme a Rory Atwell, ex Test Icicles che ha già lavorato con nomi come Palma Violets, Male Bonding, Evans The Death e YUCK (un'altra band che aveva messo in campo intuizioni affini a quelle dei Wylderness e che poi, purtroppo, si è un po' persa per strada). Un esordio solido, direi pesante, e che si presta benissimo per far esordire anche questo weekend.






giovedì 22 marzo 2018

Indiepop Jukebox: quasi primavera (2)

Kluster - Over My Head

Il primo singolo dei Kluster, da Malmö, è uno degli esordi più sorprendenti che mi sia capitato di sentire di recente. Over My Head, pubblicata dalla Rama Lama Records di Stoccolma (quella dei Steve Buscemi's Dreamy Eyes e dei Delsbo Beach Club), è un furibondo vortice di tre minuti che sembra uscito dalla penna di certi vecchi Broken Social Scene: travolgente e sovrabbondante, ma senza perdere mai il controllo della melodia. Davvero notevole. Il quintetto guidato dalla voce potente di Linnea Hall si è formato nel 2014 e ha già suonato in giro per l'Europa, a supporto di band come Frankie Cosmos e Nicole Sabouné. Io scommetto che ne sentiremo ancora parlare.





Breathe Panel - Carmine

I Breathe Panel sono un quartetto di Brighton approdato la scorsa estate su FatCat. Suonano un indie rock che, a giudicare dalle prime prove, riesce a essere piuttosto solare e luminoso, perfetto per l'inizio della primavera che stiamo aspettando. Il loro nuovo singolo, per esempio, si intitola Carmine e a me ricorda molto gli ultimi Beach Fossils. Anticipa un album di debutto in arrivo il prossimo 13 luglio e chiamato come loro:





VAMPING - DESERT PLANTS

Una tappa in Grecia ormai sta diventando un appuntamento fisso di questa rubrica. Stavolta passiamo dalla Melotron Records di Salonicco che mi fa conoscere questo ragazzo di El Paso, Texas, Broderick Adams, in arte Vamping. Classico progetto "da cameretta", con ispirazione super malinconica Sarah / Creation e suoni che finiscono dalle parti di Wild Nothing, Day Wave e qui e là qualcosa dei primi Radio Dept. Ha da poco pubblicato in cassetta il nuovo disco Desert Plants: "The name of the album was inspired by walking through concentrations of walking stick cactus, prickly pear cactus, ocotillo and other desert flora. I was inspired by the plants' ability to survive such harsh climate and felt a parallelism of this to our ability as humans withstand adversity".





 Shark Toys - Maze

Gli Shark Toys hanno in curriculum uscite per Dead Beat, Emotional Response e Scotch Tapes: il fatto che facciano uscire il nuovo album su In The Red Records mi pare il giustissimo corononamento di una lunga carriera nel giro punk garage-rock di Los Angeles. Si intitola Labyrinth e contiene 14 tracce "sounding like early No Age meets Tyvek on uppers". Daniel Clodfelter, chitarra e voce, è l'unico componente fisso dal 2008 a oggi, e per questa uscita lo accompagnano Emanuel Farias alla batteria e Bill Gray (già nei Mae Shi) al basso. Se ogni tanto sentite partire dei sassofoni impazziti sono a cura di Mikal Cronin. Il singolo che "lancia" il disco è questa fenomenale Maze:






I Jeanines sono un nuovo progetto che vede coinvolto Jed dei nostri cari My Teenage Stride, insieme ad Alicia, che dà voce alle canzoni finora pubblicate via Bandcamp. Atmosfere super twee, tracce che sembrano appena uscite da un flexi di una fanzine inglese circa 1987, testimonianze di un mondo parallelo in cui le Talulah Gosh hanno vinto, e dove siamo tutti incredibilmente più puri e belli.






"If I stay, would you even care? If I leave, would you even care?": insomma, se questa traccia "was written inevitably after a night out” direi che forse non è stato un appuntamento memorabile, ma almeno ci ha regalato una bella perla di classico shoegaze. Kare, prodotta insieme al bassista dei Forever Cult Alex Greaves (già al lavoro insieme a Trash e Seeing Hands), è un nuovo interessante singolo self-released dei bdrmm (avete colto il calembour nel nome di una band che suona proprio bedroom pop? ok), giovane formazione di Hull guidata da Ryan Smith:






martedì 20 marzo 2018

You are always trying to be nice, but is it the right way?

Nap Eyes - I'm Bad Now

I can't tell what's worse
The meaninglessness or the negative meaning
I figured out a way
To get on with my life and to keep on dreaming

Questo povero cuore, "stracolmo di arte annoiata e pigra, fatta di delusione", è stupido. Personaggi che trascinano cuori stupidi non raggiungono la felicità e non se ne capacitano. Cosa ancora più difficile da accettare, l'insoddisfazione è soltanto un'altra faccia dell'insensatezza che sospinge le nostre vite da una parte all'altra. "Pointlessness haunts everyone". Insoddisfazione, amarezza, rimpianto, disappunto: sembra essere questo il campo semantico che occupa la maggior parte di I'm Bad Now, nuovo e terzo lavoro dei Nap Eyes. Eppure, di tanto in tanto, inattesi e fortuiti, prendono luce lembi di mondo che potrebbero rivolgerti - addirittura - uno sguardo pieno di qualcosa di simile alla fiducia. "You'd be surprised at what you can learn just by trying". Forse, tra una solitudine e l'altra, esistono passaggi che non immaginiamo o abbiamo dimenticato. "Last night, my friends surprised me with a gesture of kindness I'd never expect". Cos'è allora a trascinarci via da questi semplici momenti? Perché le persone continuano a cercare negli altri soltanto riflessi di sé stesse? Forse per dimenticarsi che, in fin dei conti, nulla funziona per davvero? "If you play guitar like me into the wind [...] you will also know something to calm your nerves: oh, that it doesn't really matter".

Il comunicato stampa presenta I'm Bad Now spiegando che quella che anima il disco è una "metaphysical quest for self-understanding, despite ostensible bumbling on the physical plane". Sia che passi attraverso le immagini amare della title track, o per il puro gusto per il limerick di Hearing The Bass, o per l'ermetismo di White Disciple, la ricerca dei Nap Eyes sembra avere alcuni seri punti fermi: "far far away life will begin / and the might of night will scatter". Qui e ora, invece, restiamo combattuti tra il farci troppe domande e il farci quelle sbagliate.

Aggiungo una cosa molto banale che mi cattura di questo disco, e che mi rende affascinanti anche i suoi momenti più miserabili e abbattuti: la voce di Nigel Chapman, anche quando non fa nulla per nascondere l'influenza e il debito di Lou Reed sulla musica della sua band ("Lou plays the scale like the man of your dreams / Hearing the bass as you enter your teens / Exit your life recollecting universal themes"), anche quando tocca livelli di impassibilità e indifferenza degni del migliore David Berman, o quando sembra perdersi nel più largo e comodo autocompiacimento alla Yo La Tengo, non perde mai quell'accenno di sorriso bonario, non abbandona mai quel tono tollerante e cordiale, come chi ha ben chiara la consapevolezza di essere nella stessa barca insieme a tutti, e che non saranno quattro canzoni di vecchio, glorioso e polveroso indie rock a farci migliori degli altri, né a salvarci. O forse sì? Ah, questo vecchio cuore stupido.



lunedì 19 marzo 2018

As you disappear

ETERNAL SUMMERS

"polaroid – un blog alla radio" – S17E21

Superorganism – Cut Your Hair (Pavement cover)
Eternal Summers – Forever Mine
Holy Now – Pearl
Belle And Sebastian – Poor Boy
[in collegamento con Andrea “Benty” Bentivoglio per la rubrica “Troppa Braga“]
Astro Children – Nora Flood
The Yellow Traffic Light – Sunset Mezzanine
Say Sue Me – B Lover
BOYS – End of Time
Basic Plumbing – As You Disappear

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domenica 18 marzo 2018

It's time to rehearse our goodbyes

FOLIAGE - III

Domenica pomeriggio di pioggia e di convalescenza, tempo ideale per riascoltare un paio delle ultime uscite della infaticabile Z Tapes, etichetta di Bratislava che sforna a ritmo impressionante cassette di bedroom pop a bassa fedeltà, mantenendo sempre molto alto sia il livello qualitativo sia quello della ricerca.

Foliage è il nome d'arte di Manuel Joseph Walker, diciannovenne di San Bernardino, California, già arrivato al traguardo del terzo album. Walker scrive e registra completamente da solo, e anche le canzoni che anticipano questo nuovo III riflettono un certo atteggiamento malinconico ma curiosamente aperto, come se un senso d'attesa riempisse gli spazi tra le parole e i suoni. Le sue chitarre jangling e le sue melodie distese rimandano abbastanza chiaramente a certe idee del primo Wild Nothing o magari di casa Spirit Goth Records, che non a caso aveva pubblicato il precedente Silence. A quanto dice Walker ina una recente intervista su Impose, "III is the most me record yet, now content with life and not longing for love or a form of relationship. Simply honoring real values and friendships".



Adam Porter, ovvero Starman Jr., a un primo ascolto fa parte dello stesso universo di suoni, forse con una inclinazione narcolettica più accentuata, come dei Real Estate sotto ipnosi, ma a mano a mano che ti immergi nel suo ultimo lavoro, Pearl, ti accorgi che innesta spesso e volentieri piccoli synth sporchi, loop e altri minuscoli glitch, e che la sua voce sembra arrivare spesso da sogni dimenticati. Il cantautore di Oxford, Mississippi, è iper-prolifico, ma questa sua caratteristica "weird" diluita dentro melodie sognanti sembra lontana dall'esaurirsi. Come recitava il motto del suo penultimo lavoro, "wish I was dreamin all the time / but then I couldn't play playstation".