mercoledì 2 maggio 2018

I used to be a totally different kind of person

Modern Studies - Welcome Strangers

Remember I said before bed
that I felt I was caught in a current,
you said it was fine.
I thought you were there,
heard your voice in the air,
but it turns out you weren’t.
Like something divine.


Una delle parole che ricorre più spesso dentro Welcome Strangers, il secondo album dei Modern Studies è "grow". E mi sembra che dentro quel crescere, che poi diventa un espandersi e un trasformarsi, stia una delle chiavi della poesia di questo disco. È un crescere che respira, pulsa e segue da vicino i ritmi della natura. I suoi versi e le sue melodie si mescolano alla terra e all'acqua del mare, si sciolgono nel vento, non hanno fretta di fiorire, poi mutano colore in un attimo, come un vasto cielo del Nord. È un crescere che soffia in una conchiglia vuota e leggera, è pietra che diventa una casa. Aspetta dietro la finestra silenziosa il movimento circolare delle ombre, riconosce i passi di chi ama.
La musica dei Modern Studies ha un fascino che non si concede subito, come pop orchestrale alla Tindersticks o cantautorato rigoroso alla Nick Cave, ma capace di carezze e scontrosità peculiari. Sa essere epica e pastorale al tempo stesso. Si apre all'improvviso a ricordi che forse erano soltanto sogni, come la strofa che ho copiato qui sopra. Mi piace l'aria di enigma di quelle poche frasi: non riesco a decidere se racchiudono una profonda solitudine o se descrivono una stupenda illuminazione. La maniera dolcissima ed elegante con cui si fondono le voci di Emily Scott e Rob St. John dentro gli arrangiamenti di archi, fiati e organo, non fa che aumentare la sensazione di vertigine dentro una profondissima quiete. Spiega il comunicato che accompagna il disco, “in making this record we had to think clearly about what a strange sound might conjure up. We wanted to be respectful of the orchestral arrangements, while adding elements of chance and weirdness". Elementi che sono quanto mai benvenuti, visto il risultato finale. Benvenuti, davvero, stranieri.

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