mercoledì 6 dicembre 2017

Like a shell on the shore your old heart echoes like the sea

Dressed Like Wolves - THE BIG TRY

I think you are heaven sent because you have the scent of cheap red wine on you and every time you walk into a room you sing about how the world is small and dying and we still have each other...

Nell'istante in cui ho letto che, per registrare il loro nuovo album The Big Try, gli inglesi Dressed Like Wolves si erano fatti prestare dei microfoni da Ellis Jones dei nostri cari Trust Fund, avevo già deciso che mi sarebbero stati simpatici. Poi è partita Tiny Ides, ed è venuto giù un po' tutto. Lasciarsi travolgere è l'espressione che ho avuto subito in mente. Una voce così fragile, una progressione di accordi così nuda che quasi non capisci come la musica possa stare assieme. Eppure trabocca d'amore e risate strappate alle lacrime, "you're half flat coke with too much ice / and with no straw / but you're still mine", e la canzone va avanti e ti sbatte dove vuole, non ti vede neanche, è tutto un precipitare e un accavallarsi di immagini slegate, di cuori sanguinanti, è come stare in faccia a un mare in burrasca e aspettare onda dopo onda di venire travolti e sommersi, "and I'm swimming / you're the current / you're a secret / and you show it".
Sembra un trucco risaputo, quel contrapporre rumore e romanticismo, quell'esibire sentimenti, lasciarli esplodere in cielo in piena luce, e poi seppellirli subito dopo nel frastuono, nelle inarrestabili eumerazioni, nei feedback delle chitarre. Ma Rick Dobbing, autore dietro il nome Dressed Like Wolves, possiede una grazia e un talento che mi ha spiazzato e mi ha fatto innamorare a prima vista. Quello che raggiunge con la sua musica è uno stato emotivo che può ricordare al tempo stesso Bright Eyes e certi Grandaddy: la sua pronuncia sempre molto drammatica riesce portare avanti il racconto sia nei momenti acustici che in quelli più elettrici, spesso avvicendandoli più volte all'interno delle stesse tracce, vedi la piccola e deliziosa Outerlimits in apertura, o la struggente e onirica Slate ("what rain were you listening to today?"). Uno stile a cui non manca l'immaginazione, per esempio quando escogita un titolo meraviglioso come You've Been Drinking White Russians All Night And Now Your Bones Are Strong, o lancia la metafora di due astronauti innamorati che muoiono alla deriva nello spazio e forse riescono a darsi un ultimo bacio (Dying In Space).
Ma è lo stesso Dobbing, in un'intervista a Gold Flake Paint, a dare una perfetta definizione della musica dei Dressed Like Wolves, ovviamente offrendola e poi quasi tirandosi indietro: «I don’t know who these songs will resonate with but hopefully people like too many words, no choruses, big riffs and loads of massive casio over the top. This is our rock'n'roll album for sure and I don’t know for sure if we have another full one in us. It’s a love letter to the summer easing into autumn and everyone who means anything to us».
E come ogni "lettera d'amore" sincera, brutale e appassionata, The Big Try è un disco che ti si stampa sul cuore al primo ascolto.

I would sing you every song that could ever make you smile
in hopes that you could sing those songs to someone else






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