giovedì 6 aprile 2017

"RAW 'n' LOUD": intervista ai Jackson Pollock!

THE JACKSON POLLOCK

Questa sera al Mikasa arriva il noise lacerante degli Spectres. In apertura alla band britannica suoneranno i nostri Jackson Pollock, una delle nuove band più interessanti che mi sia capitato di vedere da tempo qui a Bologna. Impetuoso duo chitarra e batteria, riescono a coniugare furia e divertimento, irruente tumulto e scanzonata catarsi. Si esce da un loro concerto frastornati, sorridendo come se non si sapesse bene dove ci si trova ma in fondo non importasse molto. Non a caso, il loro motto è "RAW 'n' LOUD".
Emily e Reginald, dalla loro base nell'hinterland bolognese, hanno appena registrato Bootleg, raccolta a bassa fedeltà di cinque tracce che tentano di catturare un'istantanea di quello che sono i Jackson Pollock oggi. Tra l'altro contiene anche una nuova versione di The Yeah Song, la canzone che avevano regalato alla compilation natalizia di polaroid dell'anno scorso. Per il resto non si trovano ancora molte tracce di loro in rete, e così ho voluto rivolgergli direttamente qualche domanda per conoscerli meglio, anche se la cosa migliore credo rimanga andare a vederli dal vivo. E soprattutto stare vicini, molto vicini, al palco.

Cominciamo proprio dalle presentazioni, visto che ancora non si sa molto di voi: da dove venite e come vi è venuta l’idea di mettere in piedi la band? Cosa si può rivelare intorno ai vostri personaggi?
Ah, l'annosa questione della bio! Niente di magico, veniamo dallo stesso paesino di provincia e ci siamo trasferiti a Bologna. Suonavamo insieme anche prima, ma il passato è tipo cancellato. Suonando a caso in casa abbiamo scritto un po' di roba e la band è venuta fuori per astrazione.

La prima impressione che ho avuto ascoltandovi (anzi: quando mi sono fatto travolgere dall’uragano della vostra musica a uno dei vostri concerti), è che ci sia una grande parte di jam e improvvisazione: è davvero così? Come scrivete concretamente i pezzi e come riuscite nell'impresa di assemblarli e farli stare assieme?
In realtà improvvisiamo poco, più che altro lo facciamo in privato perché a me piace molto improvvisare mentre Davide si vergogna. I pezzi escono naturalmente, si incastrano da soli a volte, cerchiamo di non domandarcelo e lasciare nella nostra musica una parte inconsapevole.

Ci sono dei riferimenti musicali che tenete sempre presente per la vostra musica? Uno potrebbe immaginare che i vostri ascolti comprendano tanto il rock, quanto noise o jazz. Insomma, cosa vi piace (compreso quello che non finisce direttamente nei Jackson Pollock)?
Il gruppo preferito di Davide in assoluto sono i Sonic Youth (pre Sonic Nurse), io ascolto sempre la stessa musica, canzoni singole più che album (ho lo skip facile, il replay infinito e il volume per me è o acceso o spento!). La musica nuova voglio scoprirla per caso.
Yes noise - no jazz! Una cosa che ci ha influenzato sicuramente è stato un concerto dei No Age visto al Covo: ci ha fatto capire che già in due potevamo essere una band, tipo l'acqua calda!

Quando Emily canta e pesta la batteria si resta immediatamente colpiti dalla sua energia, ma in effetti di cosa parlano le canzoni? Di chi sono i testi, e che cosa vi piace raccontare?
I testi li incastriamo insieme, a posteriori, con un metodo segreto che dovremmo brevettare. Non ci interessa comunicare a parole, ma quello che esce comunque ci riflette, anche se in un modo più criptico. Facciamo fatica anche con i titoli delle canzoni: chi ha visto la nostra scaletta lo sa!

È possibile catturare l'energia dei vostri live dentro una semplice registrazione? In che modo cambia il vostro approccio in studio?
Il feeling live è proprio quello che tentiamo di raggiungere nelle nostre registrazioni casalinghe. Abbiamo anche provato a registrarci con tecniche più canoniche, ma siamo subito tornati al lo-fi, "al nostro amato Tascam", per catturare l'aura (ovvero poter riascoltare i pezzi e ritrovarcisi e non sentirli distanti). Nel processo qualcosa lo abbiamo imparato, forse!



The Jackson Pollock - Chuck Norris


The Jackson Pollock - The Yeah Song

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