domenica 31 gennaio 2016

Bitter pill

Flowers - Bitter Pill

Nel caso dei Flowers, una nuova anticipazione dal secondo, attesisissimo album Everybody’s Dying To Meet You arriva sempre come una gradita sorpresa e un colpo al cuore al tempo stesso. L'impalpabile voce di Rachel Kenedy passa come una lama affilatissima sopra ferite ancora non rimarginate: "stop wasting me", mentre il fragore delle chitarre cresce e come ogni volta sembra stia tutto per crollare. Questa Bitter Pill è davvero amara.
L'album è stato prodotto da Brian O’Shaughnessey, già al lavoro con Clientele, Primal Scream e My Bloody Valentine, e sarà pubblicato il prossimo 12 febbraio da Fortuna Pop! (UK) e Kanine Records (USA).


sabato 30 gennaio 2016

Home - Bomboland @ ZOO!

HOME - BOMBOLAND @ ZOO

In occasione di Art City e della White Night di ArteFiera, ZOO replica la sua serata consacrata a illustrazione e carta. Gli ospiti questa volta sono Maurizio Santucci e Elisa Cerri, in arte Bomboland, tra i più virtuosi illustratori italiani di papercut. "HOME" è con una mostra di tavole 3D originali dedicate all'idea di casa, tema ricorrente e centrale della produzione Bomboland, "ma anche archetipo dell'immaginario infantile, a cui l'illustrazione torna sempre".
Vernissage con aperitivo questa sera alle 19, e ci sarò anche io a mettere un po' di dischi: "A House Is Not A Home - bedroom pop and other homemade music" è l'inevitabile titolo del dj set.
Ci si vede a banco!



Islandis - Home

Don’t laugh

Cerf Volant

“polaroid – un blog alla radio” – S15E13

Love The Unicorn – Melted
Très Oui – Fall Back (demo)
Milk – Don’t Laugh
Sea Pinks – Trend When You’re Dead
Cerf Volant – Dark End Of The Sea
Sauna Youth – The Bridge
Big Cream – What A Mess
T-Shirt Weather – Devin O’Leary
Oakland Health Academy – Oh Girl
Pete Astor – My Right Hand

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giovedì 28 gennaio 2016

Coming for you

A Nighthawk

C'è stata una stagione, schietta e divertente, in cui una band come gli Shout Out Louds poteva anche cambiarti la vita. Oggi a qualcuno una frase del genere farà sorridere, e vista da qui la prospettiva appare davvero più semplice. Da allora l'indie rock ha già cambiato pelle altre cento volte, ma a me è andata così, e alla fine ne sono felice. Ora la band svedese sembra attraversare una prolungata fase di stallo: Bebban Stenborg ha finalmente debuttato con gli Astropol (insieme a Peter Morén del trio Peter, Bjorn & John), mentre Carl Von Arbin sembra essersi dedicato ormai a tempo pieno a grafica e fotografia, Eric Edman era sparito dalle scene già negli ultimi tour, e Adam Olenius non fa uscire nulla del side project We Are Serenades da almeno tre anni.
Resta il bassista Ted Malmros, che insieme alla moglie Sarah Snavely (già nei Dag För Dag), e con l'aiuto di Victor Hvidfeldt alla batteria, ha dato vita agli A Nighthawk, orientati a sonorità più elettroniche e dark. Dopo un paio di EP pubblicati da Ingrid arriva ora l'album Ice In The Belly, Fire In The Mind, autoproduzione in uscita per il collettivo Dead Dandelion. Siamo in un territorio del tutto nuovo: composizioni scarne, ritmi ipnotici, atmosfere spesso tese e misteriose. Mi vengono in mente paragoni con nomi recenti del pop nordico, tipo Lykke Li, o con quel suono contemporaneo post-Lorde. Forse li preferisco quando sono più caldi, melodici e malinconici (come nella eterea Beauty) ma si tratta di un lavoro comunque suggestivo che richiede una certa attenzione per non scivolare via. Chissà se a qualcuno cambieranno mai la vita.



A Nighthawk - Coming For You

A real thing

LOVE THE UNICORN - A REAL THING

Quando succede una cosa bella esclami sempre “davvero?”. Come se non fosse possibile, come se non te l’aspettassi mai e in fondo non credessi nemmeno di meritartela. Vorrei sentirti dire qualcosa di positivo ogni tanto. Basta pigrizia. Basta con tutta questa distanza che mettiamo tra noi e ogni cosa. Prova a lasciare andare un “bene così!” al posto di qualche “davvero?”: almeno sembrerà più allegro. Perché a pensarci bene è proprio come dici tu: questa è una cosa vera, è successa qui e ora, e ci siamo in mezzo noi.
Metti su questo disco: si intitola A Real Thing, e non è un caso. Lo hanno fatto i Love The Unicorn, una band indiepop di Roma, sono bravi e hanno proprio quel suono super positivo che ti farebbe bene ascoltare con un po’ più di attenzione. Dentro ci trovi un sacco di ispirazioni differenti: dal timbro languido di certe chitarre inglesi Anni Ottanta di casa Cherry Red (Felt, Monochrome Set…), alla scrittura classica ed essenziale di nomi più contemporanei come i Girls. È un pop colorato e pieno di riverberi dolci. Queste canzoni (registrate insieme ad Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes) vogliono sembrare semplici, fatte apposta per farti compagnia ed essere lì quando finalmente dirai “bene così!”.
E ogni canzone ha la sua storia (su Rockit oltre allo streaming integrale trovi anche un'intervista). Mentre Sports, l’EP precedente, raccontava da vicino la vita di tutti i giorni, con le sue abitudini e le sue coincidenze, A Real Thing prende una piega meno personale, più astratta e libera, ma non meno sincera. In queste dieci tracce i Love The Unicorn e la loro voglia di divertirsi lasciano che sia soltanto il suono a guidare parole e pensieri, a fare da vero filo conduttore a tutto il disco. Bene così!



Love The Unicorn - Weekend


Love The Unicorn - Melted

martedì 26 gennaio 2016

Jimmy Whispers live @ MOOG!

Jimmy Whispers

"Nothing changes in my life" cantava disperato Jimmy Whispers in Keeping Me High, uno dei singoli estratti dal suo Summer In Pain dello scorso anno. Quello di Whispers non era soltanto dolore: la sua voce e i suoi versi convulsi traboccavano un'inquietudine frenetica con cui mi è impossibile non simpatizzare. "I don't know what's wrong mith me", e intanto non stava fermo un istante. Buttava fuori tutto subito, lo traduceva  nella sua musica a bassa fedeltà, senza mediazione e quasi senza mezzi. Il primo nome che è venuto in mente a chiunque si sia fatto travolgere dalle sue canzoni è stato quello di Daniel Johnston. E poi ascoltando quelle tastiere giocattolo massacrate e quelle ritmiche scarne non si poteva non pensare anche a Casiotone For The Painfully Alone, a quella stessa emotività che non accettava compromessi.
Questa sera Jimmy Whispers arriva in concerto al MOOG di Ravenna ,e non non si può davvero mancare (free entry as usual!). Non bastasse la presenza del giovane cantautore californiano, prima e dopo il live avremo anche Fabio "Glamorama" Merighi a curare la selezione musicale. Ci si vede a banco!



Jimmy Whispers - Keeping Me High

lunedì 25 gennaio 2016

This wasn’t exactly how I planned it

Pete Astor - Spilt Milk

Eri convinto di conoscere tutte le risposte, hai sempre fatto credere a tutti di saperla lunga, come se per te il tempo non dovesse passare mai. Continuavi a muoverti con una sicurezza negli occhi che doveva fare invidia. Non ti sei mai accorto che, a poco a poco, il silenzio che ti circondava non era più rispetto ma cortese imbarazzo. Non ti mai sei reso conto che, a poco a poco, quella che consideravi una riconosciuta maturità, una ragguardevole esperienza si era ridotta a un irrilevante vivere di ricordi, di cui non importava ormai niente a nessuno.
Sembra avere queste sfumature il sentimento predominante dentro Spilt Milk, il nuovo disco di Pete Astor, cantautore britannico che aveva già dato molto alla storia dell'indiepop, avendo fatto parte negli Anni Ottanta di due band considerate oggi seminali come Weather Prophets e Loft, di casa alla Creation. Lungo queste nuove dieci canzoni si avverte il tono agrodolce del rimpianto, ma è come se ogni parola fosse smorzata, attutita da un'abbondante dose di serenità. I personaggi sono in qualche modo scesi a patti con il passare delle stagioni, e anche se forse non l'hanno accettato del tutto, sembrano ormai ritenere inutile la rabbia e lo scontro frontale. "Watch out / there goes a lifetime / there it goes" (da There It Goes). Non è rassegnazione: è soltanto che dobbiamo andarcene di qua, tanto vale - per quanto possibile - farlo con un sorriso. "This wasn’t exactly how i planned it / This wasn’t exactly the way it was meant to be" riconosce Good Enough. Si cerca di restare a galla in un mondo fatto di ipocrisia: "I do everything I’m supposed to do / I smile and I say the right thing / but I know I’m not fooling you" (Good Lock). Anche l'amore, in fondo, è un compromesso: "I thought the idea was me and you would last forever" (Really Something). E in tutto questo, ad Astor non manca l'autoironia: la scena descritta da Mr. Music per esempio vede come protagonista proprio un vecchio cantante che non vuole più abbandonare il palco, e il ritornello domanda "when will he let it go?".
Una visione limpida e tranquilla che si traduce in un suono cristallino, spartano ma non privo di calore, tutt'altro. Per questo album, che esce per Fortuna POP! e Slumberland, praticamente una garanzia, Astor ha potuto contare sulla collaborazione di James Hoare (già Veronica Foals, Ultimate Painting e altri). Non è un caso: in fondo Hoare è solo uno degli ultimi in ordine di tempo (dopo Belle & Sebastian, Hefner, Wave Pictures, giusto per citarne alcuni) a raccogliere l'eredità di un indiepop raffinato che proprio Astor aveva contribuito a fondare.



Pete Astor - Really Something

venerdì 22 gennaio 2016

Indie Misfits Party!

Indie Misfits Party!

Questa sera trasferta romagnola per l'Indie Misfits Party! Ci sono i Regata dal vivo (ne avevo parlato qui), un botto di dj divertentissimi e metterò due dischi pure io: ci si vede a banco!

Ordinary daze

Sea Pinks


Sea Pinks - Ordinary Daze
Yuck - Hearts In Motion
Bent Shapes - New Starts In Old Dominion
Burnt Palms - Fold
Mark Sultan - Not Another Day
Pete Astor - Really Something
Woods - Sun City Creeps
Tomorrows Tulips - Check Me Out
Hidden Hind - Picture Show
Jimmy Whispers - Heart Don't Know

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MAP - Music Alliance Pact #88

MAP - Music Alliance Pact

Bentrovati a un nuovo episodio dell'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- la coreana Kim Sawol, con un pop acustico dai suoni molto eleganti e soprattutto con una voce che seduce al primo ascolto;
-  il cileno Oso El Roto, che mette assieme rap aggressivo e giocose sperimentazioni elettroniche poco inquadrabili;
- il giapponese Native Rapper, con un "rap da apertivo" dai colori sintetici e sgargianti;
- l'argentino Sebastián Kramer, con una cover di Absolute Beginners che sembra debitrice tanto di David Bowie quanto di Nick Drake;
- l'immancabile dose di sporchissimo garage pop fornita dai surfisti australiani, questa volta tocca ai White Lodge.

Gli italiani scelti questo mese sono gli Aucan. Sì, lo so, Stelle Fisse è già uscito da un po' ma io l'ho recuperato solo a fine anno e mi sembrava comunque doveroso segnalarlo a un pubblico non solo "locale". Del resto la band bresciana ha sempre guardato in maniera chiara fuori dai nostri confini. Questo quarto lavoro del trio bresciano non a caso esce sia per Tempesta che per la label londinese Kowloon. Mi sembra il loro lavoro più completo ed esaltante finora, capace di colpire con una freddezza e una precisione di fondo che non possono non lasciare ammirati. Votato al dancefloor ma con quel tono "oscuro" che sa raccontare molto di più. Stelle fisse, almeno cinque su cinque.

(mp3) Aucan - Errors

Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di gennaio con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

martedì 19 gennaio 2016

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (cit.) - Gennaio 2016

Sporadica rubrica fatta con i miei sensi di colpa e le vostre email

(ho questo blog da più di quattordici anni e ancora mi trovo tutti i giorni la posta piena di synth-pop, electro e remix house. Dove sono finite le chitarre che amavo? Perché non mi scrive mai nessuno che dice di ispirarsi ai Pants Yell o a Julian Nation? Ok, basta con il prologo frustrato che non interessa a nessuno, avanti con la musica)


Grubs - It Must Be Grubs

Se, come me, amate i Trust Fund dovete assolutamente ascoltare i Grubbs, trio di Bristol che vede al proprio interno proprio Roxy Brennan (ex compagna di formazione di Ellis Jones, ora nei Joanna Gruesome e titolare del notevole progetto solista Two White Cranes), Owen Williams dei Joanna Gruesome e Jake May (giornalista musicale e a quanto pare infaticabile promotore DIY). It Must Be Grubs è il titolo del veloce e rumoroso album di debutto, uscito l'autunno scorso e ora ripubblicato in vinile da Tuff Enuff Records!



SURF FRIENDS

Provenire dalla Nuova Zelanda e citare come riferimento principale i Clean non sembra particolarmente originale, ma se lo stesso David Kilgour ha suonato insieme a te, e inoltre pubblichi per Flying Nun, forse qualche credito te lo sei conquistato. I Surf Friends, da Auckland, non devono aver perso molto tempo sulla scelta del nome ma con l''EP Dreams Are Real un bel suono estivo e senza fronzoli l'hanno azzeccato. "We are two mates who love surfing and playing music": che altro serve?



HIDDEN HIND

Pensavate che una giovane band italiana ispirata a suoni sognanti shoegaze ormai non potesse più stupirvi? Dovrete ricredervi ascoltando gli Hidden Hind, quintetto bresciano appena uscito con un omonimo Ep di debutto per Sherpa Records. Idee chiare, riferimenti sia classici (Ride) che contemporanei (Beach House) molto netti, e soprattutto un'arma segreta nella voce incisiva di Alessandra Testoni. Promettenti è una parola abusata che però per loro mi sento di spendere con una certa sicurezza.




THE HALFWAYS

The Halfways si presentano in maniera un po' anonima: quartetto da Austin, Texas, nato dal songwriter Daniel Fernandez, "that incorporates a variety of different styles to arrive at a unique mixture of sounds". Però poi faccio partire il soundcloud e c'è questa psichedelia molto leggera e tranquilla, a volte quasi con accenti Real Estate, a volte più sognante alla Woods, davvero niente male. Domani pubblicano un EP di quattro tracce con la copertina disegnata da Shane Butler dei Quilt.




VIRGIN KIDS

Poche cose devono essere difficili oggi come diventare la next big thing nel giro indie rock inglese, suonando un garage-punk super fuzzy. Nonostante tutto, un bell'hype sembra circondare questi londinesi Virgin Kids. Dopo avere diviso palchi con gente del calibro di Jacuzzi Boys, Coathangers e Dirty Fences, nel mese di marzo arriverà Greasewheel, album di debutto pubblicato da Burger Records (US) e Fluffer Records (UK).

venerdì 15 gennaio 2016

Dal gruppo di whatsapp OH MA STASERA ANDIAMO A VEDERE CALCUTTA?

Calcutta - Mainstream


- Non puoi fare i concerti davanti al pakistano e poi vendere i cd a 12 euro. In quei due euro lì sta tutta la differenza.
- Scusa, ma quale differenza? Quale pakistano?
- Quando Calcutta è venuto a Bologna a dicembre, e c’erano tipo 200 persone in fondo a Via Mascarella, la gente in mezzo alla strada, e Calcutta ha fatto questa specie di concerto di presentazione di Mainstream da solo con la chitarra acustica sotto i portici, molto bello davvero, molto spontaneo, i cani, le birre nelle mani fredde, il pakistano che esce dal negozio e ci chiede di spostarci un po' perché lui starebbe lavorando, le ragazzine che cantavano tutti i testi, la signora del bar che si vuole far fotografare insieme a lui...
- C’ero anche io. Avevo di fianco il noto giornalista e agitatore culturale Marco Pecorari.
- Però poi, alla fine di tutto, vendeva il disco a 12, e dovevi avere i due euro spicci perché non c’era da cambiare. Facevano l’offerta cd+sciarpa a 20 euro ma a le sciarpe le hanno esaurite subito. E lì ho capito che per me sto Calcutta se ne approfitta, cioè stava lucrando come uno qualunque su questa cosa del concerto spontaneo e improvvisato. Da che mondo è mondo, il cd ai concerti DIY si fa al massimo a 10, dai su.
- Boh mi sembra una cazzata. Potresti anche dire che, come ha intitolato il disco Mainstream, così voleva rompere con queste consuetudini, usi e costumi dell’indie, anche nel prezzo del cd...
- Sì rompi pure, ma intanto so’ soldi.
- Vabbè e quindi solo per questo stasera non venite al Covo?
- Io non so, ho un compleanno.
- Io sono indeciso. Sarà murato, gran casino. Ti ricordi quando era venuto un anno fa da ZOO ed eravamo in dieci.
- Sì c’ero pure io. A volte non si capiva se era uno scherzo ma è stato molto bello.
- Stasera sarà murato anche di ragazzine che cantano, ripensateci.
- Sì, però vedi, rispetto a un anno fa lui ha continuato a fare la sua cosa e alla fine la gente ha capito e adesso ha successo.
- Mah, a parte che sarei curioso di sapere che cosa può essere il "successo" per un artista come Calcutta oggi in Italia (ok passi a Radio Deejay e poi?), per me non è vero. L’ha pure detto chiaro: il nuovo disco è stato fatto proprio per rompere con certe sue cose vecchie, con una certa immagine, con le abitudini, la storia della bassa fedeltà, i cliché di certi giornalisti…
- Ma poi che falso problema è? Prima faceva cose che sembravano registrate con Skype e adesso c’è il suono di pianoforte calibrato al millimetro da Andrea Suriani. Per me la domanda resta: le canzoni ci sono oppure no? Io dico di sì. E poi se vuole metterci gli arrangiamenti alla Lucio Dalla non vedo il problema.
- Le canzoni ci sono, ma non è che mi convincano fino in fondo.
- In che senso? Prendi il singolo. Sarà l’unica canzone della storia del pop italiano a usare il verbo “reimparare” nel ritornello. Eppure la cantano tutti. Reimparare, guarda: non me la prende nemmeno il telefono.
- Boh, anche per me ci sono delle sbandate.
- “Vestiti da Sandra che io faccio il tuo Raimondo” è una delle cose più romantiche che mi potrebbe mai passare per la testa di dire a una donna.
- Sì, ma poi ci sono delle strofe debolissime tipo quella del sorriso/paresi, che ti viene da dire ma non ce l’ha un editor, uno con cui sedersi lì a leggere i testi prima di andare in studio...
- Beh, ma una certa mancanza di misura e controllo con un personaggio così la devi sempre mettere in conto. C’è anche un fattore “sticazzi” sempre presente.
- E quindi da una parte metti citazioni di Luca Carboni e Antonello Venditti, da una parte spieghi la collaborazione con Niccolò Contessa dei Cani, e dall'altra però vuoi ancora restare quello spontaneo, impulsivo, libero di essere punk de borgata?
- Anche, sì.
- Uhm, ok… Però non so, non mi convince del tutto.
- Io dico che ok, non vi convince ancora del tutto. Però per me è un po’ come assistere a un cantautore che nasce. Sta prendendo forma una cosa nuova, con le incertezze e tutto il resto. Per questo la sera dal pakistano in Via Mascarella a suo modo è stata un piccolo momento di Zeitgeist, eravamo tutti lì intorno e stava succedendo qualcosa di piccolo ma importante.
- Non lo so. Accadeva che ci pigliava per il culo.
- Sì, vabbè, però intanto pensa quanto racconta di noi e di come siamo messi un verso tipo “Non ho lavato i piatti con lo Svelto / è questa la mia libertà”.
- Tra l’altro fa ridere perché lui se la prende con una certa generazione dei padri che ascoltano De Gregori, e poi Santoro su Repubblica lo paragona a Jovanotti.
- Ah beh, sarà stato contento.
- Non è che puoi fare le interviste da sbronzo con i tuoi amici su Vice tutta la vita.
- “Frena che c’è un dosso / e poi finisce il mondo” è super romantico.
- Boh, e se fosse solo ingenuo?
- No, non è ingenuo. Magari a volte si potrebbero elaborare di più certi passaggi, non ci si dovrebbe mostrare così avari, ok. Ma per me si vedrà che Mainstream era ancora un disco giovanile. Doveva essere così.
- Ma quindi, stasera Covo o è troppo mainstream?


Picture

Picture - Cing

Ormai anche l'espressione "balearico scandinavo" mi evoca quell'atmosfera da "nostalgia del futuro" che una volta apparteneva soltanto a certi suoni retromaniaci. Questo è certamente il futuro, e la Svezia resta sempre un'avanguardia pop, ma se ripenso a quei sette otto anni fa, alla sincera trepidazione per certi dischi, a come seguivamo siti e blog via google translate pur di restare attaccati a una vaga idea, a certe fragili connessioni, mi domando dove stia brillando quella luce oggi, dove si possa sentire ancora quell'aria sulla faccia.
Questa mattina nella prima mail leggo "for fans of Air France", ed è già una malinconia rosso Falun, locandine del vecchio Debaser e profumo di bosco nella stanza. Lui si fa chiamare Picture, è il progetto solista del produttore di Malmö David Kyhlberg (parte del duo Sail A Whale) e ha alle spalle un EP con Cascine.
Questo nuovo Amethyst EP viene pubblicato in 12'' da Silence Productions, neonata etichetta sussidiaria della nostra cara Luxury (Westkust, Apalca Sports, Sun Days...) tutta dedicata a uscite in tirature limitate. L'anteprima si intitola Cing e credo si possa dire senza ombra di dubbio che è la sua cosa migliore sentita finora. Synth trionfali e luminosi come aurore boreali, riverberi sconfinati, l'eco di una voce che sembra planare da chissà dove e una drum machine incalzante. Quei "fans of Air France" potranno essere felici e sognare ancora i cieli della Dalarna.



Picture - Cing

giovedì 14 gennaio 2016

All lies are true

Weird Black

Una delle cose più importanti che sembrano insegnarci le mappe è che non bisogna davvero cercare là dove credi di poter trovare ciò che cerchi. La mappa non è il luogo che indica. Così, per esempio, se leggi il nome “Hy Brazil” non pensare subito a climi tropicali e spiagge assolate. Piuttosto, dovrai dirigerti molto più a Nord, circa all'altezza dell’Irlanda, nel mezzo del gelido oceano Atlantico. E anche a quel punto scoprirai che Hy Brazil non è nemmeno un’isola: è la leggenda di un’isola, è una voce tramandata per sbaglio o forse soltanto un sogno.
Non è affatto stravagante che la band romana dei Weird Black abbia scelto come titolo del proprio album di debutto questo nome inafferrabile, questo luogo inaccessibile se non per mezzo di mappe vaghe e confuse. In fondo, si potrebbe dire che la loro musica nasce nello stesso stato sospeso, respira la stessa aria di favola, un po’ grottesca e un po’ surreale.
Se la psichedelia classica degli Anni Sessanta, quella magia che evoca una parola lontana e al tempo stesso definitiva come “Canterbury”, rimane il porto da cui i Weird Black sono salpati, la rotta della loro folle nave si stempera verso direzioni più scanzonate, sulla scia di una bassa fedeltà più contemporanea, quella che ha ascoltato bene la lezione di personaggi come Ariel Pink e Daniel Johnston, o nuove band come i Foxygen, scrutando l’orizzonte avendo negli occhi lo stesso sguardo beffardo alla Mac DeMarco. Chitarre che sbucano da caleidoscopi, melodie scarne e ipnotiche, ritmi sornioni che finiscono per catturarti e portarti alla deriva. Non cercate Hy Brazil sulle mappe: lasciate che sia questo disco a condurvi là.


Weird Black - All Lies Are True

martedì 12 gennaio 2016

I'm still standing in the wind, but I never wave bye bye

David Bowie - Modern Love


La mia poco dignitosa verità è che Blackstar io non avevo molta voglia di ascoltarlo. C’è sempre questo rapporto ambivalente e teso con i grandi artisti ormai invecchiati: da una parte vorresti continuare a imparare tutto da loro, dall’altra hai paura di scoprire che non riescono più a dirti nulla. Sei cambiato tu? Sono cambiati loro? Ti eri sbagliato da giovane? Sei diventato ottuso e insensibile con gli anni? Con uno come David Bowie è ancora più difficile: è stato così monumentale, ha avuto talmente tante forme, indossato talmente tante maschere, che quasi ognuno può dire di avere il “proprio” Bowie. Sono convinto che ciò rappresenti una ricchezza, ma non bastava a farmi venire la voglia di ascoltare Blackstar.
Ho passato la maggior parte delle ultime quarantotto ore sveglio, tra ufficio, treno, casa, radio e telefono. Ero online quando sono cominciati ad arrivare i retweet della conferma di Duncan Jones. Lavorando e spostandomi continuavo a seguire i feed delle notizie e dei commenti che venivano pubblicati a getto continuo. Ho letto quasi tutti gli articoli che avete condiviso dappertutto. Ho fatto partire quasi tutti i video che avete postato. Ho messo like a un sacco di post commoventi. Oggi bisognava farlo. Non bevo quasi mai caffè. Il tempo ha cominciato a girare a vuoto, come quando non sei più sicuro di avere fatto quello che ricordi di avere fatto, e ti domandi se forse lo hai soltanto sognato. Non sapevo bene se stavo parlando nel sonno mentre ero seduto alla scrivania.
Mi accorgevo di una scomoda sensazione che mi restava addosso, in mezzo a tutte queste parole e a questi ricordi. Qualcosa di mesto e tetro, ma in qualche modo anche distante. Assomigliava più al sentirsi svuotato che all’essere semplicemente triste. E, soprattutto, era una sensazione collettiva, di continuo ribadita e rimbalzata in tutti i nostri reply. Mi era successa una cosa simile il giorno della morte di Lou Reed. La differenza forse stava nel fatto che Bowie lo conoscevo meno, ma l’ho conosciuto prima, molto prima.
C’erano stati gli indecifrabili turbamenti di fronte al video di Ashes To Ashes, che all'epoca sembrava passare tutti i pomeriggi su Popcorn; c'era stata l’esaltazione incontenibile per Modern Love, che da bambino mi faceva saltare per tutta la casa (Leos Carax: grazie di cuore); ci metto dentro anche la copia de I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino, trafugata dalla libreria dei miei e letta di nascosto; Labyrinth una volta l'anno su Italia1, Let's Dance in spiaggia e poi la cassetta di Heroes al liceo, curiosamente registrata da una ragazza che insegnava catechismo.
Ho sempre saputo che Bowie ha influenzato un sacco di band che amo, e in qualche modo devo essermi sentito soddisfatto così: anche senza possedere la sua intera discografia, ne avrei avuto comunque gli stessi benefici. Mi sbagliavo. Questa sono tornato a Blackstar con la confusa convinzione che tutto quello che ci avevo trovato di faticoso sarebbe stato ora chiarito e sciolto. Avevo letto come tutti Tony Visconti definire l’album un “parting gift”, e ora sarebbe diventato anche mio. Non ha funzionato. Alla fine, è pur sempre un dono da parte di qualcuno che se ne sta andando, e leggere versi come "Look up here, I’m in heaven / I’ve got scars that can’t be seen" continua a fare male. Uno strano, distante e collettivo dolore.

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Segnalibri:

- "Thanks, Starman: Why David Bowie Was the Greatest Rock Star Ever - A tribute to the late master of rock & roll reinvention" - Rob Sheffield su Rolling Stone
- "Listening to David Bowie: A Critic’s Tour of His Musical Changes" - Ben Ratliff sul New York Times
- "My David Bowie, alive forever" - Suzanne Moore sul Guardian
- “bowie is dead” - Nicholas Currie (Momus)
- "10 Thoughts on David Bowie" - Bill Wyman su Vulture
- "I was working the Sunday night news shift..." - Jeremy Gordon
- "What David Bowie meant to me and multiple generations" - Stevie Mackenzie-Smith su Dazed
- "L'alieno che cadde a casa mia" - Leonardo
- "L’uomo delle stelle in una corsia d’ospedale" - Federico Pucci
- "Very sad. A long long time ago, in a land far far away..." - Kenny Summit
- "David Bowie e le sue incredibili apparizioni sulla televisione italiana" - Emiliano Colasanti su GQ
- "David Bowie – the man who fell to earth and saved our generation from boredom" John Robb su Louder Than War
- "Beh, ora parla Bowie" - di Paolo Madeddu
- "Reflections Of A Bowie Girl" - Ann Powers su NPR
- "Following David Bowie's Lead Means Listening To Ourselves" - Amy Rose Spiegel su The Fader
- "Author Jonathan Lethem Reflects on David Bowie" su Pitchfork
- "R.I.P. David Bowie" - by Everett True
- "Vic Godard on David Bowie"
- "How David Bowie and I hoaxed the art world" - William Boyd sul Guardian
- "Let's dance: David Bowie's everlasting influence on pop music" - Maura Johnston su Noisey
- "David Bowie: The Man Who Fell From Earth" - Sean Adams
- "Afterword: David Bowie" - Stuart Berman su Pitchfork

giovedì 7 gennaio 2016

polaroid blog guide to upcoming indiepop releases 2016 - part 1 (in progress)

polaroid blog guide to upcoming indiepop releases 2016

Sono uno di quelli che compra ancora l'agendina di carta. Mi segno le date dei prossimi concerti qui in zona, quei due tre compleanni che ancora mi ricordo e le canzoni che voglio portare in radio ogni settimana. Ogni tanto rivedo la lista dei dischi in uscita che mi potrebbero interessare.
Qui sotto trovate un elenco provvisorio e molto parziale delle prossime cose (soprattutto indiepop) che non vedo l'ora di sentire. Di sicuro mi è sfuggita un sacco di roba bella: se avete aggiunte o correzioni da suggerire segnalatele pure nei commenti o mandate una mail all'indirizzo in alto a destra. Grazie mille!


Lost Film - Temporary EP (01/06 - self-released)
Paellas - Remember (01/06 - Niw Records)
Hinds - Leave Me Alone (01/08 - Mom & Pop / Lucky Number)
Sea Pinks - Soft Days (01/08 - CF Records)
Hearsays - Middle Of Moving (01/10 - Dead Funny Records)
We. The Pigs - DK31 EP (01/11 - Discos De Kirlian)
Hidden Hind - Hidden Hind (01/13 - Sherpa)
Glitter - Ancient Rome (01/16 - Square Of Opposition)
Paisley Reich - Blaze (01/18 - Lady Sometimes Records)
Eleanor Friedberger - New View (01/22 - Frenchkiss)
The High Llamas - Here Come The Rattling Trees (01/22 - Drag City)
Love The Unicorn - A Real Thing (01/22 - We Were Never Being Boring)
Pillar Point - Marble Mouth (01/22 - Polyvinyl Records)
Songs For Walter - Songs For Walter (01/22 - Bleeding Gold)
Tindersticks - The Waiting Room (01/22 - City Slang)
Tomorrow Tulips - Indy Rock Royalty Comb (01/22 - Burger Records)
The Arch MenacesPrimitive Germs (01/22 - Jigsaw Records)
The Chandler Estate - Infrastructure EP (01/22 - Jigsaw Records)
Cairo - Same As Before (01/23 - Magniph)
Palms On Fire - Where Are The Grey Clouds Going (01/26 - Shelflife)
T-Shirt Weather - Pig Beach (01/26 - Odd Box)
Animal Daydream - Citrus EP (01/29 - Jigsaw Records)
Florist - The Birds Outside Sang (01/29 - Double Double Whammy)
Brothers In Law - Raise (01/29 - We Were Never Being Boring)
Big Cream - Creamy Tales EP (01/29 - More Letters / MiaCameretta)
Halfsour - Tuesday Night Live (01/29 - Jigsaw Records)
The Pooches - Heart Attack (01/29 - Lame-O Records)
Fall Seattle - Fall Seattle (01/30 - Faux Discs)
DIIV - Is The Is Are (02/05 - Captured Tracks)
The Very Most - Syntherely Yours (02 - February Records)
Field Music - Commontime (02/05 - Memphis Industries)
Nap Eyes - Thought Rock Fish Scale (02/05 - Paradise of Bachelors)
Spy - Unknown Places (02/05 - Firestation Records)
Hipflasks - A Lovely Scar (02/05 - Firestation Records)
Porches - Pool (02/05 - Domino)
Sunflower Bean - Human Ceremony (02/05 - Fat Possum)
Crescendo - Unless (02/19 - We Were Never Being Boring)
Pete Astor - Spilt Milk (02/12 - Slumberland / Fortuna Pop!)
Flowers - Everyone's Dying to Meet You (02/12 - Kanine / Fortuna Pop!)
The Wave Pictures - A Season In Hull (02/12 - Wymeswold Records)
Doug Tuttle - It Calls On Me (02/19 - Trouble In Mind)
Tangerine - Sugar Teeth (02/19 - Swoon Records)
Wild Nothing - Life Of Pause (02/19 - Captured Tracks / Bella Union)
Emma Pollock - In Search Of Harperfield (02/21 - Chemikal Underground)
Summer Salt - Going Native EP (02/22 - Austin Town Hall Records)
Morning Tea - No Poetry In It (02/24 - Sherpa)
Mothers - When You Walk A Long Distance You Are Tired (02/26 - Wichita)
The Castillians - You & Me (02/26 - PNKSLM)
Alpenglow - Callisto (02/26 - Chizu Records)
Nervous Twitch - Don't Take My TV (02/26 - Odd Box)
Surf Friends - Dreams Are Real (02/26 - Edils Recordings)
Ski Lodge - New Life (02/26 - Old Flame Records)
Yuck - Stranger Things (02/26 - self released)
La Sera - Music For Listening To Music To (03/04 - Polyvinyl)
Mercury Girls - Demos & Live Songs (03/06 - Endless Daze)
Balue - Wavy Daze (03/11 - self released)
Bent Shapes - Wolves of Want (03/11 - Slumberland / Fortuna Pop!)
The Thermals - We Disappear (03/25 Saddle Creek)
Keeps - Brief Spirit (03/26 - Old Flame Records)
Walter Mitty And His Makeshift Orchestra - Every Town Needs A Cowboy (03/25 - Lauren Records)
Bleached - Welcome The Worms - (04/01 Dead Oceans)
Teleman - Brilliant Sanity (04/08 - Moshi Moshi)
Dylan Mondegreen - Every Little Step (04 - Shelflife)
The Goon Sax - Up To Anything (04 - Chapter Music)
VA - Constant and True: A Tribute to the Songs of Rose Melberg (04 - February Records)

Beverly - TBA (spring 2016 - Kanine)
Fear Of Men - TBA (Spring 2016 - Kanine)
Waldmeisterträume - Grimmer Blick In Herzlose Tiefen (09 - Frischluft! Tonträger)
Post-Modern Team - TBA (Holiday Records)
Free Time - In Search Of Free Time (Bedroom Suck / Underwater Peoples)
Die Schornsteinfeger - TBA (12 - Frischluft! Tonträger)
Frankie Cosmos - TBA (Bayonet)
Mitski - TBA (Dead Oceans)
The Holiday Crowd - TBA (Shelflife)

(foto: Wikimedia)

mercoledì 6 gennaio 2016

[EXCLUSIVE!] Any Other - "Fling" (Built To Spill cover)

Any Other - Fling (Built To Spill cover)

Dovete davvero essere stati tutti molto bravi e buoni, perché questa mattina nella calza della Befana trovate una bella sorpresa: un'inedita cover dei Built To Spill suonata dai nostri amati Any Other!
La leggendaria band di Doug Martsch è stata citata praticamente in tutte le recensioni dell'album di debutto degli Any Other (anche io non mi sono tirato indietro), e così oggi sembra quasi naturale sentirli alle prese con un loro classico. Fling è stata comunque una scelta che mi ha preso un po' in contropiede. Silently. Quietly. Going Away è un disco che racconta e riflette su molte cose, anche piuttosto personali, ma una canzone che parla in maniera così diretta di sesso non c'è.
Quando l'ho fatto notare ad Adele, voce del trio, ha detto: «Fling è una canzone che mi fa sorridere, perché anche se evidentemente è molto sensuale, secondo me è anche parecchio ironica. Ci senti dentro molto disincanto, per esempio quando nella seconda strofa canta "I didn't stop her, but I didn't lead her on": in un certo senso è straniante».

L'inconfondibile artwork è di Giuliagoesbananas (grazie!) - Potete scaricare il singolo qui.

(mp3) Any Other - Fling (Built To Spill cover)

martedì 5 gennaio 2016

I could be your baby, but I'll be your man

HINDS

Come fai a reggere due anni di hype di questi tempi? Dev'essere un lavoro infernale. I primi demo delle Deers cominciarono a circolare, se non ricordo male, nella tarda primavera del 2014. Ragazze di Madrid, birrette, aria di festa permanente, davano l'impressione di avere preso in mano delle chitarre per scherzo, il tempo di scattare una foto da mettere su Facebook. Eppure quelle canzoni traballanti e sguaiate ti restavano già appiccicate addosso. A seguire: formazione allargata e stabile, rapido cambio di nome per cause legali (passaggio giocato benissimo) e intanto entrare nel giro Burger Records, che dal punto di vista della promozione e della visibilità in questi anni ha rappresentato un esempio illuminante. La stampa si accorgeva di loro, del resto era difficile non farlo, e le Hinds si mettevano in marcia, mostrandosi da subito infaticabili e macinando concerti da una parte all'altra dell'oceano, compresi i principali festival UK e una maratona di sedici show in cinque giorni al SXSW. E questa è già una prima parte di risposta alla domanda iniziale. In Italia, con la solita pigrizia, ce le perdemmo al primo giro: torneranno per fortuna tra un paio di settimane.
Nel frattempo, l'hype si deve nutrire anche di musica e all'inizio di questo 2016 arriva finalmente l'album Leave Me Alone, summa delle canzoni ormai rodate in abbondanza dal vivo. La sorpresa, quanto meno mia, è che funziona davvero. Le Hinds riescono nell'impresa di alimentare ancora quell'idea di band nata per gioco, che suona "per divertirsi" e che vuole tirarti dentro a qualche party. Non fanno il passo più lungo della gamba e non cercano di mettere assieme un disco più pulito o meglio prodotto del suono semplice e diretto che sappiamo appartenere loro. Sono ragazze cresciute suonando cover degli Strokes e dei Virgins di Rich Girls (!), rendiamoci conto. Proprio gli Strokes sono uno dei paragoni più spesso richiamato dalle recensioni (vedi Walking Home), anche se in più di un momento il disco mi ha fatto tornare in mente anche il sottovalutato side project dei Little Joy, con Fab Moretti e Binki Shapiro, spassosi, gigioni e adorabili (le Hinds quasi li citano in I'll Be Your Man). Ecco, per me nel suono del quartetto spagnolo c'è quel calore lì, quello stesso scoppiare di salute, che a molti fa credere che le Hinds stiano provando a fare garage rock, e invece è soltanto l'estate. L'incontenibile, smagliante, giovane, sfrontata Estate Che Suona Forte. D'accordo, potremmo anche trovare echi di certi Black Lips, come dicono tutti, e sarà pure evidente la presenza dei Parrots. Ma questi in fondo mi sembrano dettagli. Per quanto mi riguarda le Hinds sono anche indiepop, sono anche twee (Warts!) e il resto che volete: la verità è che fanno tutto quello che occorre per farti dire che sono sincere; sono naïf fermandosi un passo prima di essere stucchevoli. E soprattutto sono divertenti. E questa è la seconda parte della risposta alla domanda di cui sopra.
Il terzo elemento che mi sembra necessario aggiungere è qualcosa su cui a volte le recensioni tendono a glissare. Le canzoni delle Hinds non parlano d'amore, né raccontano storie complicate: no, come ogni buona canzone rock'n'roll sono piene di sesso. Le Hinds rivendicano il loro sesso e la loro soddisfazione con versi improbabili e indiscreti, ma anche genuini:
I need you to feel like a man when I give you all I am
I know you're not hangover today, you are classifying your cassettes

Classificare cassette? I gentili nerd qui intorno sono pregati di darsi una svegliata. E se non l'avete ancora capita, "I need you to be around my legs and stop complaining about the rain", canta Bamboo. Bastano poche parole per restituire intere notti di avventure imbranate: "my bra is not closed, you pick up my nose and I swear that I wanted to suck you".
Ma le Hinds sono ragazze che sanno il fatto loro, non sempre va tutto per il verso giusto e loro sono capaci di non farne un dramma (con un inglese fai-da-te che trovo delizioso):
I am flirting with this guy just to pretend I’m fine
Saliva mixed with lies, my laugh is oversized
Forever yours, right?
E infine, l'apertura ancora più esplicita di Garden: "use me to feel home", alla faccia di tutte le cantautrici consapevoli degli ultimi anni, del femminismo maturo e urbano di tanta nuova musica anche mainstream. Non crediate però di trovarvi di fronte a fanciulle sciocche e arrendevoli: "I could be your baby, but I'll be your man". Le Hinds sono queste: quattro ragazze per nulla insicure che vengono a prendersi quello che vogliono (sopra un palco o alla vostra festa), quello che hanno deciso di meritarsi, e lo fanno con l'inevitabile, invidiabile, divertentissima insolenza della loro età.



Hinds - Garden


Hinds - Chili Town

lunedì 4 gennaio 2016

GO!

MALES - GO!

All'alba di un nuovo anno guardi in direzione del sole nuovo che sorge. Da laggiù, dalla Nuova Zelanda, mi arriva addosso la prima canzone di questo 2016. Si intitola proprio GO! e sono fermamente deciso a intenderlo come un buon auspicio. Loro si chiamano Males, provengono da Dunedin ma non sembrano avere molto a che fare con il magnifico sound che porta il nome della loro città. Qui si tratta piuttosto di garage pop e chitarre svelte, cori a presa rapida e robusto divertimento. Anche se il minutaggio supera i cinque minuti, la tensione resta sempre alta e la b-side Heavy Going dimostra a sufficienza come i Males sappiano cavarsela anche in maniera più concisa. Dopo un album nel 2013 (recuperato ora - niente male!), il trio neozelandese torna con questo singolo che ci ricorda come da quelle parti ora sia piena estate. Ne ho davvero bisogno. E allora, 2016, GO!