sabato 26 dicembre 2015

Audi-o-rama: The future(s) of music / TASTE

Audi-o-rama: The future(s) of music / TASTE

Se tu dovessi invitare i tuoi giornalisti, critici musicali e artisti preferiti di sempre a un convegno, giocare insomma a una specie di Fantacalcio del music nerd, chi chiameresti? Ecco, magari non c'erano Greil Marcus e Tavi Gevinson, ma il mese scorso mi è capitato di trovarmi in una situazione abbastanza simile, quando sono finito alla prima Audi-O-Rama conference a Verbier, in Svizzera. Un vero e proprio simposio (ma i greci non conoscevano il Moscow Mule e l'Old Fashioned) con gente del calibro di Giorgio Moroder, Laurie Anderson, Daniel Miller della Mute, Chris Watson dei Cabaret Voltaire, Howie B, Maura Johnston, Dorian Lynskey, Luca De Gennaro, Bill Brewster e molti altri. E poi, in mezzo a tutti questi nomi leggendari, ho dovuto prendere parola anche io - anzi, scegliere una parola. Il gioco, infatti, era quello di indicare uno dei termini che secondo noi rappresentano un aspetto del futuro della musica. Per una serie di ragioni tutte abbastanza prevedibili, mi sono divertito a scegliere "Gusto/Taste", e su Medium trovate la versione italiana di quello che, nel mio inglese fai-da-te imparato dalle canzoni degli Smiths, ho cercato di spiegare all'illustre platea. Il futuro della musica è salvo!

Ps: un ringraziamento speciale, come si dice in queste occasioni, a Fabio De Luca!



martedì 22 dicembre 2015

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2015!

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2015!

Nonostante in questi ultimi giorni abbia letto un sacco di bilanci, non saprei dire se il 2015 è stato un anno buono per la musica oppure no. Mi sono accorto di avere ascoltato meno dischi, in generale, ma di averne amati parecchi di più. Che sia solo un altro segno di senilità? A parte questa trascurabile nota personale, a mano a mano che passa il tempo mi sembra sempre più difficile trovare comuni denominatori in quello che succede alla musica che mi piace. Un po' è anche per questo che continuo a restare affezionato a questa piccola tradizione della "classifica dei dischi di fine anno". Non ho la pretesa di scrivere che questi sono i migliori dischi usciti nel 2015, ci mancherebbe: le riviste specializzate e le webzine più serie e attrezzate fanno già un enorme lavoro di selezione e segnalazione. Qui sotto ho voglia di raccogliere soltanto i dischi che mi hanno tenuto più compagnia negli scorsi dodici mesi, quelli che hanno suonato più forte alla radio, o in bicicletta, o che magari sono diventati i ricordi preferiti di una stagione, polaroid fatte di canzoni.
La settimana scorsa è andata in onda una puntata speciale di "polaroid alla radio", a più voci, insieme ad Alberto Simoni di Area Contaminata e Michele e Cecilia dei Qlowski, più un'incursione come sempre fulminante di Francesco "Bastonate" Farabegoli: dategli un'ascolto, secondo me è stato davvero un bel modo per finire quest'anno di musica.

~ ~ ~


10) Clever Square - Nude Cavalcade

Tra i dieci dischi che idealmente porterò con me da questo 2015 non potevano mancare i Clever Square. La banda ravennate, nell'anno del suo scioglimento, ha realizzato con Nude Cavalcade "il suo lavoro più completo di sempre", sintesi di tutte le anime che hanno attraversato nella loro carriera.

(mp3) The Clever Square - Higly Effective Solutions


9) Ultimate Painting - Green Lane

Nonostante alcune critiche poco entusiasmanti, secondo me gli Ultimate Painting hanno finalmente trovato la quadratura del proprio suono, onesto e rilassato, con una scrittura classica che resisterà al tempo.

(mp3) Ultimate Painting - Out In The Cold


8) Knife Pleats - Hat Bark Beach

Il debutto, per così dire, del nuovo progetto di Rose Melberg raccoglie «dodici canzoni, nessuna sopra i due minuti e mezzo, che si collocano apertamente nella tradizione figlia di Talulah Gosh e Shop Assistants, ma il tono questa volta sembra più solare e disteso, non distante dalle migliori All Girl Summer Fun Band!»

(mp3) Knife Pleats - Wonderful


7) Dick Diver - Melbourne, Florida

«Una tensione che non si spegne: ha solo avuto tutto il tempo, fin troppo tempo, per prendere coscienza dei propri limiti, della propria complicata vanità, di quei "cancelli del nulla" da cui fatichiamo a staccarci».

(mp3) Dick Diver - Tearing The Posters Down


6) Any Other - Silently Quietly Going Away

«I riferimenti che vengono sempre citati per presentarli vanno dai Built To Spill ai Pavement, passando per Modest Mouse ed Elliott Smith. Ma in questi giovani ragazzi avverti una consapevolezza, una capacità di stare del tutto sulle proprie gambe, che lascia incantati e ti fa sorridere con un ottimismo che non è comune nella nuova musica italiana

(mp3) Any Other - Gladly Farewell


5) The Royal Headache - High

«I Royal Headache sono nel giusto, perché cantano qualcosa di vero, qualcosa che strappano dalla loro carne, e non si fermeranno di fronte a nulla. Un disco catartico, per usare una parola fuori moda, che ti piomba addosso con un'urgenza abbagliante,e ti fa sentire fortunato di essere qui e ora

(mp3) Royal Headache - Need You


4) Twerps - Range Anxiety

«Tutto resta sospeso ma in movimento, perché l'unica cosa che conta è continuare a girare intorno e intorno ancora. Questo amore va così, scorre. E anche questa musica ci segue. Sono "sentimenti semplici", che però non si possono semplicemente mettere via.»

(mp3) Twerps - Back To You


3) Westkust - Last Forever

«Questa è una musica che fa stringere i pugni, scalciare il cielo e andarsi a prendere tutto quello che bisogna prendere: "it's time to grow / it's time to go".»

(mp3) Westkust - 0700


2) Ben Seretan - Ben Seretan

«Il fatto è che la musica di Ben Seretan sembra crearsi senza traccia e senza limiti. Respira una luce estesa, e tu ti ci ritrovi dentro, senza direzione ma non smarrito, ti lasci cullare, adatti le pulsazioni del tuo cuore alle sue modulazioni.»

(mp3) Ben Seretan - Light Leaks


1) Trust Fund - No One's Coming For Us + Seems Unfair

Doppia uscita nel 2015 per Ellis Jones e i suoi Trust Fund (entrambi i dischi con copertine abbastanza impresentabili), una serie di canzoni che a distanza di così pochi mesi non fa davvero bene al cuore, un micidiale uno-due che mi ha lasciato tramortito, e che quindi si merita senza esitazioni la cima della mia classifica.
A inizio anno era arrivato il debutto No One's Coming For Us, tortuoso e irregolare, ma di una spietatezza che non mi sarei aspettato. E poi, a novembre, tra Pixies, Los Campesinos, Joanna Gruesome e soprattutto (perdonatemi) gli Envelopes, la conferma di Seems Unfair, il vero colpo di grazia: "you're too far down the wrong road / and there's nowhere else you'd even wanna go".

(mp3) Trust Fund - Can You Believe
(mp3) Trust Fund - Cut Me Out


- I miei concerti dell'anno:
1) il concerto d'addio dei Let's Wrestle al 100Club di Londra, 10 luglio
2) Ben Seretan @ Play ZOO, 22 luglio
3) tutto l'Handmade Festival 2015 a Guastalla (RE), 2 giugno
4) Trust Fund @ Covo Club, 10 ottobre
5) Disappears @ Freakout Club, 2 dicembre
6) The Parrots @ Mikasa, 21 maggio  

- Bonus track: un anno di live unplugged in studio a "polaroid alla radio"!

mercoledì 16 dicembre 2015

We’re better than we used to be

TINY RUINS & HAMISH KILGOUR RELEASE 7 TRACK EP "HURTLING THROUGH"

I thought I’d let you go,
I thought a lot, little did I know.


Quando devi fare qualcosa usi sempre questa espressione antipatica, "chiudere". Devo chiudere questa cosa entro domattina, non riusciamo a chiudere, hanno chiamato e chiudiamo subito! Tutta questa paura del vuoto che ti riempie dentro. Passare giorni e settimane a schiacciare tanti cubetti di vita, ammucchiarla come piccoli Wall-e a testa bassa.
Aspetta. Guarda. Si alza un tramonto sopra la nebbia, è dicembre, ascolta la musica e non dire una parola.
Perché arriva ancora una musica, è questo il fatto, e dice: lascia andare il tempo e la fretta. Una fortuna che non puoi lasciare sfuggire.
See the water softly run and overcome the stone
Breaking every border down with softness alone

La cantautrice neozelandese Hollie Fullbrook, meglio nota come Tiny Ruins, ha pubblicato un EP insieme ad Hamish Kilgour dei leggendari Clean. Si intitola Hurtling Through ed è esattamente quello che si potrebbe definire una piccola perla. Registrato a New York con la collaborazione di Gary Olson (Ladybug Transistor e cento altri), raccoglie sette canzoni che non puoi considerare fatte soltanto di un intimo folk acustico, colorato di percussioni lievi e giocose, qualche viola, un tocco rauco di sax. Sono canzoni trasparenti come poesia, quella poesia che ti fa fermare di colpo, come se avessi ritrovato qualcosa che non sapevi più di avere perduto, e in un attimo ti lascia lì, con gli occhi lucidi, fermo al binario mentre tutti intorno corrono. Sono canzoni letteralmente costruite sulla poesia, dato che un paio mettono in musica addirittura dei versi di Yeats.
La Fullbrook racconta che la collaborazione con Kilgour è nata quasi come un'improvvisazione, e mi piace anche la storia del cucchiaio trovato per terra. Perché non crederle. In fondo, forse cerco proprio questo: una semplice magia, una finzione che però ti dice qualcosa di quel che è vero meglio di uno specchio. Tutto sta nel ritmo che riesce a regalarti, nella quiete che ti mostra, se sai prenderla.



lunedì 14 dicembre 2015

Cuore a bussola!

Radio Città del Capo - cuore a bussola!

Oggi è partita la nuova campagna abbonamenti di Radio Città del Capo, e quest'anno ha un titolo che suona un po' strano: "Cuore a bussola". A me fa tornare in mente un vecchio verso dei Lino ei Mistoterital, "cuore a tombola", con uno di quei loro inimitabili giochi di parole. Invece l'obiettivo (ma mi va di usare anche la parola "ambizione") di RCDC è un altro, più concreto e alto al tempo stesso: fare della radio uno strumento per orientarsi nelle giungla delle scelte informative, musicali e culturali con competenza e passione. Trovate tutte le informazioni qui: c'è una maglietta da indossare con un certo orgoglio, e ci sono un po' di soldi da spendere per una giusta causa.
Poi, per venire a questo programma, come ogni anno tutto il palinsesto viene messo sottosopra e scompigliato, e così questa sera "polaroid - un blog alla radio" unisce le forze e le frequenze con Area Contaminata, lo spazio di Alberto Simoni, una di quelle voci dell'etere bolognese che già vent'anni fa mi insegnava un bel po' delle cose che mi hanno cambiato la vita (per non parlare del suo ruolo fondamentale sul dancefloor di un locale storico come il Covo Club). Ovviamente sarà per me un onore dividere il mixer con lui. Ne approfitterò per fare la mia personale Classifica dei Dischi dell'Anno, e per questo ho convocato a supporto Michele e Cecilia dei Qlowski, nonché Francesco Farabegoli, in collegamento telefonico dalla redazione di Bastonate.
Appuntamento alle 22 sui 94.7 e 96.250 Mhz in FM, nonché in streaming su www.radiocittadelcapo.it:non mancheranno ricchi premi e cotillon e, come di consueto, parecchi brindisi.

Always almost

Tonopah - Always Almost!

 Tonopah - Always Almost
Linton And Stewart - Looking For A Stranger On The Shore
Strange Faces - Brand New Way
Wesley Gonzalez  - Come Through and See Me
Emmanuelle - Free HiFi Internet
Homelette - Snowball (AA Remixx)
Strawberry Whiplash - Never Ending Now
Eerie Summer - Means Nothing To You
Postal Blue - Bitterness Is Sweet
Labradors - Paws
Seth Bogart feat. Kathleen Hanna - Eating Makeup
Cerf Volant - Dark End Of The Sea
Cozy Catastrophes - Yours Sincerely
Pete Astor - My Right Hand
Acid Ghost - There's No Use In Trying Anymore
Astropol - There Used To Be Birds
Go Dugong -  Zambi (feat. Biga)

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domenica 13 dicembre 2015

A polaroid for Christmas 2015

A polaroid for Christmas 2015


IT La mattina del 13 dicembre le ragazze scandinave indossano vesti candide e una corona di candele accese. L'oscurità della notte di Santa Lucia, che secondo il Calendario Giuliano era la notte più lunga dell'anno, è ormai alle spalle e la luce può ritornare. Ci si scambia doni, si preparano dolci tradizionali, si canta in coro e prende il via il periodo delle festività.
Come già gli anni scorsi, anche "polaroid alla radio" ha deciso di entrare nello spirito natalizio e di provare a farvi un piccolo regalo. Ho chiamato un po' di amici e di band e ho chiesto se volevano scrivere una canzone adatta a questa stagione, o almeno suonare una canzone che mi facesse compagnia mentre addobbavo l'albero di Natale. Ancora una volta, le risposte sono state superiori a ogni aspettativa.
Ringrazio tutti i musicisti che hanno partecipato, sono stati fantastici: qui sotto trovate tutti i link. Spero che vi piaccia. È una polaroid per Natale, per fare un po' di auguri a tutti.

ENG On the morning of December 13th, scandinavian girls wear white robes and a crown of candles. The darkness of the night of Saint Lucia, which according to the Julian Calendar was the longest night of the year, is now behind us and light can return. People exchange gifts, prepare traditional sweets, sing in choirs and kick off the holiday period.
Like we did the last years, polaroid blog has decided to enter into the Christmas spirit and brings you a small gift. I called some friends and some bands, and asked them if they wanted to write a song for this season, or at least play a song that could keep me company while decorating the Christmas tree. Once again, the responses exceeded all expectations.
I thank all the musicians who participated, they were fantastic. Below you can find all the links. I hope you like it. It's just a polaroid for Christmas to send some greetings to everyone.



[artwork by Claudia Toscano]

01) Alice Bisi - Have Yourself A Merry Little Christmas
02) Hund - I'll Be Stoned For Christmas (Dent May cover)
03) Naughty Betsy - All I Want For Christmas (Yeah Yeah Yeahs cover)
04) Barbàdos - Just For A Place In Your Heart
05) Elizabeth Morris - The Season (Padda remix)
06) OAK - Holiday (The Get Up Kids cover)
07) Husky Loops - Shy Guy
08) Baseball Gregg - Cyber Monday
09) Steven Lipsticks And His Magic Band - Christmas Thieves
10) Boys Age - Hey Oooh
11) X-Ray Picnic - Northern Exposure
12) Flood Regions - Leprechaun On The Moon
13) Yellow Yonder - The Runner
14) Mèsico - A Long December (Counting Crows cover)
15) REGATA - Jesus Was A Communist (Reagan Youth cover)
16) Ferro Solo - Airplanes
17) SMASH - Switching Light
18) Qlowski - I Don't Wanna Be Capitalized
19) Wolther RabbiTT - Allora ci sono dei segreti tra di noi (demo)
20) Homelette - Song For U
21) Le Man Avec Les Lunettes - 15 Dollars For A Sandwich
22) Dj Amarezza - I Get Drunk Like Pizzul Because It's Xmas Without You



venerdì 11 dicembre 2015

Polaroids From the Web

"We fall in love but we keep falling down" edition


Charlie Hilton


- Miglior titolo passato tra i miei feed questa settimana: "A Complete Guide to Music Snobbery in Noah Baumbach Movies" (e anche il pezzo è carino).

- " The best music books of 2015" secondo il Guardian (chissà quando riuscirò a guardarne anche solo un paio).

- "Top 10 Worst Songs of 2015" per il Time, e posso dire di averle evitate tutte.

- A match made in heaven #1: Charlie Hilton dei Blouse debutterà con un album solista intitolato Palana a gennaio su Captured Tracks. Il singolo che lo anticipa, 100 Million, vede la collaborazione di Mac DeMarco. La canzone è prodotta da Jarvis Taveniere dei Woods, mentre al resto del disco ha lavorato Jacob Portrait degli Unknown Mortal Orchestra:




- A match made in heaven #2: i Pains Of Being Pure At Heart hanno fatto un remix (molto luccicoso e Anni Ottanta) per gli A Sunny Day In Glasgow (la cui cantante Jen Goma, a sua volta, aveva già collaborato all'album dei Pains, Days Of Abandon):




- «Anyone who says “[X] is the future of the music business” is guaranteed to be wrong»: niente che non ci siamo già raccontati una dozzina di volta negli ultimi anni, ma "When Are People Going To Stop Proclaiming The Death of the CD?" una lettura "riassuntiva" la merita.

- I Belle and Sebastian hanno postato su facebook la ricetta del cocktail "If You're Feeling Sinister": ecco risolto il problema di cosa bere durante le prossime feste.

- Lo sapete che ogni tanto devo postare qualche nuovo articolo sulla Sarah Records: su London In Stereo c'è una nuova intervistona (stavolta davvero molto esaustiva) a Clare Wadd.

- «Pop has always been about more than “just the music” and it seems improperly grandstanding to now forge broad laments on how musical consumption came to be used as a proxy for morals and social politics, but there does seem to be a cynical side to the current declaratory, identity-confirming state of poptimism»: interessante riflessione su Pop, scrittura musicale e problematiche di genere su One Week One Band.

giovedì 10 dicembre 2015

Natale con Cassie

Cassie Ramone - Christmas in Reno

Cassie Ramone, i tuoi grandi occhi tristi sono spenti come le luci dell'albero di Natale in quella fotografia in campagna dai miei parenti, quando ero bambino. Anni lontani, gente di cui non so più il nome, l'eco di quella identica tristezza mansueta e domestica nelle tue canzoni oggi. Cassie Ramone, ti sei messa le calze rosse per suonarci la chitarra e ti sei seduta vicino al comò della nonna. Cassie Ramone, cosa ti hanno regalato, avete fatto il cenone, ti annoi a casa dei tuoi genitori, hai passato tutto il pomeriggio chiusa in camera a registrare da sola questo disco di cover. Li sentivi di là dalla porta, correvano tutti a salutare i cugini e le zie che arrivavano, portavano ceste, ammucchiavano i cappotti sul letto grande, Christmastime Is Here non ha mai fatto venire tanti brividi. Hai voluto suonare anche quella di Paul McCartney che ogni anno mi dimentico sia proprio di Paul McCartney: possibile? Ma tu niente, con il cuore gelido, tiravi dritto: "The party's on, the feelin's here / That only comes this time of year / Simply having a wonderful Christmastime". Facevi quasi paura. Con la tua vocetta da bambina che ha imparato a memoria la poesia, e questa sera la reciterà ostinata in piedi davanti al camino, tu Cassie Ramone le hai cantate tutte fino alla fine. L'album di canzoni di Natale di tutti i Natali di una vita di tedio, di tutti i lunghi giorni delle vacanze sprecate, di ogni tavola da sparecchiare, di ogni biglietto d'auguri dimenticato in fondo a un cassetto, di ogni neve vista da dietro al vetro, e poi passerà anche quest'anno, riporteremo l'albero e le palline colorate in cantina, mi raccomando, tieni il sacchetto con la carta colorata per i regali che l'anno prossimo torna buona.



Cassie Ramone - Little Saint Nick


Cassie Ramone - Run Run Rudolph

The light is coming through

Triptides - Azur

Vedi a cosa servono le classifiche di fine anno: è stato grazie a quella di Norman Records che mi sono accorto di essermi perso Azur, nuovo album dei Triptides, uscito ormai a luglio. Eppure la band di Bloomington, Indiana da queste parti è parecchio apprezzata, e per esempio era già finita dentro un nastrone estivo del 2011. Il loro suono nel frattempo si è smussato e disteso: quello che potremmo chiamare "garage surf" (più per il colore che altro) si è ammorbidito in un prolungato bagno di psichedelia. Ovunque si citano paragoni con Beach Fossils e Real Estate, ed è assolutamente corretto, ma nei Triptides persiste qualche accento di bassa fedeltà più pronunciato, come se risalendo dalla spiaggia i ragazzi si fossero persi di proposito, e non avessero tutta questa fretta di togliersi di dosso la sabbia e il sale. Ascoltare Azur in questi giorni sepolti dalla nebbia fa un effetto straniante, aggiunge una specie di malinconia per un'estate che poteva essere e non è stata. Meglio lasciarsi andare dentro queste jangling guitars, chiudere gli occhi e godersi il sole caldo di queste canzoni.



Triptides - Where You Are


Triptides - Hideout

mercoledì 9 dicembre 2015

Looking for a stranger on the shore

Amy Linton - Aislers Set

Quale label più appropriata della  Emotional Response di Stewart Anderson (Boyracer, Hard Left, ecc.) per dare alle stampe la prima nuova musica di Amy Linton da oltre dodici anni a questa parte? Amy Linton è stata l'inconfondibile voce delle Aislers Set, e prima ancora componente dei seminali Henry's Dress. Ora torna con un prezioso sette pollici che racchiude due tracce firmate assieme ad Anderson, più un inedito delle Aislers Set datato 2008. Manco a dirlo, vinile colorato e tiratura limitata. Se siete come me, quella voce vi appiana ogni incrinatura del cuore, e al tempo stesso quelle sue melodie vi provocano inquieti brividi: non lasciatevelo scappare.


LINTON + STEWART - Looking For A Stranger On The Shore

martedì 8 dicembre 2015

Westkust live @ polaroid!

Westkust live @ polaroid!
(foto di Lucio Pellacani)

Metto subito le mani avanti: questa nuova puntata del podcast di "polaroid – un blog alla radio", il programma in onda ogni lunedì sera da Bologna sulle frequenze di Radio Città del Capo, è un disastro. Volumi sballati, ebbrezza molesta, tempi morti, mancanza di una qualsiasi idea di scaletta, conversazioni in un inglese approssimativo che nessuno, fra i numerosi presenti in studio quella sera, si prendeva nemmeno la briga di tradurre. Eppure, questo disastro è tra quelli di cui sono più orgoglioso in tutti questi anni di radio. Ho infatti avuto la fortuna di ospitare, con un imprevisto live acustico (cosa niente affatto semplice e scontata per una formazione che di solito viene etichettata come "shoegaze"), niente meno che i Westkust.
Quella sera la band di Göteborg era reduce da un fantastico concerto aperitivo tra le mura amiche di ZOO. Il dj-set interamente svedese a cura del sottoscritto aveva avuto l'unico e dichiarato obiettivo di farli sentire a casa, tra vecchi singoli di Broder Daniel, inni dei Radio Dept. e belle rarità di Paddington Distortion Combo. La calorosa reazione del pubblico e i successivi giri a banco li avevano definitivamente convinti a proseguire i brindisi nei nostri studi. Il tempo di attraversare la città ridendo in bici e me li sono trovati lì di fronte al mixer. Ancora non ci credevo.
Questo è quello che ne è venuto fuori, disordinato e difettoso, ma comunque messo assieme con tutto l'amore di cui questo programma è ancora capace. Qui trovate il podcast integrale (a voi la sfida) mentre qui sotto ci sono le tracce che i Westkust ci hanno regalato dal vivo:

Westkust live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/11/30

- Drown
- Easy
- 0700

venerdì 4 dicembre 2015

"We've tried to make the most of a lot of really good days"

The Lucksmiths

Piccolo regalo di Natale in anticipo da parte dei nostri amati Lucksmiths: la band australiana ha infatti postato su YouTube "Darkening Doorways", il breve documentario che chiudeva il loro DVD celebrativo del 2010 Unfamiliar Stars. Il documentario (girato, tra gli altri, anche da Darren Hanlon) segue i Lucksmiths nelle ultime date del loro tour d'addio, tra quattro chiacchiere al pub, un paio di schiette istantanee di backstage e la sala prove.
Sembra davvero una vita fa, quel piccolo mondo indiepop "fatto a mano", a tra preziose mailing list della Matinèe, indecifrabili fanzine portate a casa dai primi viaggi a Londra, e intermittenti notizie mezze capite male alla radio. Passano gli anni, eppure mi resta ancora difficile arrivare in fondo a una canzone dei Lucksmiths senza sentire che gli occhi stanno per diventare lucidi.





The Lucksmiths - Camera Shy

A story about some guy falling in love with a girl

'I Want to Hide My Face & Die' by Acid Ghost


Q: Tell us about the process of recording the songs.
A: When a girl leaves me heartbroken, I start playing my guitar and my tears fall down on the strings and plays beautiful melodies. [*]

Non credo sia necessario aggiungere altro. Se cercate in rete qualche informazione su questo Acid Ghost scoprirete che è un ragazzo di San Francisco, Ace Barcelon, in qualche occasione supportato da Mike Mendoza alla batteria. Classico songwriting da cameretta, una malinconica bassa fedeltà che a volte si fa più aggressiva (echi di Wavves in What Do I Say, per esempio), altre volte ha sfumature più Wild Nothing / Craft Spells (la cosa che mi sembra gli riesca meglio). Poesia da Tumblr di piccoli versi come "You're gonna leave me in the morning light / But I'll act as if I'm completely fine", e tra le tag del suo Bandcamp un "Mac DeMarco is overhyped" che sa molto di inside joke. Se tra una lacrima e l'altra Acid Ghost continuerà a sfornare bei dischi come ha fatto nell'ultimo anno, e a questo ritmo, sarà un nome interessante da tenere d'occhio.








mercoledì 2 dicembre 2015

Polaroids From The Web

"Forget flannel" edition

Forget Flannel: Seattle's New Artistic Hope Is its Feminist Punk Scene

- "Forget Flannel: Seattle's New Artistic Hope Is its Feminist Punk Scene": al netto del consueto stile Vice, buon reportage sulle pagine di Noisey intorno a una certa nuova scena, con nomi che suoniamo anche da queste parti come Tacocat, Chastity Belt, Childbirth, La Luz e Mommy Long Legs (più l'interessante scoperta - almeno per me - Mombutt).






- Un po' dappertutto, è già tempo di classifiche di fine anno. Una che di solito mi piace segnalare è quella di Popmatters tutta dedicata all'indiepop. Sebbene parziale e discutibile come tutte le classifiche, mi interessa perché tiene conto del fatto che "in 2015 a broad range of significant music could be considered indie pop through some lense".



- Anche quest'anno, mi sono ascoltato le 15 band segnalate nella "BBC Music Sound Of 2016" e anche quest'anno ne sono uscito ben poco ottimista. A margine, noto che l'unica band con le chitarre sono i Blossoms di Manchester: MEH.



- Qualche spunto un più, se non altro per i neuroni, tra le "10 People To Watch In 2016" di The Fader, con intersezioni tra musica, moda e arte.

- Ancora sul Guardian, da leggere anche "Making one album a year is no longer enough (unless you're Adele)": niente di troppo nuovo ma la (possibile) fine del formato album come "momento fondante" della vita di una band/artista è un passaggio verso il futuro che mi incuriosisce.

- A questo proposito: "How to release a record in 2015: An A-Z Guide", pezzo simpatico scritto da Ian Roebuck / Dirty Bingo Records.

- “Whatever works for people to hear the music. I think that it's great that music is so accessible now. When K started, actually hearing the music... that was the challenge. And in the modern world, hearing music is not a challenge. It's extremely accessible. And that's exciting, that people can hear music whenever they want to and hear it from all different corners of the world. So the idea was that we start a label because we want to share music with people and now that has become much more of a reality than ever before”: sempre positivo, Calvin Johnson (Beat Happening / K Records) intervistato da Clash.

martedì 1 dicembre 2015

It's A Holiday Soul Party!

It's a Holiday Soul Party by Sharon Jones

Le feste di Natale possono essere uno strazio: parenti imbarazzanti, regali che non sappiamo dove buttare, la depressione delle ricorrenze, un altro anno che arriva alla fine. Un buon antidoto a tutto questo consiste nell'inserire nella colonna sonora delle prossime settimane It's a Holiday Soul Party, la nuova raccolta di Sharon Jones & The Dap-Kings. Sì, lo so, gli album natalizi sono un genere abbastanza rischioso e a volte pacchiano, ma ormai dovreste sapere che dalla band di Brooklyn potete aspettarvi soltanto il meglio. Infaticabili come sempre, non si risparmiano nemmeno davanti a cover di classici come White Christmas o Silent Night (mai così dolente). Bei groove vecchia scuola, voce da brividi e un paio di inediti come ciliegina sul panettone (menzione speciale per la funkeggiante Ain't No Chimneys In The Projects: il Natale non è soltanto "bianco"). Mettete un po' di soul sotto l'albero!


Sharon Jones & the Dap-Kings - White Christmas

Sharon Jones & the Dap-Kings - Silent Night

lunedì 30 novembre 2015

You know there will be others

Trust Fund - 'Seems Unfair'

C'è questo conversazione nella tua testa, una specie di discorso che porti avanti con qualcuno che non c'è. La tua vita ha preso una svolta diversa, avete dovuto lasciarvi a quel bivio. Succede tutti i giorni, non sei l'unico. Ma dentro la tua testa quella strada che non hai mai imboccato continua, è un fiume di parole, ha un tempo parallelo tutto suo, mesi, anni, e tu non puoi farci niente. "Has it been four years already?" canta l'ultimo verso di Dreamers, canzone contenuta in Seems Unfair, nuovo album dei Trust Fund, e in quella domanda puoi davvero avvertire tutto il sincero e spaventato sconcerto. Vedersi all'improvviso in uno specchio e fare fatica a riconoscersi.
È come vivere due vite, o avere un canale che trasmette solo repliche sempre acceso dietro la nuca. "Feeling as bad as this time last year / and the year before" (Big Asda). Anche per questo non mi stupisce che in queste canzoni ci siano così tanto riferimenti ai sogni: "there will be a time for give reason / but for now we are dreaming" (4th August). E anche per questo non mi stupisce che Ellis Jones abbia pubblicato questo nuovo lavoro a soli otto mesi di distanza dal precedente e micidiale No One's Coming For Us. "Obviously I’m writing about stupid relationship stuff a lot", concede mentre racconta di appassionarsi a temi bizzarri come i supermercati aperti la notte. È una situazione di stallo, "always and ever we are breaking up", che però si slega sempre un po' di più dalla realtà: "a future built on a sloping past".
Persiste nella scrittura di Ellis quella strana sensazione che ti lascia addosso il riflettere troppo e troppo a lungo su ogni passo compiuto e da compiere, e al tempo stesso non riuscire comunque mai a essere lucidi riguardo a sé stessi e al proprio mondo. La title track è perentoria: "you're too far down the wrong road / and there's nowhere else you'd even wanna go".
La differenza che si avverte in Seems Unfair rispetto al lavoro precedente sta tutta nel suono, questa volta molto più pieno e coeso. Come se i Trust Fund si fossero sentiti liberati dopo l'uscita di No One's e questa volta riuscissero a sviluppare tutte le loro potenzialità più schiettamente power-pop. Ellis indica nella produzione curata da MJ degli Hookworm il merito di questa nuova direzione. Mentre la voce si ostina quasi sempre in quel falsetto che ormai conosciamo bene, le chitarre e soprattutto la ritmica sono qui più esplosive, a tratti gioiose. I nomi che le recensioni citano più spesso sono ancora Weezer, Pixies e Superchunk, ma anche contemporanei come Los Campesinos e Joanna Gruesome (vedi). Un paio di arrangiamenti (soprattutto nella conclusiva e magnifica Can You Believe) continuano a farmi pensare che gli svedesi Envelopes siano stati una band troppo sottovalutata e sfortunata. Impressione confermata dallo strepitoso live visto un paio di mesi fa al Covo qui a Bologna.
Due album monumentali (stavo per scrivere "mostruosi", con tutta l'ambiguità del caso) nel giro di un anno: non è poi così comune in questo genere di musica, sempre più trascurato. Peccato che sappiano fin troppo bene come farmi male, o forse è proprio quello il motivo per cui i Trust Fund li amo così tanto.



Trust Fund - Dreams



Trust Fund - Can You Believe

domenica 29 novembre 2015

Bitch better have my music critics


L'altro giorno, mentre la maggior parte delle persone che conosco e si interessa di musica si accaniva a discutere su facebook le ultime notizie riguardanti Adele, negli Stati Uniti, tra le pagine musicali di Yahoo, compariva per breve tempo una recensione di Anti, il nuovo album di Rihanna. La cosa interessante era che il disco in questione non era ancora uscito né era stato ascoltato da nessuno, e la bozza pubblicata per errore si è rivelata essere una delle cose più surreali e post-moderne lette in giro (cliccate lo screenshot qui sopra per farvene un'idea). Frasi generiche con spazi pronti da compilare per fornire un minimo di contesto, descrizioni che potrebbero tornare buone più o meno per qualunque disco, una scrittura del tutto sterilizzata, priva di forma e partecipazione.
Ho trovato l'incidente uno di quei piccoli ma illuminanti momenti in cui lo spirito del tempo si scopre e si rivela in tutta la sua disarmante essenza. Anche tenendo conto del fatto che, ormai da anni, le recensioni sono ormai il genere letterario più a buon mercato che si possa trovare (anzi, quasi senza più mercato, direi), osservare in maniera così aperta e lampante il "parlare" intorno alla musica ridotto a una condizione Human Centipede è piuttosto desolante.
A qualcuno potrebbe tornare in mente il famoso (?) "caso Fake Cab For Cutie" di qualche anno fa, ma qui mi pare siamo ancora oltre. Questa volta il lavoro redazionale è stato svolto a dovere; "fin troppo" direbbe un moralista (ma non è questa l'occasione: basta vedere la risposta del giornalista). No, questa volta il sistema ha funzionato al suo massimo e quello che ha prodotto, quello che ci ha restituito è un chiaro e netto [INSERT HYPERLINK]. Il lessico tritato e masticato che gira intorno oggi alla musica, appena condito da qualche citazione, qualche verso "relevant" pescato a caso e un paio di embed è sempre più privo di valore, un modulo asettico che si riempie di volta in volta e poi si svuota, il tempo di un refresh delle notizie. Il nostro posto è nel mezzo: passivi, pavloviani, digeriti. Fino alla prossima uscita di cui non si potrà fare a meno.

giovedì 26 novembre 2015

Bitterness is sweet

Postal Blue: Of Love & Other Affections  CD   (Jigsaw Records)

La vita può essere semplice, se sai come essere felice: tu lo sai e io no. Dentro questo nostro scarto, con un piccolo gesto gentile, ci puoi mettere quasi tutto l'indiepop che amiamo. Il verso proviene da Isn't It Funny, una delle migliori canzoni contenute in Of Love & Other Affections, il nuovo album del brasiliano Adriano Ribeiro, meglio conosciuto da più di quindici anni come Postal Blue. Un disco atteso, che arriva oltre un decennio dopo il debutto di International Breeze (all'epoca pubblicato da Shelflife), e che non delude le aspettative. Nel suo evidente tributo ai classici suoni della Sarah Records, Of Love è dolcissimo (questa volta garantisce Jigsaw), e le sue dieci tracce scorrono amabili, senza alcun elemento fuori posto. Anzi, nel complesso forse fin troppo elegante e garbato, a tratti. Dagli arrangiamenti Sixties di Still Blue alle vivaci jangling guitars dell'apertura di Bitterness Is Sweet. Dall'omaggio Field Mice di I Always Knew, a Shape Of Your Life, forse il momento più schiettamente Belle and Sebastian della raccolta. E poi, quasi in fondo alla tracklist, One Day, che avrebbe potuto essere un pezzo di Nico insieme ai Velvet Underground. Del tutto azzeccate anche le collaborazioni presenti nell'album: la cantautrice britannica Shelley Jane e Saundrah Humphrey, già nei Math & Physics Club (altro gruppo a cui si potrebbero accostare i Postal Blue), che ha curato le parti di archi. Il ruolo centrale rimane affidato comunque alla voce suadente di Ribeiro, perfettamente nella parte di chi vuole cantare "nothing good ever happens", ma tutto sommato si trova a suo agio abbracciato alla calda e comoda coperta della malinconia.



Postal Blue - Bitterness Is Sweet


Postal Blue - I Always Knew


mercoledì 25 novembre 2015

It’s not Christmas anymore

Bill Botting & The Two Drink Minimums - It's Not Christmas Anymore

Manca ancora un mese a Natale ma già si cominciano a notare qui e là, tra i blog, i primi post con canzoni, dischi e compilation di stagione. Vabbè, lo sapete, a me piacciono sempre, e qui su polaroid non ci siamo mai fatti mancare nulla, nemmeno le uscite più sdolcinate. Da qualche parte bisogna cominciare, e quest'anno lo facciamo nel migliore dei modi: Bill Botting and the Two Drink Minimums è una specie di supergruppo che riunisce Bill Botting e Paul Rains (Allo Darlin’ / Moustache Of Insanity), Hannah Botting (Owl & Mouse), Darren Hayman, David Tattersall e Jonny Helm (The Wave Pictures). Immaginate una tavolata del genere per il vostro cenone!
It’s Not Christmas Anymore è un EP di quattro tracce che esce su cassetta in sole 100 copie fatte a mano per la sempre magnifica Fika Recordings. La title track si può già ascoltare in anteprima, così entrate nel clima giusto, mentre su Bandcamp è già attivo il pre-order:


venerdì 20 novembre 2015

It's gonna take a while to be OK

Wesley Gonzalez - ‘Come Through And See Me’

"I ain't dead yet kid: just try me”. Bravo Wesley, così ti voglio. Triste, depresso, ridotto uno straccio, ma ancora in piedi, ancora con un sacco di cose da dire, e ancora tutte abbastanza spiacevoli. Sono passati pochi mesi da quando in una gloriosa notte a Londra abbiamo dato l'addio ai Let's Wrestle (tra le band più sottovalutate degli ultimi dieci anni?), e ora il frontman Wesley Gonzalez annuncia il suo ritorno da solista.
Il primo singolo Come Through and See Me è uscito ieri con un magnifico video in anteprima su DIY. Messe da parte le chitarre più aggressive, sotto con vecchi synth e con una scrittura più malinconica e riflessiva ma sempre irresistibile. Le ispirazioni dichiarate di Gonzalez ora vanno da Todd Rundgren a Emmitt Rhodes, fino a Sly And The Family Stone, Donny Hathaway e anche "early electronic music (White Noise, Yellow Magic Orchestra, Mort Garson)". Ma lo spirito è sempre quello punk che conosciamo, e la sua musica è "still defined as angry music; anger is still an energy. All the lyrics are rooted in my disgust with a lot of the modern world, and feeling powerless as a young person in our society". Come Through and See Me è una canzone "about anxiety, about London, about getting out of the house, about trying to escape yourself. Sometimes a smoothie from Pret-A-Manger can be your only friend in a time of deep depression...".
Ti capisco Wes, ma non è del tutto vero, qualcuno qui per te lo troverai sempre.



giovedì 19 novembre 2015

Husky Loops live @ polaroid!

Husky Loops live unplugged @ polaroid alla radio!


Nell'ultima puntata di "polaroid – un blog alla radio", il programma in onda ogni lunedì sera da Bologna sulle frequenze di Radio Città del Capo, ho avuto il piacere di ospitare gli Husky Loops, tre régaz bolognesi che si sono trasferiti a Londra per amore della musica. In realtà, uno dei tre era una nostra vecchia conoscenza, quel Pier Danio Forni che era già stato qui con i Plain Chocolate e che ora milita anche nei Count Counsellor. Gli Husky Loops sono una storia abbastanza diversa: suoni che mescolano mille influenze, e che dal pop amano deragliare verso il groove (a tratti dalle sfumature un po' psichedeliche). Mentre li vedevo suonare lì, dall'altra parte del vetro, mi veniva in mente che potranno piacere agli amanti di certi Blur maturi, meno brit-pop e più contaminati. All'inizio del nuovo anno arriverà finalmente un singolo, intanto godeteveli in questo set esclusivo (mentre qui trovate il podcast dell'intera puntata)

Husky Loops live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/11/09


- The Man
- Alien
- The Dead

martedì 17 novembre 2015

MAP - Music Alliance Pact #86

MAP - Music Alliance Pact

Bentrovati a un nuovo appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro, una netta prevalenza del Sud America:
- la peruviana Ale Hop, con un bel pezzo che mescola elettronica e chitarre e che ha una strana aria Anni Novanta, ma non quei Novanta che ti aspetti;
- i colombiani Montaña, post-rock matematico che forse non suona troppo nuovo ma assolutamente efficace;
- Bonifrate, la risposta brasiliana al Beck degli esordi;
- e aggiungo anche i canadesi Pony Girl, perché il loro singolo Candy super sentimentale ha un tocco intimo, come un curioso incrocio tra Morr e R'n'B.

 Dumbo Gets Mad - Thank You Neil
Gli italiani scelti questo mese sono i Dumbo Gets Mad, arrivati al traguardo del terzo album e ormai riconosciuti alfieri di un certo pop psichedelico, con un buon seguito anche all'estero. Il nuovo lavoro, pubblicato da Ghost Records, si intitola Thank You Neil, un omaggio a Neil deGrasse Tyson, figura a metà strada tra lo scienziato divulgatore e il meme vivente. Proprio il suo programma televisivo Cosmos: A Spacetime Odyssey viene preso come ispirazione dell'interno album, con una "galassia di suoni" (è il caso di dirlo) che vanno dalle classiche colonne sonore Anni Settanta di Piero Umiliani e Bruno Nicolai, a un tocco soul più sperimentale e contemporaneo. Ci sono momenti di pura nostalgia vintage (Andromedian Girl), ma anche sfumature più eteree, quasi chillwave (il singolo Misanthropulsar), ma è nella sua interezza che Thank You Neil funziona al meglio e affascina, un viaggio che per quanto sia lungo dodici tracce, sembra finire troppo presto.

(mp3) Dumbo Gets Mand - Misanthropulsar


Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di novembre con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.
 

sabato 14 novembre 2015

"11.13.2015"

«I understand the impulse to change your profile image to the French flag as a show of compassion and solidarity to the victims of yesterday’s attack. But only through rejecting nationalism, reaffirming the inherent humanity of all humans, and working towards social, economic and gender equality can true peace emerge for all peoples of the world.»
Kip Berman (The Pains Of Being Pure At Heart)


"...io non ho bandiere da piantare
ma un universo da guardare"...

giovedì 12 novembre 2015

Zio, non è niente

I Cani - Baby Soldato

Chissà se poi avevi ascoltato il nuovo singolo dei Cani. Quando era uscito, un secolo fa, avevo trovato buffa la coincidenza che parlasse proprio di una modella. Non avevo avuto la forza di scriverti e la notizia era passata in secondo piano nel giro di un giorno o due. Normali aggiornamenti, refresh. Ma questa mattina, mentre attraversavo in treno la nebbia color pesca intorno a Milano e tutti parlavano al telefono, all'improvviso mi sono ricordato di quel verso, duro e netto: "zio, non è niente". E non sono riuscito a sorridere. Sono tornato ad ascoltare la canzone e ho provato di nuovo lo stesso stupore: ogni volta che i Cani fanno uscire qualcosa di nuovo sembrano sempre disorientare il loro pubblico, prendere una direzione diversa e lasciare indietro qualcuno arrabbiato e deluso. Dove sono i Pariolini, chiedono immancabilmente. Poi passa un po' di tempo, ci ripensi a freddo, e trovi che l'idea nella tua testa si è ricomposta, i Cani stanno raccontando la loro storia, seguendo la loro strada, dalle Velleità a questo Baby Soldato.
Tu non puoi ricordarlo, ma quando uscì Professione Modella di Jay McInerney si aveva questa vaga impressione che fosse una mezza fregatura, una soluzione di ripiego. Non doveva essere andata troppo bene con certi romanzi di metà Anni Novanta, e così il buon vecchio Jay tornava a reclamare la sua fetta di celebrità riciclando una specie di Bright Lights Big City 2 - The Cocktail Revenge. Non era vero niente, ovvio, e se lo consideri oggi ha un suo senso. Ma chissà quando lo troveresti il tempo di leggere McInerney (magari in aereo? nelle pause su qualche set?), lui che oggi sembra così inattuale e "semplice", troppo inzuppato della sua decadenza benestante, tutta del Novecento. Non erano ancora gli anni di Tumblr e Instagram, eppure già allora era chiaro che "nulla esiste finché non è stato riprodotto su pellicola o video". Per te questa è banale grammatica, è ontologia. O magari è sempre stato così, ed ero solo io a non capire niente del glamour, troppo aggrappato alle parole, come sempre, troppo confuso dalla bellezza che spargevi.
Baby Soldato racconta mezzo minuto della vita di una modella. Dimmi tu quanto ci va vicino. La storia si svolge tutta nell'intervallo di tempo tra uno sguardo allo specchio, una lacrima che scende veloce, l'accendersi di una sigaretta. La protagonista si ricompone, è stato solo un attimo di debolezza, fuori l'aspettano, la porta si richiude alle sue spalle. In mezzo trovano posto un paio di quelle intuizioni linguistiche che Niccolò Contessa sa raccogliere a meraviglia, istantanee di una stagione che, immagine dopo immagine, non ha nessuna visione: "zio, non è niente: lo sai, sono scoppiata, zio" è di una disillusione totale, una micidiale scrollata di spalle ai rimpianti e all'insoddisfazione, non vale nemmeno la pena rovinarsi il trucco. L'accumulo scandito di "Ghetto tendenza Vuitton Milano Parigi", l'assonanza "Gallerie d’arte / lacrime calde", l'invidiabile precisione di "Ribellioni patetiche da città piccola": mi piacciono tantissimo, sembravano già confezionate per diventare citazioni automatiche nelle nostre chat a notte fonda. Invece non mi piace "La ragazzina che non sei stata mai", un po' cheap (come diresti tu), e soprattutto quel "Per aggrappartici", che mi sembra poco musicale. Ma, in fondo, nelle canzoni dei Cani deve sempre esserci qualcosa di "ispido", un bordo imperfetto per aderire meglio a quello che raccontano.
La voce stacca tantissimo sopra la musica. E la musica non è "balearica", come ha detto qualcuno. Non è abbastanza eterea e d'altra parte non arriva mai davvero ad affondare il colpo del basso e della cassa dritta, e di quei synth da cori a braccia alzate. Resta sospesa: assomiglia più al ricordo di una hit estiva che a una vera e propria canzone che vuole far ballare, quasi fosse un remix per sottrazione, un de-mix. E così la cornice illumina ancora di più la fotografia, quello sguardo, "tornare in te, al tuo piano lucido", la velocità con cui tutto passa e si fa passare. Swipe.



mercoledì 11 novembre 2015

It was awkward you versus awkward me

THEE MIGHTEES - SMILING

"Sto sempre pensando a te, baby, ma so che è una perdita di tempo. Ho sempre addosso una sensazione inquieta, senza speranza e senza parole, e questo in pratica è il riassunto della mia vita. Mi manca davvero quella confidenza per guardarti dritta negli occhi. Ma tanto so che io sarò sempre così, non è una sorpresa, volevo soltanto che tu lo sapessi. Vorrei davvero che tu te ne accorgessi". In tre righe i Thee Mightees hanno scritto un compendio di storia dell'indiepop: il testo viene da Pink Poison, una delle migliori canzoni contenute nel loro album di debutto Smiling. Loro la introducono così: "Pink Poison invokes the lust, neediness and desperation of the beta male - drawing upon a meta-modernist sampling of both the Ducktails and New Order". Non so se mi sarei spinto a tirare in ballo la storica formazione di Manchester, ma di sicuro la traccia ha la giusta combinazione di malinconia, ritmo incalzante, chitarre rauche e suoni slabbrati per centrare quell'intrico di cose dette, non dette e da non dire, che sorregge (oppure, se preferite, opprime) ogni innamoramento. Del resto, anche quando un contatto sembra stabilito, come in Awkward Dreams, le cose non vanno meglio: "It was awkward you versus awkward me / Haven't got the time be there with with you / When you're not there i really miss you / Maybe next time". Ecco, in quel "maybe next time", nel garbato sorriso di circostanza, lieve e un po' amaro, con cui lo immagino pronunciato, potrebbe starci tutta la musica che amiamo.
Thee Mightees provengono da Sheffield e sono composti da membri dei Best Friends (che qui a polaroid sono un po' di casa) e degli Hipshakes. Il loro suono ha i contorni irregolari di certi giovani Pastels e dei Television Personalities più scanzonati. Nelle recensioni vengono citati di frequente anche i Real Estate, non capisco bene perché. A parte qualche affinità nei suoni di certe chitarre (Candy Girl) mi sembra che i Thee Mightees non mettano nella loro scrittura quella stessa serenità e quella riflessione distesa. Per quanto mi riguarda va benissimo così. Smiling è comunque un ottimo lavoro di indiepop capace di stare in piedi sulle proprie gambe.


Thee Mightees - Pink Poison


Thee Mightees - Awkward Dreams

lunedì 9 novembre 2015

Oak live @ polaroid alla radio!

OAK live @ polaroid alla radio - 2015/11/02

La settimana scorsa, negli studi di Radio Città del Capo, sono tornati a trovarmi gli Oak, promettente band bolognese che già l'anno scorso avevo avuto il piacere di ospitare. La novità principale è che nel frattempo gli Oak hanno dato alle stampe un bell'EP intitolato We Were Elsewhere in collaborazione con il collettivo HMCF: indiepop con un tocco di elettronica, molto primaverile e super divertente. Questa volta, oltre a un paio di loro cavalli di battaglia, abbiamo avuto anche la sorpresa di una cover. E poi, da veri regaz, in studio non si sono fatti le foto ma le vere polaroid!
Segnalo che gli Oak saranno in concerto a Bologna il prossimo 14 novembre al Locomotiv Club, insieme alle Altre Di B, che chiuderanno il lungo e glorioso tour di Sport.
Qui trovate la puntata intera in podcast, mentre qui sotto le singole tracce che gli Oak ci hanno regalato dal vivo:

Oak live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/11/02

- Holiday (The Get Up Kids cover)
- Robert John
- Sherwood

venerdì 6 novembre 2015

Allo Darlin': concert for refugee relief!

Allo Darlin' - photo by Lucio Pellacani
(photo by Lucio Pellacani)


Ci sono i concerti belli, i concerti brutti, e ci sono i concerti che sono semplicemente importanti. Sto partendo per Firenze, dove questa sera la nostra amata Allo Darlin' ha organizzato un live di beneficenza "to raise money for refugee charities" [info evento qui]. La situazione ai confini dell'Europa non è uno degli argomenti che questo piccolo blog tocca più spesso, ma direi che è oggettivamente imperdibile una serata indiepop con in più una raccolta fondi per una nobile causa. Sul palco Elizabeth sarà accompagnata dal marito Ola Morris Innset, già nei Making Marks e nei Sunturns. L'appuntamento è alle 21 al Caffè Fiasco, in zona Fiesole.
Prima e dopo il concerto ci saremo anche io e Fabio "Glamorama" Merighi a mettere un po' di dischi, e forse un'apparizione speciale dietro al mixer di Federico "La Belle Epop" Pirozzi, grande revival. Ci si vede a banco!