lunedì 28 ottobre 2013

Be Forest - Captured Heart

Be Forest - Captured Heart

Non so se ve ne siete accorti, ma nel weekend è uscita una nuova canzone dei nostri amati Be Forest, e io sono sinceramente emozionato. Impose Magazine ha infatti pubblicato Captured Heart, prima anticipazione dal secondo attesissimo album Earthbeat, in arrivo all'inizio del prossimo anno su We Were Never Being Boring collective. La band pesarese ora è diventata un quartetto, con l'ingresso di Lorenzo Badioli a curare la parte elettronica:
While Cold was a silent and mysterious world, Earthbeat is based on a different kind of landscape, warmer and concrete. The rhythm is the base of this album, it's more segmented, visceral. We felt the need to include a fourth element in order to recreate certain atmospheres, with the new use of synth and others digital sounds. It's a growth, a natural evolution of our sound and of ourselves.

I Be Forest saranno in concerto sabato al Mattatoio Club di Carpi per il release party del sette pollici da poco uscito Hanged Man / I Quit Girls (Japandroids cover): "These two songs are the end of an era for Be Forest. And the beginning of a new one".


Be Forest - Captured Heart

Lou Reed (1942 - 2013)

LOU REED by JULIAN SCHNABEL

Il rock'n'roll è una cosa talmente grande che la gente dovrebbe cominciare a morire per esso. Voi non capite. La musica ti restituiva il tuo stesso battito, e ti permetteva di sognare. Un'intera generazione che correva insieme a un basso Fender.
La gente doveva solo morire per la musica. Tanto muoiono per qualsiasi altra cosa, perché non per la musica? Muori per lei. Non è carino? Non moriresti volentieri per qualcosa di carino?
Forse sono io che dovrei morire. In fondo tutti i grandi del blues sono morti. Ma la vita va meglio, oggi.
Io non voglio morire. Giusto?


Lou Reed (da Please Kill Me di Legs McNeil e Gillian McCain)


Ho passato come molti la serata a riascoltare le sue vecchie canzoni e a leggere i tanti articoli e post che in pochi minuti erano già comparsi in rete. Il senso di mestizia che mi ha lasciato addosso la scomparsa di Lou Reed (quella strana sensazione che proviamo quando muore qualcuno famoso ma che, a differenza delle celebrità "ordinarie", ha cambiato davvero qualcosa della nostra vita; quella specie di mancanza "di secondo grado" per qualcuno sconosciuto ma in qualche modo vicino) mi ha fatto passare la voglia di provare ad aggiungere altre parole alle già tante pubblicate.
Vi lascio giusto un po' di link interessanti su cui sono passato stasera, al netto degli antipatici pezzi con le raccolte di tweet di personaggi più o meno improbabili e dei prevedibili sfoggi di cinismo da social network:

- Lou Reed: the man rock music was waiting for (il necrologio di Petridis sul Guardian, prevedibile ma onesto e completo)
- What Lou Reed Taught Me (Ann Powers su NPR, personale e toccante)
- The Velvet Underground :: The Matrix Sampler
- Watch Lou Reed: Rock and Roll Heart, a 1998 PBS Documentary
- Postscript: Lou Reed (Sasha Frere-Jones sul New Yorker, trascinante)
- Toesucker Blues: Robert Christgau's Farewell Salute to Lou Reed
- 'Oh Lou / why did you leave us this way?' (il messaggio di Morrissey)
- e per finire, un breve appunto di Matthew Perpetua che meriterebbe interi volumi di saggi esplicativi.

UPDATE:
- Okkervil River's Will Sheff on what Lou Reed meant to him
- lo speciale del Village Voice
- "Heroin Was Our Heroin": Sarah Larson sul New Yorker
e per finire, lo straziante necrologio di Laurie Anderson
- Goodbye Lou! - bellissima cronaca della veglia funebre in onore di Lou Reed.

venerdì 25 ottobre 2013

Nobody there

“polaroid – un blog alla radio” – s13e03 - podcast

Veronica Falls – Nobody There
The Stevens – Hindsight
Go Violets – Teenager
The Tuts – Tut Tut
[Plenum: Per qualche tempo sono uscito con una performance artist]
Sangue – Needle In The Hay (Elliott Smith cover)
Alessandro Raina – Ballad Of Big Nothing (Elliott Smith cover)
Hush! – Cruel
[polaroid alla radio: Missing Winner / Vicious]
The Fall – Loadstones
His Clancyness – Miss Out These Days

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes

I was young and terrified of falling in love with you

Big Fox - Now

Lei vuole che le canzoni siano stanze segrete dove poter dire quello che non si può dire altrove. Lei vuole che non ci sia nulla dietro a cui nascondersi. Forse è per questo che Now, il secondo album della cantautrice svedese Big Fox, sembra a prima vista di una disarmante semplicità. Le parole sono quelle che hai pronunciato anche tu mille volte. Le stesse domande e le stesse scuse. Accompagnate quasi sempre un pianoforte. Al bianco e nero dei tasti si aggiungono i colori caldi degli arrangiamenti di archi. E poi soprattutto, sempre al centro, c'è la luce della sua voce. Big Fox (al secolo Charlotte Perers) canta in un modo così limpido e vicino che ti sfiora e il cuore, e finisci per ascoltarla in maniera tanto intensa che quasi ti dimentichi della musica. Mi piacciono le sue ballate dalla tristezza composta e riservata (Rain oppure la title track), ma amo ancora di più quando si lascia prendere la mano dal pop e ti sorprende con canzoni come Girls, inseguita da una languida bossanova, o Romantic Movie Love, dal tocco retrò che ti immagini cosa ne farebbero gli Air. Potrebbe essere quella la strada da intraprendere in futuro? In ogni caso il disco esce per Hybris, al solito una bella garanzia.

(mp3) Big Fox - Girls

mercoledì 23 ottobre 2013

So wild

King Khan and the Shrines – Idle No More

L'altra sera stavo mettendo dischi al Caffè Boglione e a un certo punto ho fatto partire Better Luck Next Time, dall'ultimo album di King Khan & The Shrines, Idle No More. Un ragazzino con la metà dei miei anni è saltato verso il mixer sorridendo: "ho il vinile di questo, lui è davvero un grande, grazie!", ha battuto cinque ed è tornato a ballare. Io mi accontento di poco e non sono un dj: momenti come questo restano per me la migliore ricompensa. Avrei scommesso che una canzone decisamente poco popolare avrebbe svuotato la pista, ma dopo un'oretta di Northern Soul avevo comunque voglia di passare a qualcosa di più rock e King Khan era la giusta connessione, con la sua miscela iper-energetica di funk e garage.
Anche Idle No More, nonostante siano passati cinque anni e un pesante esaurimento nervoso dall'ultima uscita, tiene l'acceleratore schiacciato al massimo per quasi l'intera scaletta. Eppure è un disco che parla di quanto sia complicato conquistare il propio equilibrio e di quanto sia faticoso comprendere che le sconfitte e il dolore fanno parte della battaglia (e forse anche del premio finale).
La canzone d'apertura si intitola programmaticamente Born To Die, poderosa e psichedelica, e gli ultimi due versi assomigliano a una sintesi delle condizioni in cui ha scritto il disco, o forse a una filosofia di vita per King Khan: "leave your soul in bliss / if all else fails just leave with a kiss". Il mondo, da cima a fondo, fin dentro le tue vene e i tuoi desideri, è pieno di Darkness, come canta la triste ballata dedicata all'amico scomparso Jay Reatard. Il mondo non ti lascia vedere chi sei veramente e cosa sarebbe giusto fare (I Got Made): "I live for today cuz tomorrow always seems too far away". Ma nonostante tutto questo, l'energia e la determinazione a King Khan non mancano mai. Lo senti nei fiati degli Shrines che spingono, sempre più in alto, lo senti nelle percussioni che tuonano, lo senti nell'elettricità irruente, forse primitiva ma ancora ben accesa dentro le sei corde, lo senti nella sua voce che tra il rauco e il falsetto non si risparmia un istante.
E alla fine forse la cosa più importante questo disco ce la consegna nella prima strofa di So Wild, anche questa dedicata a un caro amico scomparso:

I drink to your memory
And how we took the world by storm
Laughing at all them tragedies
That made us who we are today
That made us go so far far away
That made us wanna go so wild

(mp3) King Khan & The Shrines - Better Luck Next Time

Winter at night

 Motorama - Winter At Night

Per le notti d'inverno che stano per arrivare, per il buio che ci lascerà la sola compagnia della nostra solitudine, ecco una canzone inedita dei gelidi e irrequieti Motorama.
La trovate sul lato del B del nuovo singolo Eyes, ultimo estratto dal magnifico album Calendar dello scorso anno, e anche questo in uscita per Talitres.
La band russa sarà in tour in Italia alla fine del mese di novembre:

• martedì 26 - Torino @ Velvet Club
• mercoledì 27 - Roma @ Circolo degli Artisti (+ The Assyrians + The Lovecats)
• giovedì 28 - Pesaro @ Dalla Cira
• venerdì 29 - Legnano (MI) @ Circolone (+ The Assyrians) per la rassegna Il Cielo Sotto Milano
• sabato 30 - Rosà (VI) @ Vinile
• domenica 1 dicembre Carpi (MO) @ Mattatoio Club



Motorama - Winter At Night

lunedì 21 ottobre 2013

Everybody cares, everybody understands

Everybody cares, everybody understands: compilation tributo a Elliott Smith

In questo giorno dieci anni fa moriva il cantautore americano Elliott Smith. In rete girano numerosi ed emozionati articoli che celebrano l'opera e il tormentato personaggio. Tra i tanti tributi voglio segnalarvi quello in forma di compilation messo assieme da Vulcanophono, Everybody Cares Everybody, Understands.
In scaletta alcuni dei nomi più interessanti del panorama nazionale: The Lovecats, Three Lakes, Sangue (duo composto da Maria Antonietta e Giovanni Imparato dei Chewingum), King of the Opera, ED, Dola J.Chaplin, Alessandro Raina (che rivisita Ballad Of Big Nothing in italiano con un risultato davvero toccante) e The Sleeping Tree.

La compilation è in streaming e free download su Osservatori Esterni e Shiver Webzine, mentre il cd vero e proprio sarà presentato (e un vendita) sabato sera al Mattatoio Club di Carpi (MO) con i concerti di ED, Sangue e Alessandro Raina [info facebook].

venerdì 18 ottobre 2013

A banco! Stasera @ Caffè Boglione (Bra)

A BANCO! Dj set by Enzo Baruffaldi @Arena Boglione, ven 18 ottobre
Amici del Nord-Ovest, questa sera finalmente ritorno a Bra, ospite dei sempre prodigiosi sotterranei del Caffè Boglione!
La valigia dei dischi è pronta, la selezione di fondamentali dell'indie rock ha fatto spazio a un po' del mio indiepop preferito, corretto con un extra di Northern Soul, giusto per dare il colpo di grazia.
Quando mi hanno chiesto se volevo dare un titolo alla serata, ho pensato al più classico grido di battaglia che sempre mi accompagna quando mi ritrovo a mettere un po' di dischi:
ci si vede a banco!

[info evento facebook]

Shut the door and bite your tongue

 Veronica Falls - Nobody There

Una nuova canzone dei Veronica Falls per me è già una gran bella notizia, e il pezzo qui è in loop dal primo ascolto. La band scozzese ha pubblicato Nobody There (primo singolo dopo l'eccezionale album Waiting For Something To Happen di quest'anno) in occasione del tour che tra poche settimane li porterà in Australia e Asia. La canzone per ora è apparsa su Soundcloud e non è ancora stata annunciata un'uscita ufficiale.



Veronica Falls - Nobody There

Heart slice

Go Violets

Dopo il promettente singolo Josie di qualche mese fa, le australiane Go Violets pubblicano il loro primo EP intitolato Heart Slice. Rubo lo streaming qui sotto a Yen Mag perché certe mattine tetre fa bene ricordarsi che down under invece è arrivata l'estate. Le fanciulle di Brisbane, fan dichiarate delle Tiger Trap, si lanciano in un indie rock super melodico e sbarazzino che richiama alla mente la spontaneità adolescenziale e balneare di certe canzoni di Best Coast. Non sarà difficile innamorarsi di loro.



Go Violets - Heart Slice EP

mercoledì 16 ottobre 2013

Luckiest man

King Khan & The Shrines – Luckiest Man

King Khan & The Shrines – Luckiest Man
Sourpatch – You Knew
Joanna Gruesome – Sugarcrush
[Soft Revolution - Robin Hood]
Joyce in Pola – Crossed Like Strangers
Vadoinmessico – Perfect Strangers
[Nonsischerzapiù - Gli Hipster]
I Cani – Non c’è niente di twee
Clever Square – The Monument At The End Of Crowns
[Bastonate - Non ascoltare i dischi]
King Krule – Easy Easy (Fab Mayday Friday Edit)

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes

MAP - Music Alliance Pact #61

Music Alliance Pact

Come sempre a metà mese torna l'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che ogni mese selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Scaletta quanto mai eterogenea questa volta e che soprattutto raccoglie molte band che scelgono la strada del meno commerciale cantato nella propria lingua madre. Per comincare dal più familiare inglese, tra i nomi che mi hanno incuriosito c'è proprio la britannica Annie Eve, folk essenziale ma con una voce che è un brivido alla prima nota; e a proposito di voci femminili che aprono mondi di meraviglie, è da segnalare la greca Dalot con la sua musica che è già una colonna sonora suggestiva; altrettanto suggestiva è l'elettronica dei rumeni Fine It's Pink, un tocco delicato che si ferma un attimo prima del glitch; se invece cercate qualcosa di più rumoroso e non vi fate spaventare da una voce che canta in indiano, il tributo all'alt-rock Anni Novanta dei Hoirong funziona bene; gli australiani White Caves vengono paragonati a una versione slacker degli MGMT ma visto l'ultimo lavoro del duo statunitense preferisco questi; e infine citerei anche l'eleganza del pop dei coreani Tearliner.
Un nome noto da menzionare a parte, i canadesi Twin Library, già passati su queste pagine la scorsa primavera e che con il nuovo album They Were Marked As Targets (in download con la formula "name your price) confermano una scrittura davvero preziosa.

Gli italiani di questo mese sono i Green Like July, che hanno da poco pubblicato il loro terzo album Build A Fire. Un disco bello e intenso, registrato a Omaha e intriso di quelle atmosfere Saddle Creek a loro così congeniali, e che però che la band lombarda riesce a colorare con qualcosa di più profondo e, concedetemi la banalità del paragone, schiettamente beatlesiano.

Questa è la playlist del MAP di Ottobre, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Green Like July - Moving To The City

martedì 15 ottobre 2013

The Lovecats a Bologna!

The Lovecats

Forse ricoderete quanto questo blogghetto ami le Lovecats: avevo fatto una piccola intervista insieme a loro la scorsa primavera, in occasione del loro debutto Almost Undone pubblicato da diNotte Records, e poi in radio le abbiamo suonate chissà quante volte.
Per una serie inverosimile di sfortunate coincidenze non sono mai riuscito a vederle dal vivo, ma oggi il giovane duo veronese mi arriva praticamente sotto casa e non posso davvero mancarle.
Le Lovecats saranno prima ospiti di MAPS sulle frequenze di Radio Città del Capo a partire dalle alle 15.30, e poi alle 19 le troverete al Caffè Rubik (in Via Marsala 31/d) all'interno della rassegna "Musica Sigillata" (trovate le info evento facebook qui).
Ci si vede a banco!

(mp3) The Lovecats - Anna

You've got the runaround

The Fireworks IMG_9279 di _light_°, su Flickr

Giochiamo di contropiede sulle uggiosità dell'autunno e spingiamo l'acceleratore con un po' di indiepop tirato e rumoroso. Tornano i Fireworks con un secondo sette pollici, sempre in uscita su Shelflife, e la band britannica non cambia la formula vincente del debutto: "for fans of Razorcuts, Henry's Dress, The Shop Assistants...". In questa anticipazione Runaround la voce di Emma dei Pocketbooks risplende tersa come sempre mentre le chitarre fuzzy di Matthew Rimell graffiano le melodie e alla senzione ritmica è subentrato l'energico Shaun Charman, già batterista nei Wedding Present e nei Popguns. Visti in concerto quest'estate all'Indietracks, anche dal vivo mantengono le promesse e fanno ben sperare per un esordio sulla lunga distanza ormai prossimo.




The Fireworks - Runaround

(foto di Lucio Pellacani)

lunedì 14 ottobre 2013

Video première: Halcyon days

Spakkiano - Alcyon Days

Musica per notti da morti viventi? A giudicare da questo nuovo video per Alcyon Days, forse è così che Spakkiano, ovvero Federico Oppi (già batterista di A Classic Education e Settlefish) immagina il proprio suono. Un'elettronica dai toni freddi e austeri, oppure "sotto vuoto", sentita dal vivo da poche settimane fa qui a Bologna e che ci ha fatto viaggiare il cervelletto a mille, tra influenze che spaziavano da glitch astratti a techno spessa fino a iperbolici ritmi d'n'b. Tutto però come se fosse nascosto da un velo oscuro e opprimente, davvero affascinante, ma di quel fascino un po' perverso che ti spinge a guardare un film horror. Da qui suppongo le citazioni di Romero, Murnau e Das Cabinet des Dr. Caligari nel nuovo video.
Il singolo Alcyon Days è tratto dalla cassetta omonima che Spakkiano ha pubblicato in occasione del "Cassette Store Day" sulla tape label Mirror Universe, che presenta l'uscita con un programmatico "expand your mind, and go to a new horizon". Sempre ottimo consiglio.

Glow and behold

Yuck - Glow And Behold

Ma perché tutti parlano così male del secondo album degli Yuck? D'accordo, il debutto aveva generato un bel po' di euforia, si poteva anche azzardare qualche scommessa, chissà. Il revival Anni Novanta ha talmente tante facce che non sai davvero cosa aspettarti e da chi. Poi li abbiamo visti dal vivo, stropicciati e timidi, a tratti travolti dal loro stesso muro del suono. E poi sentivi parlare di progetti paralleli invece di nuovi singoli. E poi è arrivata la notizia della partenza del cantante e chitarrista Daniel Blumberg. Qualche dubbio in effetti poteva anche sorgere.
Ma Glow And Behold, in cui alla voce è salito il bassista Max Bloom, si difende bene. Anzi, potremmo anche dire che i riferimenti tutto sommato sono rimasti gli stessi del disco precedente: Teenage Fanclub, Dinosaur Jr., Smashing Pumpkins, certi languori shoegaze. Solo che questa volta gli Yuck hanno preferito il lato meno rumoroso e privilegiato le melodie e la nettezza di quei suoni. Come a dire: prendiamo il più possibile le distanze da quello che erano gli Yuck che conoscevate restando però sempre gli Yuck. A me non sembra una cattiva idea, e nella pratica l'hanno tradotta in canzoni che insistono su tempi medi, si adagiano morbide, evitano gli spigoli (anche nei testi), ogni tanto inseriscono arrangiamenti di fiati e archi, e in un paio di momenti richiamano alla mente quel brit-pop radiofonico, garbato ma non banale, di Lightspeed Champion. A chi ha scritto che si tratta di un album dimenticabile, risponderei che forse è vero, a Glow And Behold manca il singolo travolgente, ma che invece preso nella sua interezza io lo trovo un disco che fa della coerenza e compattezza il suo punto di forza.

(mp3) Yuck - Middle Sea

giovedì 10 ottobre 2013

Ritorna il podcast!

Douglas Coupland - Polaroids From The Dead

“polaroid – un blog alla radio” – s13e01

Comet Gain – The Avenue Girls
The Tuts – All Too Late
[Plenum - Monte Terrore]
Flowers – Watch And Wonder
Blouse – In A Feeling Like This
Crystal Stilts – Memory Room
[Soft Revolution - La femminista della situazione]
Terry Malts – No Tomorrow
The Ian Fays – I’m Not Waving
DID – Second Chance
[Bastonate - Justin Timberlake feat. Amedeo Minghi]
Of Montreal – Trumph Of Disintegration

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes

mercoledì 9 ottobre 2013

Easy come and easy go


L'album di debutto di King Krule, Six Feet Beneath The Moon, è uno di quei dischi che portano già scritto sopra "Top10 di fine anno" ancora prima di uscire. Quei dischi che fanno ritrovare la vocazione ai critici musicali. L'esaltazione della fede nello sviscerare radici e confluenze a partire da una formula che è già un prodigio in partenza: The Streets + Tom Waits (e che comunque Archy Marshall porta avanti dai tempi di Zoo Kid, almeno un paio d'anni fa). Anche le stroncature peggiori sono riuscite inconsapevolmente a tesserne le lodi, ma in generale il ragazzino dai capelli rossi ha convinto più o meno tutti.
Una delle sintesi che mi piace di più è quella di Fabio De Luca su Rolling Stone di settembre: «quello che King Krule opera al corpo del Rock'n'Roll ricorda un po' certo indugiare sul rockabilly delle origini di certi Suicide: con meno angoscia e urgenza esistenziale, e infinitamente più consapevolezza estetica da "generazione selfie"». Niente male, eh?

Ok, fino a qui tutto bene, dunque. Ma quando si balla? Per fortuna qui entra in gioco Fabio Calzolari, in arte Fab Mayday, che prende la traccia d'apertura dell'album, Easy Easy, le fornisce semplicemente una robusta cassa dritta e la trasforma in pezzo spaccapista da indie club (se esistono ancora nel 2013) come non ne sentivo da parecchio tempo. King Krule mostra quell'anima post-punk che non ti aspetti e che con quella voce strappa tutto.
Dice Fab: "niente trucchi, ho usato alcuni campioni che secondo me ci stavano bene e poi in studio di registrazione abbiamo cercato di rendere la traccia di batteria ancora più old con un emulatore di nastro. E poi ci sono le ripetute sul rullante, stile Joy Division :-)".
L'effetto finale per me è devastante, soprattutto se avete presente l'originale. Probabile merito della conoscenza acquisita "sul campo", con la serata Friday I'm In Rock che Fab cura allo Urban di Perugia. Da quelle parti devono divertirsi parecchio. Easy.



[Grazie ai Tiger!Shit!Tiger!Tiger! per la segnalazione!]

lunedì 7 ottobre 2013

"polaroid - un blog alla radio": la tredicesima stagione!


Quella che parte questa sera sarà la tredicesima stagione di "polaroid - un blog alla radio" e non so se devo essere scaramantico oppure no, ma in ogni caso ci sono un po' di novità. Cambio di giorno e orario, tanto per cominciare:  l'appuntamento d'ora in avanti è (appunto) al lunedì sera, e si va in onda intorno alle dieci e mezza (chissà se così riuscirò finalmente a essere meno in ritardo).
Negli studi di Via Mura di Porta Galliera sarò da solo ma per fortuna arriveranno da lontano un po' di amici a farmi compagnia, instantanee di voci che raccontano e che andranno in onda come schegge tra una canzone e l'altra. Per esempio, stasera potrete trovare Soft Revolution Zine (e mi piace ricordare qui il loro sottotitolo: "webzine per ragazze che dovrebbero darsi una calmata"), Plenum e Bastonate, che mi sembra un ottimo modo per iniziare. 
E poi un po' di "ink polaroids" vecchia maniera, qualche altra improbabile rubrica che inventerò strada facendo e i consueti brindisi. Il tutto come sempre in diretta da Bologna, sulle frequenze di Radio Città del Capo via etere e anche in streaming se state lontani. Poi ci sarà anche il podcast, ma intanto preparate e i bicchieri e accendete la radio!

ANTEPRIMA! DID - "Bad boys"

Did - Bad Boys

Qui su polaroid seguo i DID dai primi passi, ho suonato un sacco di loro canzoni alla radio e al mixer, li ho visti mutare pelle, crescere palco dopo palco e diventare una band dal live fenomenale. Oggi quindi è con vero piacere che questa paginetta lancia Second Chance, la prima anticipazione del loro nuovo album, Bad Boys in uscita su Foolica. Un disco che li vede ancora una volta cambiare le carte in tavola, a partire dalla formazione (ora composta da Guido Savini e Andrea Prato), ma che ha sempre nel ritmo il suo obiettivo principale e il suo santo protettore. Dal punk funk, passando per la new wave, arrivando a momenti quasi R'n'B, con tanto di interventi pesanti e proficui di vocoder: una scaletta che non lascia riprendere fiato un secondo. I DID si dichiarano "una ex band punk che si è messa a fare pop in modo punk" e questo approccio lo percepisci bene nell'assenza di regole, nelle svolte imprevedibili di ogni canzone, nel modo totale in cui ogni singola nota di questo disco vuole aggredirti per farti ballare. Il comunicato di presentazione non può fare a meno di citare la DFA, riferimento ovviamente ineludibile, ma i DID sanno tirare fuori il meglio quando scaldano la loro elettronica al fuoco del soul, la temperatura sale e un terremoto di percussioni scuote la loro musica. Preparatevi, Bad Boys arriva il prossimo 18 ottobre!

(mp3) DID - Second Chance


Did - Bad Boys


venerdì 4 ottobre 2013

Asettici e indipendenti

10 anni di nuovo Hip Hop italiano - Matteo Leonardon / Noisey

Dai tempi di Hating Line mi piace lo stile di Matteo Leonardon aka Bucknasty. Sembra stia lì solo a prendere per il culo l'universo, ti fai una risata secca, pensi di ripetere la battuta e ti accorgi che invece stava spiegando qualcosa di te. Difficile imitarlo, difficile attaccarlo senza tirarsi la zappa sui piedi.
L'altro giorno su Noisey, sezione musicale di Vice ora anche in italiano, ha pubblicato un reportage sul compleanno di Hip Hop Tv, a quanto pare un megaevento che si è tenuto al Forum di Assago, una di quelle situazioni che per i non milanesi sembrano sempre un po' aliene. Dalle foto pare ci fosse un botto di gente.
L'occasione serve a Leonardon per tracciare un riassunto della "nuova" scena hip-hop e del suo ruolo nella cultura in Italia. Ok, mi fido, e mi fa ridere quando dice che "i rapper di oggi sono delle fashion blogger". Però per completare il discorso gli occorre fare un paragone con la scena indie:

Oggi i rapper italiani [...] sono gli unici indipendenti in grado di camminare con le loro gambe. A differenza degli asettici "artisti indie" —indie come branding e basta— tipo Colapesce o I Cani, hanno la capacità di comunicare con qualcuno che non sia solo carlopastore o qualche giornalista che dorme dentro tshirt dei Sonic Youth e degli Slint [e] che si commuove, fermo, nel traffico di Milano. E di farlo riuscendo a vendere —gasp— degli mp3. Come Rocco Hunt, un ragazzo del 1994 partito a 11 anni dalla provincia di Salerno e arrivato oggi, completamente da solo, a pubblicare album con la Sony BMG. Il mondo dell'indie italiano è così terrorizzato dall'influenza attuale dell'Hip Hop in Italia proprio perché si trovano nella stessa posizione in cui stava il rap negli anni Novanta: capaci solo di parlare di loro stessi e delle persone che li ascoltano.

Mi chiedo quanto abbia ragione e quanto invece gli sia utile l'immagine del "gruppo indie" come un contrappeso comico su cui far ricadere la battuta mentre illustra altro. Ma se anche così fosse, questo già mostrerebbe a che livello di macchietta è percepita fuori questa scena oggi. Anche perché la prima cosa che si potrebbe replicare suonerebbe del tipo che "mentre tu parli ci sono alcune delle migliori band italiane che stanno pubblicando dischi in UK e USA e vanno in tour in Europa". E per di più band nuove che non hanno niente a che vedere con l'eredità non proprio fortunata degli Anni Novanta. Certo, il confronto con le foto dell'articolo è duro: i nostri giovani eroi riempirebbero così un Forum? Ma d'altra parte: perché dovrebbe essere quello un metro di giudizio accettabile? Una risposta me l'ha data lo stesso Leonardon:

Matteo Leonardon twitter

L'idea sembra quindi essere che la cultura è (anche) una questione di massa critica. Se rimane sotto un certo livello, sia di quantità sia di qualità e partecipazione, non spinge abbastanza e va considerata soltanto un fossile, una nicchia circoscritta, che probabilmente finirà per diventare appena materiale per un articoletto stanco e riciclato su IL al limite della parodia. Oppure è solo questione di "puntualità delle mode musicali", e prima o poi il rock tornerà a esprimere nuovi significati, non ho idea. Non so nemmeno perché nessun commento al pezzo di Leonardon che ho letto in giro mi è sembrato capace di ribaltare la questione. Forse davvero a nessuno interessa l'indie e si prende la briga di rispondere. Forse a nessuno interessa Noisey (viste anche le cantonate che prende).
Anche se personalmente trovo ridicole certe pose tutte fashion e ghetto, e non capisco bene cosa mi dovrebbero raccontare, nel dubbio proverò ad ascoltare questo Rocco Hunt per cominciare. Alla fine per me resta sempre la stessa storia: quella di "kids are coming up from behind", e ogni volta mi sento di aggiungere "e per fortuna".

(mp3) Luchè feat. Marracash - GVNC
(mp3) Rocco Hunt - Pane e Rap (prod. Fabio Musta)

giovedì 3 ottobre 2013

Let the night win

Au Revoir Simone - Move In Spectrums

Quattro anni passati a curare progetti musicali paralleli, collaborare con nomi tipo Prada, laurearsi e prendersi una pausa di riflessione: ora però le Au Revoir Simone sono tornate e il nuovo album Move In Spectrums porta il loro synth-pop un gradino più in alto. Il trio di Brooklyn sembra qui più interessato alle atmosfere (spesso notturne e dilatate, ma senza diventare mai veramente cupe) che all’immediatezza pastello degli esordi. Come se sotto la giocosità delle voci, che si amalgamano alla perfezione come sempre, avessero trovato di più. Come se dietro l'apparente semplicità dei pattern sintetici, che richiama costanti paragoni sia al pop fluorescente Anni Ottanta sia a band come Stereolab, ci fosse la consapevolezza che la malinconia dipinta con indulgente leggerezza nelle passate canzoni ora può essere una cosa reale, non più un ornamento dell'adolescenza. Move In Spectrums si muove meno agile e meno candido dei suoi predecessori, ma non per questo è meno seducente.

(mp3) Au Revoir Simone - Somebody Who
(mp3) Au Revoir Simone - Crazy (Night Plane remix)