giovedì 28 marzo 2013

Stop taking my time

Club 8 - 'Stop Taking My Time'

Cara Karolina, quando ci incontrammo la prima volta eri seduta di profilo, i capelli biondi raccolti sulla nuca e la pelle abbronzata. Spring came, rain fell, sopra quel prato verdissimo. La casa di legno dipinto di rosso alle tue spalle custodiva fotografie appese di altre estati, dentro una vetrina dischi di bossanova e cantanti francesi che ancora ci piacevano.
Ma la Svezia twee oggi non esiste più nemmeno su Instagram e ora, dopo oltre quindici anni di formidabile carriera, ritorni insieme ai tuoi Club 8 e al tuo Johan Angergård, ti presenti con questa ode notturna alla disco, e anche se non sei Blondie né Kate Bush (ma nemmeno Annie o gli Knife, giusto per restare al Nord), ti voglio ancora bene e non vedo l'ora di ascoltare il nuovo album, Above The City, anche se fosse per intero synth-pop.
I suoni di questa Stop Taking My Time sono caldi e analogici mentre la canzone sembra fare di tutto per trasmettermi freddezza, per cui come sempre quando si tratta di amori scandinavi non so mai come prenderti, se lasciarmi andare o restare distante. Ma il tuo enigma è il sinonimo del tuo fascino, riascolto la canzone da capo ed è proprio come canti tu: "you're stealing my heart away".

(mp3) Club 8 - Stop Taking My Time

mercoledì 27 marzo 2013

“Possible Distances” online!

Le Man Avec Les Lunettes - Possible Distances

Qualche mese fa avevamo parlato di Possible distances, l'emozionante documentario che i nostri Le Man Avec Les Lunettes avevano realizzato insieme al regista Niccolò Corradini durante un tour in Bosnia-Herzegovina e Serbia (trovate il racconto di com'è andata in questa intervista ad Alessandro Paderno su Rolling Stone).
Dopo avere girato un sacco di club e proiezioni in tutta Italia, ora il documentario è finalmente online in versione integrale, e se ancora non lo avete visto, potete farlo qui.

martedì 26 marzo 2013

The ballad of a mixtape

Spotify ad campaign - mixtapes

Non sono (per ora?) un utente molto convinto di Spotify, ma immagino sia solo un mio problema, l'abitudine, l'età, I'm losing my edge, eccetera. Però lo strumento mi incuriosisce, e quando qualche mese fa avevo fatto qualche prova con la piattaforma in realtà non pensavo alla musica, ma cercavo di capire in quali situazioni Spotify si immaginasse di venire utilizzata, come Spotify vedesse i propri utenti, quali possibilità concedeva, cose così.
Devo dire che, probabilmente per un limite mio, non mi è sembrata così coinvolgente come mi aspettavo, soprattutto dopo anni che ne leggevamo lodi assolute. Mi infastidiscono varie piccole cose secondarie che c'entrano poco con la musica, ma sono convinto che si tratta solo di prenderci la mano e prima o poi cambierò idea.
Ieri sera è uscita la notizia della sua prima grossa campagna pubblicitaria: ne trovate una buona sintesi sul New York Times. Il fulcro della comunicazione è proprio sul valore della musica. Ho dato un'occhiata e mi ha colpito questa foto. Semplice, diretta, a suo modo "calda". Mi sono chiesto quale appeal possa avere per quelli nati dopo Google e che dovrebbero essere le persone più interessate a Spotify.
La retorica dei nastroni oggi è più tramandata che realmente vissuta. Si cita Alta Fedeltà su facebook, si postano su Tumblr foto vintage, si ricopia la grafica dei vecchi foglietti Lato A Lato B per un flyer, ma nulla esce mai dal monitor.
"Mixtapes still work" invece allude a qualcosa tipo "puoi ancora conquistarla con il tuo incredibile gusto musicale". Ma chi? Ma dove? Sono io così fuori dal mondo e non capisco che il link a una playlist di Spotify può avere lo stesso fascino, racchiudere la stessa passione e dedizione che si mettevano dentro le vecchie cassette miste?
Questa pubblicità di Spotify è ovviamente indirizzata agli over 35 che da un pezzo non hanno più tempo di fare cassette né cercare musica nuova. "Stai tranquillo, qui funziona tutto come ricordavi: si limona subito, vedrai". Ma a parte che nemmeno all'epoca mi pare funzionasse poi così tanto, perché tirare in mezzo i limitatissimi nastroni per parlare di "musica nella nuvola", accessibilità universale, gratificazione istantanea del desiderio, e simili? Se mai diventerò un cliente Spotify non sarà perché "ci sono ancora i nastroni", tanto poi le playlist le crei soltanto per condividerle e mostrarle a tutti e guadagnarti i like.
Verrebbe quasi da dire che non è questione del solito "ci hanno davvero preso tutto", ma piuttosto di un bel "non hanno proprio capito niente". Se non fosse che anche questo rientra in qualche accuratissimo piano comunicazione e modello di business. Del resto, un segnale chiaro era arrivato dallo stesso Daniel Ek, CEO di Spotify, che l'anno scorso aveva dichiarato: "the more users we have to share their playlists, the faster users build up their collections. There is constantly increasing their willingness to pay for the service. The longer you use Spotify, the more likely you are to start paying for Spotify."


ps: Mi è tornato in mente questo articolo che avevamo citato tutti alla fine dell'anno scorso: "The sale of recorded music has become irrelevant to the dominant business models I have to contend with as a working musician. Indeed, music itself seems to be irrelevant to these businesses-- it is just another form of information" (Damon Krukowski - Galaxie 500)

pps: Sì, il titolo del post è proprio una citazione da matusa che ancora se la mena con i nastroni.

How consumers actually discover music

How Actual Consumers Actually Discover Music

Ciao raffinata webzine, ciao blogghers, ciao sito che fai tutte le notizie con gli elenchi: this is how actual consumers actually discover music.

lunedì 25 marzo 2013

Every boy wants a normal girl

Colleen Green - Sock It To Me

Una ragazza in shorts di jeans stesa sul letto nella sua stanza a Los Angeles suona due accordi sulla chitarra elettrica. Mormora una melodia presa a prestito dai Ramones senza rendersene conto. Rime baciate, quasi da girls group Anni Sessanta, le salgono spontanee alle labbra e scoppia a ridere ancora un po' stonata.
Io Colleen Green me la immagino un po' così, sempre nel sole del pomeriggio West Coast e con le All Star sempre sulla strada. Sa benissimo che a molti sembra solo una versione in scala ridotta e più slacker di Best Coast, ma non credo le importi troppo. In fondo, entrambe hanno di mira una certa essenzialità del rock. Colleen Green intende raggiungerla per sottrazione, e per accompagnare la sua sgarbata chitarra ha scelto soltanto una drum machine (anche questa probabilmente registrata con un telefono vinto nelle patatine). Allo stile di band come Dum Dum Girls ribatte con l'ironia, e anche se il suo album d'esordio Sock It To Me alla lunga può risultare ripetitivo, si percepiscono una spontaneità e una voglia di divertirsi che in qualche modo me la fanno stare simpatica.
Non sarà stato un caso che nell'ultima puntata del podcast sia io che la Marta ci fossimo portati in scaletta una sua canzone. La mia preferita è quella che chiude l'album, Number One, ma poi abbiamo suonato la più programmatica Heavy Shit.

(mp3) Colleen Green - Number One
(mp3) Colleen Green - Heavy Shit

sabato 23 marzo 2013

POP DAYS #1 a Milano!

POP DAYS #1: HOLIDAY CROWD (CAN) + NORTHERN PORTRAIT (DK) @ MILANO, OHIBO - 23/03

The Holiday Crowd + Northern Portrait + Blackie Drago
dj-set Fabio Merighi & Enzo Baruffaldi
h.21.30 @ Ohibo
INFO
Ci si vede a banco, Milano!

venerdì 22 marzo 2013

Il ritorno degli House Of Love

House Of Love

Tra pochi giorni la Cherry Red pubblicherà She Paints the Words in Red, il nuovo album degli House of Love. (non sapevo se aggiungere "storici": un po' lugubre? "Leggendari": esagerato?)
Qualunque opinione abbiate su questi ostinati veterani di scene che ormai fanno parte dei libri di storia, o sulle reunion di gente con i capelli ormai imbiancati, concedete almeno un ascolto a queste chitarre che con gli anni si sono fatte, se possibile, ancora più appassionate (e che in questa nuova anticipazione qui sotto mi ricordano molto i Go-Betweens). Non ve ne pentirete.
E comunque la battuta migliore l'ha indovinata il Guardian: "even on their debut album, now 25 years old, the House of Love were steeped in nostalgia".


House Of Love - A Baby Got Back On Its Feet

mercoledì 20 marzo 2013

Holiday Crowd in tour in Italia!

The Holiday Crowd in tour in Italia!

Parte questa sera da Roma il tour italiano dei canadesi Holiday Crowd, band che l'anno scorso aveva debuttato con l'adorabile album Over The Bluffs su Shelflife.
Quattro date, di cui una domani sera qui in regione al Mattatoio (in apertura i nostri ED) che culmineranno sabato in un mini-festival milanese intitolato Pop Days #1 in compagnia dei danesi Northern Portrait e delle bolognesissime Blackie Drago. E a seguire ci saremo anche Fabio Merighi ed io a mettere due dischi in trasferta, rigorosamente a tema indiepop, C86, un filo di Motown e parecchio CMON!
Ci si vede a banco!

Mercoledì 20 – Roma @ Blackmarket
Giovedì 21 – Carpi (MO) @ Mattatoio Club
Venerdì 22 – Treviso @ Spazio MAAV Vittorio Veneto
Sabato 23 – Milano @ Ohibò + Northern Portrait / Blackie Drago

(mp3) The Holiday Crowd - Never Speak Of It Again 

Nothing real, nothing true

Beach Fossils

Dream, rebel, trust, youth, free, life, clash, truth...

Clash The Truth, il secondo album dei Beach Fossils, è uscito da più di un mese e quindi questo post è storia vecchia per quasi tutti, poco interessante nell'ecosistema dei blog. Eppure volevo aspettare di avere il disco tra le mani prima di provare a scriverne qualcosa. E anche quando finalmente è arrivato, mi sono preso molto tempo. Credo sia uno dei dischi che porterò con me alla fine di questo 2013 e sono convinto valga la pena lasciare crescere le sue canzoni.

Nel libretto del disco, prima dei testi, c'è una specie di premessa in forma di poesia o quasi. All'inizio sembra tutto abbastanza confuso, ci sono proclami, messaggi cifrati e altre frasi come stralci di diario. Il senso forse appare verso la metà, dove Dustin Payseur, mente dei progetto Beach Fossils, scrive: "I am my own biggest conflict / I don't own anything / I don't own these songs / I don't own these words". Potrà sembrare un po' ingenuo o naif: ma non è tagliando via con un "beata gioventù" che si riesce ad ascoltare quello che questo disco prova ad inseguire e (secondo me) raggiunge. Un lungo racconto in bilico tra la tensione della maturità da poco conquistata e la spavalderia di una sfida, deliberatamente incosciente.

La canzone che apre la scaletta e dà il titolo all'album mi sta ancora martellando la testa dopo tutto questo tempo. Le strofe colme di un inventario adolescenziale risuonano ipnotiche. C'è un riff scarno che potrebbe arrivare dai REM più acerbi, c'è una batteria che parte in quarta e poi non fa che spingere sempre di più, e c'è la voce di Payseur, lieve, quasi assente, ma sicura sulla limpida melodia. E quando a un certo punto parte in quarta con tutto il catalogo ("Real - time - gone - through - peace - piss - shine - brute"...), proprio mentre il tono si fa più freddo e distante, l'ansia cresce e cresce ancora, aspetti lo schianto e poi tutto si tronca di botto, proprio quando ogni cosa è tesa al massimo. Per giorni avevo cercato di capire cosa mi ricordasse, e una sera in radio mentre ne parlavamo mi è venuto un nome alle labbra. Mi sembrava un pezzo dei Teenagers, e l'ho detto senza nessun sarcasmo, anzi! E senza nessun disappunto. I Teenagers sono stati una band capace di cantare la propria epoca (epoca durata pochi mesi, qualche fine settimana appena) con uno stile che non poteva essere di nessun'altra.

Buona parte di Clash The Truth (il disco, non la canzone) sembra parlare in qualche modo al momento successivo della giovinezza, allo sconcerto che si prova quando vuoi e puoi fare ancora tutto ma la consapevolezza e la memoria cominciano a essere un invincibile freno (e a occhio e croce oggi cominciano dannatamente presto).
Lo smarrimento e l'ambizione, il desiderio e la noia, tutto quello che si contrappone e ci fa sbattere da una parte all'altra senza meta. "Sometimes I no longer know / What it means to care about" (Sleep Apnea), a cui fa da contrappunto "And I will do it on my own again / And I will say what I will" (Generational Synthetic).
Oppure quel "I've been so lost inside my head", con cui si apre Careless, ma che poi prosegue "so it's careless we need, well it doesn't mean so much when it's just greed". Proprio così, come se alla fine, nonostante tutto, potesse darsi un barlume di principio morale.

Clash The Truth non è un disco "sul diventare grandi", né racconta una gioventù bruciata ed emo. Sembra invece il ritratto mosso di un momento fugace eppure importante. Nelle stesse parole di Payseur in un'intervista di qualche tempo fa al Village Voice queste canzoni gli servono a uno scopo ben preciso: "You want to look back in 40 years or whatever and be like, that's who I was when I was 25. Or who I was when I was 26. And that's exactly how I was feeling at the time. You don't want it to be full of shit". Non è solo questione di sincerità, c'è di mezzo anche la precisione, il saper scegliere un momento netto e non un altro. Per tornare ancora alla title-track, il primo verso si apre proprio con "Life can be so vicious / And we can’t even appreciate its purities". Insomma, si avverte il bisogno di imparare a distinguere, di imparare a fare delle scelte.

Musicalmente, come è stato già scritto ovunque, Clash The Truth rappresenta una nuova fase per i Beach Fossils, ora con un vero batterista, Tommy Gardner, e un nuovo produttore (Ben Greenberg della band The Men). I suoni si evolvono rispetto all'abituale canone lo-fi pieno di riverberi, e le canzoni colpiscono a volte anche con una certa ruvidezza. C'è una maggiore varietà di ritmi, che costringe l'attenzione dell'ascolto. I riff di sono chitarra insistiti, circolari, ipnotici, e quando si alternano momenti più sognanti (quanto mai azzeccata la collaborazione con Kazu Makino dei Blonde Redhead su In Vertigo) non sono mai opachi o sfuggenti. Il paragone con i compagni di etichetta tipo Wild Nothing e DIIV regge fino a un certo punto. I Beach Fossils sembrano qui puntare a un'immediatezza più appuntita e spigolosa. Non a caso sono stati ricordati i trascorsi musicali punk di Payseur. Ben poco shoegaze qui. Tutto dà l'impressione di essere in movimento febbrile. E mi pare che alla fine questa direzione rappresenti un veicolo perfetto per quello che Clash The Truth vuole raccontare.

(mp3) Beach Fossils - Clash The Truth


lunedì 18 marzo 2013

I know we're special

Pale Spectres - Helen Of Troy

Settimane buie senza che ti si accenda mai una lampadina in testa, pomeriggi in cui la pioggia batte cupa fino in fondo al cuore. Il più classico suono indiepop può apparire docile e curare. Oppure può rivelarsi un subdolo colpo di grazia. Tutto dipende da quello di cui hai bisogno. Tutto potrebbe anche svanire in un momento e non significare più nulla ai tuoi stessi occhi.
Come sopra una corda sospesa, le canzoni dei Pale Spectres si muovono con grazia tra nostalgia (avevamo già citato Sarah Records e Field Mice) e più lieve romanticisimo (quella sfumatura dolcissima alla Pains che emerge tra un ritornello e l'altro). L'ala twee dell'indiepop dovrebbe essere per sua natura esile, ma quando trova il giusto equilibrio, come succede alla band francese, questa leggerezza diventa una magnifica qualità.
I Pale Spectres hanno pubblicato un nuovo EP intitolato Helen Of Troy uscito su Litte Treasure. Coglietelo subito prima che quel momento passi.

(mp3) Pale Spectres - I Know We're Special

MAP - Music Alliance Pact #54

Music Alliance Pact

Cominciamo la nuova settimana con l'appuntamento mensile del progetto MAP - Music Alliance Pact: anche questo mese la bellezza di una quarantina di blog di tutto il mondo hanno selezionato per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

A questo giro mi sono piaciute cose che hanno in comun. tutte un tono piuttosto intimo: l'elettronica dubbeggiante ipnotica del colombiano Dorado; il suggestivo folk del sedicenne (!) australiano Jesse Davidson, gran voce ed eleganza; la brasiliana Karina Zeviani, già nei Nouvelle Vague e Thievery Corporation; la cantautrice femminista austriaca Kidcat Lo-Fi; la nuvola di campanelli, glockenspiel e cori dei francesi Mermonte; il pop da spiaggia degli Ocean Lips, pigro e sorridente, dalla Repubblica Dominicana
Poi ci sono anche gli Obedient Wives Club, da Singapore, già passati diverse volte su polaroid, e il supergruppo svedese Nord & Syd, che comprende fra gli altri membri di Vapnet e Laakso, altre vecchie (per non dire antiche) conoscenze di queste pagine.

L'italiano di questo mese è ThreeLakes, ovvero il giovane cantautore Luca Righi. Non sapevo nulla di lui prima dell'estate scorsa, ma dopo qualche demo, dei live che si dicono parecchio emozionanti e il nuovo ep Uncle T in free download ha già attirato parecchie attenzioni. Folk intenso e una gran voce, molto promettente. Garantisce anche Sollo dei Gazebo Penguins alla produzione.

Questa è la playlist del MAP di Marzo, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo. 

(mp3) ThreeLakes - The Accordion Player

giovedì 14 marzo 2013

Heavy Hawaii

Heavy Hawaii

Gli Heavy Hawaii erano un nome incontrato fugacemente sulle pagine del vecchio Altered Zones, almeno un paio d'anni fa, ma la loro rumorosa bassa fedeltà sembrava troppo disordinata e non ricordo molto di loro. Dopo diversi demo, il nuovo singolo pubblicato da Art Fag Records come anticipazione dell'album Goosebumps in uscita a fine mese, vede invece il duo di San Diego dare forma a un garage rock pieno di echi surf e Sixties e, addirittura, tentare realmente di modulare una vera melodia. Da qualche parte sotto i feedback e i riverberi di Airborne Kawasaki ci sono jangling guitars che chiedono soltanto una spiaggia dove suonare e scatenarsi nelle danze.

(mp3) Heavy Hawaii - Airborne Kawasaki

mercoledì 13 marzo 2013

First Love, Last Rites

First Love, Last Rites - 'Young Girl'

Non so dove sono stato tutto questo tempo ma scoprire oggi, soltanto grazie alla ristampa UK su Heist Or Hit del loro ultimo singolo, che gli svedesi First Love, Last Rites sono in giro dal 2010 mi ha fatto cadere le baccia. Eppure hanno tutto quello che serve per diventare dei beniamini di polaroid. Per prima cosa sono svedesi, provengono da Umeå, hanno un nome intrigante che può depistare (preso da un libro di Ian McEwan), e poi hanno pubblicato su Nomethod Records (casa di Mixtapes & Cellmates, De Montevert e altri). E soprattutto hanno quelle chitarre con uno strappo in fondo al cuore, e quelle melodie immerse nella luce cristallina del Nord che racchiudono malinconia e distanza al tempo stesso, e io davvero non riesco a smettere di ascoltare questa Young Girl: "I know i't stupid", come cantano loro, ma quasi credo di conoscerla.

(mp3) First Love, Last Rites - Young Girl

martedì 12 marzo 2013

Brothers In Law: il diario americano

Brothers In Law - USA tour 2013

Io se andassi in tour negli Stati Uniti, tra New York e il SXSW, mi scorderei anche di far sapere a casa che sono ancora vivo, invece i Brothers In Law stanno addirittura tenendo un diario del loro viaggio americano. Lo trovate tutti i giorni su Rolling Stone, insieme alle foto di Margot Pandone.

ps: a proposito, qui un consiglio di Mike Sniper della Captured Tracks ;)

venerdì 8 marzo 2013

Downtown love tragedies

CUT vs JULIE’S HAIRCUT Downtown Love Tragedies (Pts 1 & 2)

Questa sera sul palco del Covo Club di Viale Zagabria 1 a Bologna torneranno due band che della storia di quel palco per me fanno indissolubilmente parte ("capisaldi della scena nazionale", li definisce il comunicato stampa): i CUT e i Julie's Haircut. Le due formazioni si ritroveranno insieme per presentare un 45 giri in split pubblicato da un'etichetta il cui nome strapperà un sorriso diciamo ai "meno giovani" fra chi ancora legge questo blog, la Gamma Pop (la cui storia nella versione dello stesso fondatore Filippo Perfido è raccontata qui).
Il sette pollici racchiude due cover speciali: i CUT alle prese con Emma degli Hot Chocolate (avete presente la loro hit You Sexy Thing? Ecco tutta un'altra roba), e i Julie's con Who Is He And What Is He To You di Bill Whiters. Le canzoni sono state scelte perché "entrambe legate dal filo conduttore di un amore possessivo e dalle sfumature malsane". La resa musicale predilige in entrambi i casi i toni oscuri, un incedere ossessivo e le atmosfere notturne e fumose, forme che come sappiamo sono nelle corde e nel cuore delle due band.
Per le due canzoni sono stati realizzati anche due video speciali, li potete trovare su Rolling Stone. Qui sotto un'anticipazione in streaming. Ci si vede a banco!


CUT vs JULIE’S HAIRCUT Downtown Love Tragedies (Pts 1 & 2)

giovedì 7 marzo 2013

Older today

Golden Grrrls

I suppose it’s hard with so much pop music from the past 50 years or so to make guitar music that sounds totally unique. I long ago got over being at practice and somebody saying "that sounds a bit like..." and seeing that as a negative thing. I’m happy to embrace it.

Come dire: sì, sappiamo bene cosa significava "Retromania", ma ormai anche quella è diventata parte del passato, e la musica è ancora la cosa più forte e importante. E questo mi pare interessante, da fan dell'indiepop, un genere musicale che si è nutrito in maniera costante di nostalgia e "ritorno alle origini", ma poi è vivo e attuale come non mai.
La citazione qui sopra è di Ruari MacLean dei Golden Grrrls, e se ancora non avete ascoltato We've Got..., il nuovo album della band di Glasgow, uno dei migliori dischi di indiepop di questo inizio 2013 (ovviamente uscito su Slumberland, che te lo dico a fare), lo trovate in streaming integrale su PopMatters.

(mp3) Golden Grrrls - Older Today

Echopark

Echopark

Mi piace quando noi italiani ci accorgiamo di certi interessantissimi musicisti nostri connazionali scoprendoli su webzine e blog americani o inglesi. L'altro giorno Under The Radar ha publicato in anteprima Teleportation, canzone che anticipa l'album di debutto di Echopark, ed è stato bello per un attimo "vedersi da fuori", ma stavolta senza copertine dell'Economist.
Antonio Elia Forte è leccese, abita a Londra e tra poco più di un mese pubblicherà un album intitolato Tree per la label di Brooklyn Enclaves (già casa del "nostro" Life & Limb) in collaborazione con We Were Never Being Boring collective.
Un suono che ha richiamato paragoni con Animal Collective e Youth Lagoon, elettronica multiforme a cui piace partire per la tangente psichedelica (immagino già gli infiniti remix possibili) e che soprattutto ha la qualità di illuminarsi di un milione di colori a ogni ascolto. Uno dei nomi italiani più promettenti per questo 2013.

(mp3) Echopark - Teleportation

mercoledì 6 marzo 2013

Abandon everyone

Twin Library

Un interessante nuovo album (anche) in free download è Lowways, ultimo lavoro dei canadesi Twin Library. Non conoscevo la band di Edmonton, ma sul loro bandcamp scopro che hanno già prodotto la bellezza di nove raccolte, nonché un sacco di video, tutti realizzati con il classico montaggio di immagini di vecchie pellicole, come se un'ostinata fuga dal presente proiettasse le canzoni in una dimensione parallela.
Il filo conduttore della musica dei Twin Library sembra essere un incondizionato amore per i Guided By Voices (e che da lì poi risale ai Clean, a certi Wedding Present e ai Velvet Underground), che porta il loro suono a muoversi sia in direzione di un indie rock più abrasivo (The Surgery Never Left), sia verso ballate più acustiche e dilatate (Abandon Everyone). Del resto loro si definiscono "a homemade hybrid of garage folk and creaking pop", ma la qualità delle melodie non viene mai meno.

(mp3) Twin Library - Abandon Everyone

martedì 5 marzo 2013

Just Handshakes

Just Handshakes

In teoria mescolare un pezzo che parte al cento per cento New Order con un'esile vocina twee dovrebbe rappresentare un grosso SBAGLIO, però questa London Bound dei Just Handshakes ha anche un notevole ritornello che a un certo punto fa ingranare la quarta e la canzone decolla. E così, da un ascolto distratto per capire se c'entrassero con quei Just Handshakes We're British di Leeds conosciuti un paio di anni fa (risposta: sì, hanno soltanto accorciato il nome), alla fine sono passato all'ascolto in loop.
La canzone in free download qui sotto anticipa un album in uscita per la label di San Diego Bleeding Gold entro l'anno.


Just Handshakes - London Bound

sabato 2 marzo 2013

Anni Zero Party!

BROTHERS IN LAW + SOVIET SOVIET + SHE SAID DESTROY@ BRONSON - GRATUITO ENTRO LE 24 e poi ANNI 00 PARTY !!!

Sono in partenza per Ravenna, stasera al Bronson ci sarà una di quelle serate che mi dispiacerebbe davvero perdere, anche se non avessi il piacere e l'onore di ritrovarmi dall'altra parte del mixer. Triplo live con tre delle migliori nuove band italiane in circolazione, ovvero Brothers In Law, Soviet Soviet e She Said Destroy (noto di passaggio che due su tre sono state anche ospiti dal vivo a polaroid alla radio, e magari un giorno riusciremo anche a completare il giro con i Soviet). A seguire si infuocherà la pista con il party Anni Zero, ormai una garanzia, dove alla collaudata squadra di resident Lorenzo Nada ToffoloMuzik e Chris ci uniremo anche Fabio Merighi ed io.
Ci si vede a banco!

venerdì 1 marzo 2013

Costa Brava!

Costa Brava

Questa sera al Freakout Club (in via Zago 7c, in pratica sotto il ponte di Via Stalingrado) un piccolo evento per il rock'n'roll bolognese: il debutto live delle Costa Brava, ovvero due terzi delle indimenticate Signorine Taytituc. Nuova formazione e nuove canzoni, ok, ma come saranno? "Facciamo una specie di power pop un po' più ruvido, ecco". Hanno già un posto nel mio cuore, e non vedo l'ora di sentirle in azione.
[qui le info per la serata]

What else could they do?

Postrangers - Antipodes

Non avevo mai sentito questi Popstrangers prima di avere per le mani il loro debutto Antipodes, e invece ho scoperto che nella loro Nuova Zelanda sono in giro dal 2009. Mea culpa. Anche perché il disco si presenta come un solidissimo compendio di indie rock rumoroso e torbido, figlio di suoni alla Hüsker Dü, Pixies e Sonic Youth, per citare alcuni riferimenti molto generici ma che cominciano a inquadrare il campo. Oppure, se volete un nome più contemporaneo, potremmo indicare Cloud Nothings. Ci sono riff pesanti e chitarre impetuose. A volte però fanno da contraltare una voce e delle melodie psicotiche, quasi dalle parti dei primi Radiohead. E lì io mi fermo (anche se vedo che in giro fioccano consensi). Invece è il lato più pop dei Popstrangers quello che mi coinvolge di più (anche se loro lo definiscono "non intenzionale"), come nei singoli What Else Could They Do? o Heaven, dal ritornello irresistibile.

(mp3) Popstrangers - Heaven