lunedì 31 ottobre 2011

Down down gently


Non so molto degli Younger Lovers, ma leggo che Brontez Purnell, titolare del progetto, fa parte del giro Gravy Train e Hunx and His Punx. Tanto mi basta per farmeli stare simpatici, e in fondo il suono degli Younger Lovers non è poi così lontano: uno sbarazzino garage rock a bassa fedeltà e ad alto tasso di sciabolamento. Hanno all'attivo già un paio di album e questa è la prima divertentissima anticipazione del prossimo 7'', in uscita per Southpaw Records, etichetta che pubblicherà anche il nuovo album a inizio 2012:

(mp3): The Younger Lovers - Down Down Gently

Halloween


"Halloween" by Ethan Buller - via This Isn't Happyness

"Everyone stops selling records"

"Well, I'll tell you precisely what it feels like," says one major label A&R man. "It feels shit. But the second album by every single band I've ever signed has flopped miserably, and no one really understands why. When you sign a band, everyone at the label is very excited, but as soon as it starts going wrong every bastard runs to the hills and the A&R man is the only one left."
[da "When bands fall off cliffs" di Rob Fitzpatrick, sul Guardian]

domenica 30 ottobre 2011

Brothers in law


Della data dei Girls Names di questa sera al Mattatoio Club di Carpi (MO) abbiamo già detto in abbondanza tra blog e radio. Ma volevo anche segnalare che in apertura suoneranno Brothers in Law, band pesarese in cui milita anche Nicola dei Be Forest. Suoni affini ma ancora più taglienti: sugli echi più freddi e abrasivi dei Jesus and Mary Chain distendono cupe melodie, alla Slumberland o Captured Tracks, per dare un'idea, facendo grondare sopra ogni nota oscuri riverberi e chitarre. I Brothers In Law, ora in formazione trio con Andrea alla batteria (già visto in azione nei Last Europa Kiss), hanno pubblicato la scorsa primavera un ep omonimo per Tannen Records e confermano la stupefacente vitalità di una scena, quella della nostra "East Coast", davvero in stato di grazia.

(mp3): Brothers in Law - Crystal Birds

sabato 29 ottobre 2011

Bass Drum Of Death in Italia


Ho scoperto solo questa mattina che i Bass Drum Of Death, oltre ad avere un tumblr molto divertente, a novembre saranno in tour in Italia per tre date:
- venerdì 18 @ Corallo - Scandiano (RE)
- sabato 19 @ Teatro Lo Spazio - Roma
- domenica 20 @ La Limonaia - Fucecchio (FI)
Questo è il demo, molto Wavves e molto sporco, di I Dunno, prima canzone che segue l'album GB City, pubblicato dal duo del Mississippi su Fat Possum la scorsa primavera.

(mp3): Bass Drum Of Death - I Dunno (demo)

giovedì 27 ottobre 2011

Verso la post-nostalgia: MAPS intervista Simon Reynolds

Retromania, l’ultimo libro di Simon Reynolds (pubblicato in Italia da ISBN), è di sicuro uno dei saggi musicali più importanti dell'anno, e probabilmente uno dei testi che più tornerà utile in futuro a capire questa epoca.
(Personalmente mi ha lasciato un po' insoddisfatto in alcuni punti, ma l'acutezza delle riflessioni dell'autore britannico è fuori discussione.)
Qualche giorno fa MAPS ha intervistato Reynolds e ora, dopo aver ascoltato le risposte dalla sua viva voce, grazie agli infaticabili Jonathan Clancy e Francesco Locane potete anche leggerne qui la trascrizione.

Che cosa ti ha spinto a intraprendere la stesura di Retromania?
Non so, nell'ultimo decennio ho iniziato a pensare che ci fosse qualcosa di strano nella cultura pop: c'era tanta nostalgia, revival, rimettere le mani sul passato, molta musica eccellente che mi interessava e mi piaceva, ma che rielaborava in continuazione il passato. Non c'era solo quindi cattiva musica, ma anche musica che aveva una relazione intensa con la memoria e con la storia. Sembrava veramente una condizione caratteristica della nostra epoca e non soltanto una cosa che accadeva in precedenza, cioè essere derivativi come, per esempio, gli Electric Light Orchestra che prendevano molto dai Beatles. Ho sentito questa condizione generale nella musica di oggi, dove veramente la musica in qualche modo è quasi stregata dal passato, dalla memoria e dalla nostalgia.

La nostalgia è quindi una delle differenze che senti tra l'appropriarsi del retrò che c'è sempre stato nella cultura rock e tra quello che accade oggi?
No, o meglio: quello che era marginale una volta non lo è più: un gruppo come gli Electric Light Orchestra erano popolarissimi ma non erano rispettati, né considerati una band importante. Adesso invece anche band molto cool e valide costruiscono il loro sound prendendo dal passato e costruendo su di esso una serie di riferimenti. Alcuni dei miei artisti preferiti di oggi, come Ariel Pink, si basano completamente sulla memoria e sul prendere spunto dal passato. C'è un elemento di nostalgia, ma si tratta anche di riportare a galla un sentimento e un modo di sentire la musica che è andato perso. Sono davvero tante e complesse le emozioni in gioco.

Pensi che il fatto di non essere sicuri di sé stessi, né consci delle proprie capacità sia qualcosa che influenza gli artisti di oggi in questa scelta di tornare al passato?
Penso sia l'opposto! Gli artisti oggi sono estremamente consci e sicuri di sé stessi, sanno esattamente da dove provengono i loro riferimenti, le loro ispirazioni. Sono fieri delle loro influenze e non se ne vergognano: le presentano tranquillamente. Se intervisti una band i musicisti ti dicono subito le loro influenze e a chi si rifanno, il tutto in maniera molto naturale. Mi ricordo un tempo quando non era così: le band non volevano ammettere le influenze, dicevano “proviene tutto da noi, non prendiamo da nessuno”. Non si parlava di come la loro musica era basata su musica di altri. Ora i riferimenti fanno parte della musica, la musica più underground, più cool, etichette come la Not Not Fun Records, è come se facessero dei giochi con la storia del pop. La "retromania" per esempio è pienamente applicata anche alla musica elettronica degli anni '90, un misto di house e disco. Il problema insomma per me è che si è troppo consci di se stessi.

Cosa ne pensi dei mezzi che abbiamo oggi? In un clic possiamo recuperare tutta la discografia, i video, i testi di una band...
È sicuramente una parte importante: anche prima la musica c'era ma era difficilissimo trovarla. Diciamo che prima dell'avvento di internet a banda larga, quindi alla fine degli anni '90, ci voleva tempo e fatica. Adesso in un istante puoi ascoltare un pezzo su YouTube, e poi puoi trovare i suoni della batteria utilizzati in quel pezzo, quindi accostarlo ad altro e insomma ascoltare duemila cose diverse. Praticamente tutto è online ed è gratuito, si accelera il modo di fruire: anche io stesso ho questa esperienza, si è sempre in movimento. Non vivi le cose in maniera completa: ascolti una canzone a metà e poi vai avanti. Internet si tiene sempre in movimento, ma è difficile avere una reale connessione emotiva: il piacere deriva quasi dal muoversi costantemente, c'è un archivio online così grande che puoi muoverti per sempre, le ore passano e io stesso non mi ricordo il percorso che ho fatto. A volte ho incontrato cose dell'oggi, a volte del passato, tutto è in qualche modo post-geografico, post-storico.

Prevedi una fine in tutto questo o si continuerà fino all'infinito con le band A B C che diventano i padrini delle band X Y Z?
Non lo so, ma penso che ad un certo punto la gente potrebbe stufarsi di vedere le stesse cose ripetute. Ora nella musica pop, grazie ad Adele, Duffy e Amy Whinehouse c'è un grande ritorno del soul anni '60 ma anche negli anni '80 era già successo con i Jam che riprendevano la Motown, e pure Phil Collins fece una cover molto fedele delle Supremes. Band come gli Wham e i Culture Club imitavano il suono del soul anni '60. Quindi è assurdo, ma oggi sta accadendo lo stesso e non riesco a capire come possa entusiasmare qualcuno. Mi piacerebbe pensare che ad un certo punto la gente smetterà. Però c'è così tanta musica da citare! Ci sono cinque o sei decenni, anche a guardare solo la storia del rock n roll. C'è così tanta musica che si può usare, cambiando qualcosa, forse all'infinito: forse la "retromania" è infinita. Mi piacerebbe pensare che magari un giorno arriverà una macchina che ci farà fare qualcosa di nuovo.

Per quanto riguarda la musica, secondo te qual è l'ultimo genere veramente innovativo?
Probabilmente la cosa che mi ha eccitato di più è il Grime, artisti come Dizze Rascal, il produttore Terra Danger... Sembrava una espressione nuova, era rap ma molto britannico, con contenuti nuovi. Sento produttori che fanno cose nuove come Actress, Villalobos in Germania, altri che fanno cose retrò ma che sembrano nuovi come Oneohtrix Point Never che lavora su synth anni '80, però sono tutte cose molto lontane dal mainstream e sono molto individuali: parliamo di figure lontane dai generi, sono persone singole e non movimenti come rap, rave, post-punk ecc. Se guardi al mainstream la cosa incredibile è che manca veramente gente interessata all'innovazione. Non mi viene in mente nessuno di famoso, di successo come lo erano i Police, Peter Gabriel, Bowie, Kate Bush per non parlare dei Beatles, che mettano qualcosa di innovativo nella loro musica. Forse l'unico esempio sono i Radiohead ma il loro ultimo disco innovativo è stato Kid A. Insomma nel mainstream ci sono pochissimi esempi di pura innovazione. Nella musica indie secondo me ci sono cose innovative come gli Animal Collective e Panda Bear che sì prendono dai Beach Boys ma hanno veramente un vibe tutto loro, nuovo, fresco. Però non hanno avuto minimamente l'impatto di band come, per esempio, l'hanno avuto all'epoca i Talking Heads o oggi i Radiohead. Forse sì, il Grime è l'ultimo genere che mi ha sconvolto.

Retromania è stato molto lodato ma anche criticato, perché secondo te?
Perché è un libro che vuole provocare e lanciare una sfida: è stato scritto per iniziare una discussione, non per finirla, per cominciarla. L'ho scritto per vedere se c'erano persone d'accordo con me, e quindi parte del processo è vedere che ci sono persone non d'accordo. Queste persone affermano che al momento c'è innovazione, ma ti dirò: non riescono mai ad avere argomenti per sostenere la loro tesi. Altri dicono “vabbè non c'è innovazione ma chi se ne importa”. Ci sono anche discussioni interessanti, persone che hanno criticato il libro che mi hanno dato altre idee che vorrei aver messo nel libro e di cui parlerò a breve. Una delle cose più interessanti che è uscita è che la gente è convinta che nella cultura pop ci sia sempre stato questo sentimento di "retromania", non solo ora, tutto è stato sempre derivativo da qualcosa e retrò. Una delle cose più divertenti è vedere la gente che dice che i Beatles erano retrò e derivativi. Si tratta di un sacco di persone, mica una o due, che hanno avanzato questa ipotesi che per me è ridicola, storicamente proprio sbagliata. In qualche modo è come riscrivere il passato con gli occhi del passato. È l'opposto della fantascienza, dove immagini il futuro come una mutazione del presente. Qua è al contrario, immagini il passato come il presente... dici “beh I Beatles non erano importanti, hanno solo copiato da Chuck Berry”... Comunque questa tesi è abbastanza significativa per comprendere dove siamo in questo momento.

mercoledì 26 ottobre 2011

"A quei ragazzi non importava niente"



Quasi un prequel di Losing My Edge sessant'anni prima.
Grazie a Marco per aver trovato questa perla.
E come lui giustamente commenta, "ora il nostro problema è che il rock, invece, muore di vecchiaia".

martedì 25 ottobre 2011

"Call it blazing" listening party



Proprio nel giorno in cui Call It Blazing va in streaming integrale su Spinner (e, di passaggio, anche nell'anniversario della scomparsa di John Peel), gli A Classic Education ci invitano ad ascoltare il loro attesissimo album di debutto.
Una cosa tutti assieme, non con le cuffie davanti al computer.
L'appuntamento per brindare è all'Elastico (Vicolo Facchini 2/a) intorno alle otto: ci si vede a banco!

Horrible podcast



Quasi dimenticavo ma
grazie ad Anna di Sunday Girl per questa fantastica gif, a Nicola aka Horrible Present per il live acustico allo Zerinol, a Fede per il supporto logistico e a La Donna di Prestigio per la magnificenza:
il podcast è online.

L'indie rock del caro estinto


Ora che l'autunno diventa quello delle pioggie che annunciano novembre e la mattina quando esco di casa è ancora buio, l'estetica cimiteriale di molte band delle ultime stagioni (ne sono campionesse indiscusse le Dum Dum Girls, ma io risalirei anche ai Manhattan Love Suicide) mi arriva addosso fradicia di nebbia, rimpianti e riverberi, e mi trova più indifeso.
Tra i miei preferiti di questa leva, da lungo tempo ci sono i Veronica Falls. I vari progetti scozzesi da cui discendono (Sexy Kids, Royal We...) erano già parecchio interessanti, ma l'influenza della nuova base a Londra deve essere stata in qualche modo decisiva. Visti dal vivo qui a Bologna un annetto fa, confermavano tutte le aspettative alimentate dai primi singoli (su Captured Tracks, No Pain In Pop e Slumberland, niente meno), e quando proprio via Slumberland e Bella Union finalmente è arrivato l'omonimo album di debutto la sensazione è stata più quella di una conferma che di una scoperta.
Con titoli come Found Love In A Graveyard e Bad Feeling, e ritornelli come "misery / my old friend", i Veronica Falls fanno subito capire quali sono le regole del loro gioco. Ma ciò in cui davvero riescono meglio è stemperare quei colori cupi, quei rimbombi di semitoni eternamente declinanti ereditati da Shop Assistants, Beat Happening e Talulah Gosh, con melodie che si fanno all'improvviso più luminose. Del resto il quartetto ha sempre dichiarato anche il proprio amore per certi Sixties alla Mamas and The Papas, e il gioco tra le due voci di Roxanne Clifford e Patrick Doyle soffia via la mestizia, arrivando a volte a sfiorare leggerezze twee (Wedding Day), oppure a lasciare spazio a propulsioni più rock (Beachy Head). Fino ad arrivare all'apoteosi della traccia di chiusura, il crescendo poderoso di Come On Over, mio personale inno di stagione: "hey, it's getting colder / come on over / until the summer / until we're older / and forever / come on over".

(mp3): Veronica Falls - Come On Over

domenica 23 ottobre 2011

Kaleidoscope personality


È domenica mattina, il momento ideale per recuperare via Vitaminic il podcast di Kaleidoscope, il programma curato da Aurelio Pasini in onda ogni settimana su Città del Capo Radio Metropolitana.
In questa puntata anche un bel tributo a Dan Treacy dei Television Personalities (*).

giovedì 20 ottobre 2011

Tarot classics


Tarot Classics, il nuovo ep dei Surfer Blood è da oggi in streaming su Spin. Nonostante il riferimento principale della band californiana sia ancora un bell'indie rock alla Weezer, mi sembra che i ragazzi abbiano messo da parte certi toni un po' grandiosi e scintillanti, in favore di un suono "di sostanza", meno metallico e un po' più propenso a giocare con i chiaroscuri, anche nei momenti più divertenti e apertamente pop, come questa Miranda.

(mp3): Surfer Blood - Miranda

Black saturday


Proprio alla vigilia del loro imminente tour italiano i Girls Names pubblicano un nuovo singolo, intitolato Black Saturday, che per quanto resti invischiato dentro la nota foschia C86 e post Jesus and Mary Chain, mi sembra più scanzonato e dai colori più accesi di come li ricordavo.
Tra non molti giorni la band irlandese sarà nel nostro Paese per un tour quattro date, a presentare il debutto Dead To Me, uscito la scorsa primavera:

Giovedì 27 Ottobre - Blah Blah, Torino
Venerdì 28 - Lio Bar, Brescia
Sabato 29 - Circolo degli Artisti, Roma
Domenica 30 - Mattatoio Club, Carpi (MO)

(mp3): Girls Names - Black Saturday

martedì 18 ottobre 2011

Those days, those places


Questa settimana "polaroid alla radio" va in onda in via eccezionale di martedì sera. Ringrazio il padrone di casa Alarico Mantovani, che ritroverete domani nella solita fascia del Thermos, a partire dalle 21 su Città del Capo Radio Metropolitana.
Questa sera negli studi di Via Berretta Rossa avrò un po' di ospiti: Nicola Donà di Horrible Present, per un piccolo live acustico, Anna Schito di Sunday Girl, il rotocalco femminile di Città del Capo che proprio domenica comincia una nuova stagione, l'immancabile collegamento con La Donna di Prestigio e forse anche il buon Fede LaBelleEpop.
Stay tuned!

(mp3): Horrible Present - Those Days, Those Places

Vadoinmessico


Il primo nome che mi segno sulla lista di quelli da tenere d'occhio per il 2012 sono questi Vadoinmessico. Sì, Vadoinmessico, proprio come... fidatevi, non c'entra nulla con quello che pensate e sono cento volte meglio. I Vadoinmessico fanno base a Londra ma di britannico hanno solo il batterista Joe White, e sono stati fondati, guarda un po', da un italiano all'estero (cervelli in fuga!), Giorgio Poti insieme al messicano Salvador Garza e all'austriaco Stefan Miksch. Non è affatto una barzelletta, perché quando arriva un altro nostro connazionale a completare la formazione, Alessandro Marrosu, la band mette a punto un folk-pop psichedelico e dolcissimo, il cui suono caldo e nostalgico sembra tenere assieme le melodie e le percussioni dei Vampire Weekend con le divagazioni ipnotiche degli Animal Collective più tranquilli (altre referenze obbligatorie da citare: Grizzly Bear e Caribou). Hanno già pubblicato alcuni singoli tra digitale e autoproduzioni, tutti con una grafica abbastanza spettacolare, e all'inizio dell'anno prossimo dovrebbe vedere la luce su PIAS un album registrato insieme a Craig Silvey (già al lavoro con Arcade Fire, REM, Portishead e Anna Calvi).
Teeo è la nuova canzone dei Vadonimessico, è in free download e qui ne potete leggere una dettagliata recensione.

(mp3): Vadoinmessico - Teeo

Fuckulele!



lunedì 17 ottobre 2011

Help Stamp Out Loneliness: annullato tour italiano


"Really sorry but we don't think we'll be able to cover these dates now as our bassist dropped out". Immagino che interesserà a pochi, ma a me dispiace un bel po': è saltato il primo tour italiano degli Help Stamp Out Loneliness che sarebbero venuti a presentare il loro debutto omonimo, da poco uscito su WIAIWYA.
Per quanto riguarda la nostra regione, la data del Mattatoio Club di Carpi (MO) verrà sostituita dai Le Man Avec Les Lunettes, che comunque presenteranno un bel po' dei pezzi nuovi, già in cantiere per il prossimo album.


Polaroids From the Web

Segnalazioni snack per la pausa merenda

- Un tè con i Be Forest

- Yuck Didn't name their first record Sexy Music

- Jarvis Cocker rappresentante d'istituto

- Pop optimism and the guerrilla self

- Can an indie label with great taste save the music industry? (recupero solo ora questo bell'articolo di un paio di settimane fa sulla storia della Merge Records)

- Caperin': A Memorial For Nobody I (Really) Know (se superate l'introduzione un po' stranianante, un'altra clamorosa intervista con i nostri amati Comet Gain)

domenica 16 ottobre 2011

Hey girl


Ok, non ho ancora visto Drive, mea culpa.
Però non mi perdo un aggiornamento di Feminist Ryan Gosling, tumblr definitivo del mese.

The fog rose high



Nuovo video per i Craft Spells, che a fine mese saranno in tour in Italia a presentare il loro bel debutto Idle Labor. Queste le date:

giovedì 27 // Firenze @ La Limonaia
venerdì 28 // Bologna @ Covo Club
sabato 29 // Roma @ Circolo degli Artisti
domenica 30 // Venezia @ Pop Corn Club

(mp3): Craft Spells - The Fog Rose High

sabato 15 ottobre 2011

MAP - Music Alliance Pact #37

 MAP - Music Alliance Pact
Eccoci all'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: una trentina di blog di tutto il mondo selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Tra le cose che mi hanno incuriosito in questa come sempre eterogenea playlist: l'8bit giocoso e atmosferico dell'australiano Option Command , il folk delle tedesche BOY che mi ricorda un po' le Au Revoir Simone, il pop sognante dei giapponesi Canopies And Drapes (Madonna primi 80 + chillwave), il auono trascinante dei norvegesi Autonomia, gli scanzonati Etc da Singapore.
Gli italiani di questo mese sono gli A Classic Education, perché sto letteralmente consumando il loro imminente debutto Call It Blazing. Credo che i curatori del MAP mi abbiano tagliato il piccolo testo di presentazione, ma poco importa, nelle prossime settimane tra blog e radio non risparmieremo certo le parole su questo disco.

Questa è la playlist di Ottobre, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3): A Classic Education - Forever Boy

"Any Brooklyn restaurant recommendations?"

L'indie rock ormai non è più soltanto un genere musicale né una moda, ma una specie di Baedeker della vita con un corposo capitolo dedicata alla gastronomia. Negli ultimi giorni mi sono capitati sott'occhio:

- la guida di Londra dei Veronica Falls, con tutti i loro posticini preferiti per spuntini e compere;

- una lunga intervista ai Real Estate pubblicata da Food Republic incentrata su argomenti tipo la "cheese steak" perfetta, il cibo da tour e il migliori ristoranti italiani del New Jersey;

- una serata con Cloud Nothings che non è un semplice concerto ma una cena vegetariana.

- e bisognerebbe segnalare anche Adam "AD-Rock" Horowitz dei Beastie Boys ospite di Top Chef ma il video non è visibile fuori dagli Stati Uniti, e quindi non saprei.

Altri suggerimenti?

Miami Horror


Stasera al Covo arrivano in concerto i Miami Horror, e visto che non so molto della band australiana, mentre mercoledì scorso in radio Marco di Pensées Anonymes era carichissimo per questa data, ho pensato di lasciare scrivere a lui una intro più adatta:

Miami Horror: e scatta il paragone. Similitudini e co. non sono così facili in questo caso, eppure la voglia di rendere semplice qualcosa che non lo è affatto ha spinto ovunque giornalisti e recensori a trovare un filo logico che connetta questa band a una parte di mondo già esistente. La cosa riesce però difficile, forzata, perché l'album Illumination è una somma di sensazioni sognanti e vivaci che ricordano, alternandosi, le spiagge e i tetti dell'Australia, la cool e fighetta Melbourne (città di provenienza del gruppo, perdonate l'erroraccio della Polaroid di mercoledì) ma anche Sydney, metropoli rilassata dove scorrazzano pappagalli multicolore e tenebrosi possum. Un convivere di balli funk e di rilassatezza onirica da piumone Ikea, che durante il loro live verrà riposto in soffitta per prendere giù le magliette colorate e farci credere che sulla nostra pelle ci sia ancora posto per un giorno d'estate.

(mp3): Miami Horror - Sometimes

venerdì 14 ottobre 2011

"A song for Dan Treacy"

Don't throw your dreams away,
tomorrow they may come true
And if you need someone I'll be here if you should fall
I'll be here with open arms to catch you
Just carry on dreaming your magnificent dreams
Just carry on dreaming your magnificent dreams...


Un piccolo post per mandare un abbraccione a Daniel Treacy, i cui "sogni magnifici" forse non si sono del tutto realizzati, ma al quale i sogni di molti altri devono qualcosa. Coraggio!

(mp3): Television Personalities - Magnificent Dreams

mercoledì 12 ottobre 2011

Wonder years


Da un paio di giorni in streaming su NPR potete trovare Days, il nuovo album dei Real Estate. Il consiglio è quello di passarci dentro un po' di tempo, con calma, perché il lavoro merita tutta la vostra attenzione. In questa seconda prova, la band del New Jersey riesce ancora meglio a definire un suono proprio sfuocandone i contorni, togliendo consistenza alla nostalgia, immergendosi pigramente in una piscina di riverberi senza nemmeno sfiorare le correnti del lo-fi. Gli intrecci morbidi di chitarre e melodie ricordano l'indolenza di certi pomeriggi estivi, altre volte il silenzio stupito di un'alba. E nonostante sia chiara l'eredità da cui i Real Estate stanno qui attingendo (dai Velvet Underground agli Yo La Tengo, passando per una sognante California), tutto rimane fluido, un tocco leggero di brezza lega assieme queste dieci canzoni. Tra la repentina salita nel coro del singolo It's Real, la foschia che avvolge Green Aisles, e l'attacco sinuoso di Out Of Tune. Se anche un quieto strumentale come Kinder Blumen riesce a essere uno dei momenti migliori della scaletta, l'idea di musica che i Real Estate riescono a condensare in Days è davvero formidabile. La mia canzone preferita è la byrdsiana Wonder Years, dove alla voce passa il bassista Alex Bleeker, un pezzo che racconta di come a volte, suo malgrado, il cuore abbia voglia di tornare a un tempo lontano: "Wonder years pass me by / Far away, but still on my mind / I think of you from time to time".

(mp3): Real Estate - Wonder Years

martedì 11 ottobre 2011

"Felt looked beautiful too"

Lawrence and Gary Ainge

A pochi mesi dall'uscita di Felt: Ballad of the Fan, ecco arrivare una nuova pubblicazione dedicata alla seminale formazione britannica. Felt - The Book, già in pre-order, si concentra soprattutto sulle fotografie che documentano i dieci anni di attività della band, commentate dallo stesso Lawrence. Il volume esce in 1000 copie numerate e autografate, con un'introduzione di Bob Stanley dei Saint Etienne. La cattiva notizia è che pare vada in stampa tra un paio di mesi, ma visto che poi sono distratto metto subito avanti un Paypal.

(mp3): Felt - Ballad Of The Band

lunedì 10 ottobre 2011

Pretty in decadence


Li avevamo scoperti un annetto fa con il singolo Golden Sea e arrivati finalmente al banco di prova dell'album i finlandesi French Films mantengono le promesse. Certo, stiamo parlando di un pop corretto new wave dai toni agrodolci, niente di troppo nuovo, ma le dieci canzoni di Imaginary Future filano via piacevoli, con qualche momento più epico a trascinare, e con diversi episodi buoni per il dancefloor (Convict su tutti). Per intenderci, in un dj-set nel vostro indie club preferito potete infilarli tranquillamente tra i Drums, i Joy Division e i Wombats senza timore di svuotare la sala.

(mp3): French Films - This Dead Town

"This is a really good case"


(via Bored To Death on HBO)

Leggimi il labiale

Questa è Lana Del Rey, non La Donna di Prestigio

"Su Vitaminic c'è il nuovo podcast di polaroid alla radio!"

(NB: questa è Lana Del Rey, non La Donna di Prestigio)

mercoledì 5 ottobre 2011

King Krule: "I'm always to blame"

Non so se avete anche voi questa impressione, ma negli ultimi giorni il nome di King Krule è davvero ovunque. Il prossimo 19 ottobre esce il suo primo omonimo EP per True Panther, già label che si è conquistata notevole visibilità con i Girls, e ora non vorrei sprecare la parola pù imprudente che in ambito indie si possa usare oggi, ma sento un notevole hype.
All'inizio della primavera scorsa lo passavamo in radio quando ancora minorenne si faceva chiamare Zoo Kid, e lo presentavamo come il curioso incrocio tra una sensibilità urbana e british alla Mike Skinner e sfumature più decadenti post Pete Doherty. Nel frattempo il giovanissimo Archy Marshall ha continuato a maturare, ha asciugato ancora di più il suo scarno soul di strada e con il cambio di moniker si vedono in giro riferimenti a Billy Bragg, il dub e Tom Waits.
Non so se arriviamo già a tanto, ma la prima anticipazione dell'EP che circola, questa The Noose of Jah City ha un fascino inquietante, notturna e intima, da un lato, ma anche aspra, quasi scontrosa, dall'altro. Ancora non so cosa mi racconterà King Krule di questi suoi anni acerbi e già saturi, ma di sicuro ha saputo come incuriosirmi.

(mp3): King Krule - The Noose of Jah City

Un podcast alla radio

Non l'avevo ancora segnalato ma è meglio ricordarlo: il podcast di "polaroid alla radio", in onda il mercoledì sera su Città del Capo Radio Metropolitana all'interno di Thermos, lo potete trovare ospitato ogni settimana su Vitaminic (prometto di essere più puntuale possibile!), mentre le scalette e gli mp3 di tutti i Thermos li recuperate nell'apposito blog.
Stay tuned!

martedì 4 ottobre 2011

Polaroids From the Web

"The opposite of rock'n'roll" edition

- «My songs are naive and a bit too all over the place in genre but that's always been the Comet Gain thing»: la webzine 405 intervista David Feck ricordando i leggendari esordi di Casino Classics.

- «The 20th anniversary of grunge is an uncomfortable reminder that music hasn’t given us anything “new” on such a grand scale since then. This generation still awaits its musical revolution»: vagamente apocalittico Dave Whitaker su PopMatters.

- Per tutti quelli che pensano la Svezia sia solo Jens Lekman ed Emmaboda, ecco una bella lettura: The history of Swedish club music, davvero approfondita.

- La sottile perfidia di Jon Caramanica che riunisce in una sola recensione sul New York Times Dum Dum Girls, Veronica Falls e... Bangles ("who did it all 30 years ago").

- Tutte le facce che avrà Facebook Music: "resistance is futile".

«Everybody wants to be a rock'n'roll star. What's happened to me is the opposite of that. It’s real life and it’s a struggle. This is what happens in real life. It’s nothing unusual»: Edwyn Collins intervistato da SUP Magazine, lettura consigliata.

- Per la serie, proprio come i giornali italiani: la sezione cultura del Guardian lancia una partnership con ViceTV.

- Avevo parlato dei Fanzine qui, mentre lanciavano il loro primo ep autoprodotto. Fa piacere ritrovarli ora con un singolo in uscita su Fat Possum, la quasi bubblegum Roman Holiday:

lunedì 3 ottobre 2011

Cast of half forgotten names


Ci vorrebbe qui Salvatore di Indiepop.it (a proposito, dov'è finito il sito? Rivogliamo l'archivio!) per spiegare chi sono stati gli australiani Cat's Miaow per la scena indiepop degli Anni Novanta, anche in UK e USA.
Per entrare in argomento trovate un'intervista a Bart Cummings fatta da Roque della Cloudberry Records, oppure una più recente e molto bella su Mess and Noise ("the idea wasn’t to release a CD. I was just planning to put them up on Last.fm as free downloads because I thought there’s only going to be like 20 people who are interested").
Sì perché da un po' di tempo Cummings, tra i principali fautori di quella seminale band, è tornato a fare musica con il progetto Bart and Friends. L'anno scorso ha pubblicato l'ep Make You Blush e ora è arrivato l'album Stories With The Endings Changed. A dire il vero la lunghezza del disco cambia di poco, nove canzoni in una ventina di minti, ma queste sono melodie che fanno dell'immediatezza la loro carta vincente. Un suono conciso e limpido, che si dichiara debitore di Go-Betweens e Felt ma che si può riallacciare anche ai Byrds. Canzoni che ti mettono un braccio intorno alle spalle, mentre parlano delle nostre piccole storie di cuore.
Insieme a Cummings un bel po' di "friends", tra cui Mark Monnone e Louis Richter dei Lucksmiths e Jeremy Cole degli Zebras. Un disco che definire classico potrebbe sembrare poco umile, ma che raggiunge l'obiettivo con una semplicità non comune.

(mp3): Bart and Friends - When I've Got No Choice